Come potete immaginare, in trenta minuti è impresa ardua spiegare in modo adeguato la ampia e complessa tematica contenuta nel titolo. Quando con padre Aldo abbiamo progettato questo 23° incontro per gli Amici di Terra Santa, si voleva dare continuità al tema del 21° Congresso, quando abbiamo affrontato la storia dell’incontro tra San Francesco e il Sultano d’Egitto.
Alla fine del 2010 la Provincia toscana dei Frati Minori aveva organizzato un Convegno di Studi proprio su questo tema così affascinante e così poco documentato. Di recente ho acquisito gli Atti di quel Convegno con i contributi dei più accreditati studiosi dell’argomento, compreso fra Pacifico Sella che oggi è venuto tra di noi a Treviso per portarci il suo contributo di conoscenza.
Francesco di Assisi, come vedete, ancora dopo 800 anni continua a scompigliare le acque della Cristianità. La sua spiritualità e i suoi insegnamenti fanno ancora da guida per tutte le persone innamorate di Gesù e pronte a seguirlo nel cammino della testimonianza, sia nelle missioni verso i non cristiani, sia a casa nostra dove il Cristianesimo sta per venire progressivamente cancellato dalla legislazione europea e dalla cultura dominante.
Quando ho iniziato a sviluppare questi argomenti era il 24 maggio scorso, giorno che la Chiesa Cattolica dedica alla Madonna Ausiliatrice. Festa che nelle nostre chiese mi risulta poco ricordata, almeno nella sua genesi storica.
Solo i Salesiani fanno memoria solenne di questa festa, in quanto San Giovanni Bosco, loro fondatore, era particolarmente devoto alla Vergine Madre di Dio con questo attributo di AUXILIUM CHRISTIANORUM.
VAI A LEGGERE LA STORIA DELLA FESTA DELLA MADONNA AUSILIATRICE! in altra parte del sito.
In questo modo ci siamo avvicinati al tema del nostro Congresso, sul ruolo degli Ordini Francescani nella difesa dell’Europa Cristiana.
Vedete, oggi parlare di questi eventi storici nei nostri ambienti cattolici è rischioso. Prevale una cultura della recriminazione della storia della Chiesa, ci sono fior di intellettuali sedicenti cattolici, teologi, sacerdoti e vescovi che rinnegano le loro radici per essere al passo dei tempi. E sono sempre tempi dettati dalle centrali anticattoliche che possiedono i mezzi di formazione e di informazione.
Esiste, dentro alle strutture della Chiesa Cattolica, una vasta e variegata area culturale con un fortissimo complesso di colpa e di inferiorità nei confronti della cosiddetta cultura progressista. È la cultura che tiene alta la bandiera del relativismo etico, del relativismo religioso e della negazione dei principi e dei valori propri della dottrina sociale della Chiesa. Quella cultura che domina nel Parlamento Europeo e nei parlamenti nazionali, dove si esercita la regia sapiente e calcolata per la cancellazione delle radici greco-giudaico-cristiane dell’Europa.
E mentre questo mondo che detiene il potere politico e culturale si esercita in quella missione di distruzione dell’uomo e della famiglia, come sono concepite nella dottrina cattolica, noi, oggi, siamo qui per tentare di riprendere le fila della nostra storia francescana per ricordare a tutti che se l’Europa negli ultimi cinque secoli è rimasta ancorata, nonostante tutto (rivoluzione francese compresa) alla cultura cristiana lo dobbiamo a dei Santi figli di San Francesco.
Turchi ed Europa: Caduta di Costantinopoli 1453
Il 29 maggio 1453 gli ottomani di Maometto II dilagano in Costantinopoli saccheggiando e massacrando. I vincitori entrarono nella basilica di Santa Sofia e la trasformarono subito in moschea. In Occidente, la caduta della millenaria capitale dell'Impero Romano d'Oriente provocò un'impressione fortissima: la terra, che da quel momento iniziò a chiamarsi Turchia, era stata patria delle più fiorenti comunità e vestigia cristiane. Il senso della minaccia sulla cristianità europea era tangibile e incombente. La paura e l’angoscia erano tornate prepotenti e si facevano sentire con forza su larghi strati della popolazione. Anche se non su tutti. Davanti ad ogni avvenimento doloroso c’è sempre un certo numero di apatici, che sono poi quelli dagli ideali ristretti e dagli orizzonti che coincidono esattamente con il proprio benessere e tornaconto. Fu così anche allora.
Battaglia di Belgrado, 1456
Dal 14 al 22 luglio 1456 Cristiani e Turchi si batterono a Belgrado e la vittoria fu, contro ogni speranza, dei crociati. Il nuovo pericolo che minacciava l’Europa era costituito dall’avanzata sanguinaria e apparentemente inarrestabile dell’Islam e dei Turchi. Furono i papi Niccolò V e poi il successore Callisto III che organizzarono una crociata in difesa della fede cristiana e dell’Occidente intero minacciati dal pericolo ottomano-islamico. Ma sul campo è stato Giovanni da Capestrano, un umile frate francescano, a raccogliere la sfida e darsi da fare, con la predicazione, per reclutare uomini. Purtroppo solo gli Ungheresi, i più direttamente minacciati, risposero al suo appello.
Con un esercito di quasi 5.000 uomini si mise in cammino verso Belgrado, fortezza che era stata chiusa in una tenaglia dalle truppe di Maometto II e dalla flotta turca. Fu dapprima un comandante ungherese, Giovanni Hunyadi, dietro suo impulso a rompere l’assedio navale con un attacco che riportò pieno successo il 14 luglio 1456. Una settimana dopo arrivò anche la vittoria terrestre. E questa ebbe come protagonista assoluto fra Giovanni da Capestrano che guidò l’attacco. Un frate trasformatosi in generale vittorioso. Fu questa azione a difesa dell’Occidente che gli meritò in seguito l’appellativo di “Apostolo dell’Europa Unita”. Ma gli costò anche la vita. Contrasse infatti la peste e ne morì tre mesi dopo nel convento di Ilok, in Croazia. Era il 1456. Anno della Battaglia di Belgrado, dell’Europa contro i Turchi, come viene indicato nei libri di storia.
Il Papa Callisto III istituì, in memoria, la festa della Trasfigurazione il 6 agosto a simboleggiare la letizia che trasfigurava l'Europa.
Belgrado, poi, cadrà nel 1521. I turchi di Suleiman (Solimano) il Magnifico riusciranno, allora, a conquistare i Balcani, ad invadere l'Ungheria (battaglia di Mohàcs, 1526) e ad assediare una prima volta Vienna (1529). Belgrado sarà liberata solo nel 1717, dopo quasi due secoli di occupazione
La battaglia di Vienna, 1683
L'impero ottomano, che aveva ormai conquistato i paesi balcanici fino alla pianura ungherese, il 1° agosto 1664 era stato fermato nella sua avanzata dagli eserciti imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli (1609-1680) nella battaglia di San Gottardo, in Ungheria.
Poco dopo però, sotto l'energica guida del Gran Visir Kara Mustafà (1634-1683), l'offensiva turca riprende, incoraggiata incoscientemente da Luigi XIV, re di Francia, e alleato con gli Ottomani, nella sua spregiudicata politica anti-asburgica, e approfitta della debolezza in cui versano l'Europa e l'Impero.
Solo la Repubblica di Venezia contende ai Turchi ogni isola dell'Egeo e ogni metro di Grecia e di Dalmazia combattendo orgogliosamente da sola la sua ultima e gloriosa guerra, che culmina con la caduta di Candia nel 1669, difesa eroicamente da Francesco Morosini il Peloponnesiaco (1618-1694).
Dopo Creta, nel 1672 la Podolia - parte dell'odierna Ucraina - viene sottratta alla Polonia e nel gennaio del 1683, a Istanbul, vengono innastate le code di cavallo di battaglia in direzione dell'Ungheria e un immenso esercito si mette in marcia verso il cuore dell'Europa, sotto la guida di Kara Mustafà e del sultano Maometto IV (1642-1693), con l'intento di creare una grande Turchia europea e musulmana con capitale Vienna.
Le poche forze imperiali - appoggiate da milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena (1643-1690) - tentano invano di resistere. Il grande condottiero al servizio degli Asburgo prende il comando benché ancora convalescente di una grave malattia che lo aveva portato sull'orlo della morte, dalla quale - si dice - l'abbiano salvato le preghiere di un padre cappuccino, il beato fra Marco da Aviano (1631-1699). Il religioso italiano, inviato del Papa presso l'Imperatore e instancabile predicatore della crociata anti-turca, consiglia che tutte le insegne imperiali portino l'immagine della Madre di Dio. Da allora le bandiere militari austriache manterranno l'effigie della Madonna per due secoli e mezzo, fino a quando Adolf Hitler le farà togliere.
All'alba del 12 settembre 1683 il venerabile Marco da Aviano, dopo aver celebrato la Messa servita da Giovanni Sobieski, re di Polonia, benedice l'esercito schierato, quindi, a Kalhenberg, presso Vienna, 65.000 cristiani affrontano in battaglia campale 200.000 ottomani.
La battaglia dura tutto il giorno e termina con una terribile carica all'arma bianca, guidata da Sobieski in persona, che provoca la rotta degli ottomani e la vittoria dell'esercito cristiano. L'esercito ottomano fugge in disordine abbandonando tutto il bottino e le artiglierie, dopo aver massacrato centinaia di prigionieri e di schiavi cristiani. Il re di Polonia invia al Papa le bandiere catturate accompagnandole da queste parole: "Veni, vidi, Deus vicit". Ancor oggi, per decisione di Papa Innocenzo XI, il 12 settembre è dedicato al SS. Nome di Maria, in ricordo e in ringraziamento della vittoria.
La grande alleanza, che riesce a prender vita all'ultimo momento grazie a Papa Innocenzo XI, ricorda l'impresa e il miracolo realizzati un secolo prima grazie all'opera di Papa san Pio V (1504-1572) a Lepanto, il 7 ottobre 1571. Per la svolta impressa alla storia dell'Europa Orientale la battaglia di Vienna può essere paragonata alla vittoria di Poitiers del 732, quando Carlo Martello (688-741) ferma l'avanzata degli arabi. E l'alleanza che nel 1684 viene sancita con il nome di Lega Santa vede un accordo unico fra tedeschi e polacchi, fra impero e imperatore, fra cattolici e protestanti, animata e promossa dalla diplomazia e dallo spirito di sacrificio di un grande Papa, tutto teso al perseguimento dell'obiettivo della liberazione dell'Europa dai turchi.
Ho tratteggiato fin qui alcuni segmenti di storia della devozione a Maria Ausiliatrice, ricordando quanto siano stati importanti i Francescani nello sviluppo della teologia mariana. Dai Francescani è nato il dogma dell’Immacolata Concezione con il beato Giovanni Duns Scoto. San Francesco è stato un figlio devotissimo della Madre di Cristo, alla Porziuncola presso Santa Maria degli Angeli è nata la regola scritta dei Frati Minori.
San Massimiliano Kolbe, francescano, è stato il fondatore della Milizia dell’Immacolata e ha addirittura costruito due città dedicate all’Immacolata, una in Polonia e una in Giappone, proprio a sottolineare come Francesco nella sua Regola prevedesse che i suoi Frati andassero per il mondo a far conoscere Cristo, non per convertire gli altri ma per far conoscere il suo Divino Maestro
Concludo ora con qualcosa di più personale. Come avete capito, tutta la mia relazione è centrata sul ruolo della Madonna nella difesa della Chiesa e della Cristianità. Oggi, in particolare, la Chiesa cattolica e il Papa stanno subendo una grande prova, tra persecuzioni esterne e conflitti interni il diavolo sta lavorando alacremente per distruggere ciò che rimane del silenzioso esercito dei credenti.
In uno dei romanzi più belli di Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro, mi è rimasto impresso soprattutto il “gran finale” del romanzo, dove Boccadoro, ormai sul letto di morte, affida all’abate Narciso le sue ultime parole, quasi un testamento spirituale: “Senza una mamma non si può nascere… Senza una mamma, non si può neppure morire”.
Ecco: il senso della vita – dall’inizio alla fine – è comunicato dal cuore di una mamma. Noi ce l’abbiamo questa Mamma.
A questa Mamma noi ci rivolgiamo oggi, con le parole stesse di Don Bosco:
“O Maria, Vergine potente,
tu grande presidio della Chiesa;
o Maria, aiuto dei cristiani,
tu nelle angosce e nelle lotte della vita,
tu nei pericoli difendici dal nemico.
Tu nell’ora della morte accogli l’anima in Paradiso”.
Amen!