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Mercoledì, 14 Giugno 2017 13:46

RAMON LULL E IL DIALOGO INTERRELIGIOSO: ATTUALITA' E INTUIZIONI PROFETICHE DI UN FRANCESCANO DEL 1300. In evidenza

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(Relazione del prof. Gianfranco Trabuio, pubblicista, al XXVIII Congresso degli Amici di Terra Santa del Triveneto, 2 giugno 2017, Oratorio della Chiesa Votiva, Treviso)


Anzitutto vorrei tranquillizzare il nostro fra Adriano Contran, Vice Commissario per il Nord Italia della Custodia Francescana di Terra Santa, la mia sarà una relazione politicamente corretta, non ricorrerò ad argomentazioni che invece pubblicherò sul mio blog. Una volta, tanti anni fa, Caterina Caselli cantava “la verità mi fa male”, ed è sempre stato così, anche oggi e anche ai tempi di Gesù: LA VERITÀ FA MALE, e gli oltre 800 martiri francescani per mano islamica in Terra Santa, credo lo stiano a dimostrare.


PREMESSA.
Il Congresso che stiamo celebrando è centrato sul ruolo della Famiglia Francescana nella tutela dei territori che hanno visto la nascita, la predicazione, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù di Nazareth con la sua ascensione al Cielo nella braccia del Padre, che dall’eternità lo aveva destinato alla Redenzione dell’umanità.
Per comprendere al meglio quale sia stato, e continui a essere, il significato di questa presenza francescana è necessario procedere con un salto logico che non è molto diffuso. A mio avviso l’approccio corretto è quello che ci può venire dalla “Teologia della Storia”, ovvero è necessario chiedersi quale sia il piano di Dio-Padre a partire dalla creazione del mondo e dell’uomo. Penetrando dentro a questo sistema forse è possibile trovare qualche pista di riflessione sul ruolo delle religioni e dei sistemi sociali che da queste sono stati generati.
Pensiamo al ruolo dell’Ebraismo e dell’Islamismo nelle interazioni con il Cristianesimo e a quali e quanti eventi si sono generati nei secoli e continuano a generarsi.
Conviene sempre chiedersi: “Ma Dio Padre cosa vuole da noi, seguaci di Gesù e credenti nella sua Parola?”
Come diceva un bravo sacerdote missionario al riguardo: “Le domande sono facili, le risposte sono difficili”.
Però, solo dalle domande riusciremo a entrare per qualche porta nel pensiero di Dio-Padre.
Oggi, per esempio, parliamo di questo grande seguace di Francesco di Assisi: RAMON LULL, che a queste domande ha dato delle risposte, per quei tempi, tanto profetiche quanto rivoluzionarie.

ramon lull

Una bellissima immagine che ritrae Ramon Lull nella sua vecchiaia

RAMON LULL: CHI È STATO COSTUI? E OGGI COSA RAPPRESENTA PER LA CRISTIANITÀ?
Su questo straordinario personaggio nato a Palma di Maiorca nel 1232 e morto nel 1315, si stanno scrivendo nuove pagine biografiche di grande attualità per gli eventi drammatici cui stiamo assistendo, in particolare a causa del fondamentalismo islamico che pretende di applicare alla lettera le sure del Corano. Ricordo che è molto studiato nelle Università spagnole ma non in quelle italiane, però l’Università francescana “Antonianum” di Roma ha tra le sue istituzioni un Centro di Studi Lulliani, segno della fama e della considerazione che, almeno in casa nostra, questo mitico apostolo di Cristo gode di un certo rispetto.
Ramon Lull è stato terziario francescano dopo essere stato sposato con figli e dopo aver ottenuto dalla moglie l’autorizzazione a farsi religioso. Nel 1850 Pio IX gli confermò il titolo di Beato, meritato per il coraggio nel vivere e predicare il Vangelo, è l’anno della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.
L’anno 2016 è stato solennemente celebrato dalla diocesi di Maiorca (Spagna) per ricordare i 700 anni della morte del nostro Ramon Lull, e in questa ricorrenza sul sito ASSISIOFM dei Frati minori dell'Umbria si trova pubblicata questa nota:

"Si avvicina il settimo centenario della morte del beato Raimondo Lullo, avvenuta il 29 giugno 1315. Molti centri accademici sono al lavoro per preparare pubblicazioni, convegni e simposi. Con grande stupore notiamo che studiosi di diverse religioni e culture si stanno mostrando particolarmente sensibili a tale appuntamento. È auspicabile, quindi, che gli stessi francescani e soprattutto l’OFS (Ordine Francescano Secolare) possano cogliere questa occasione per riscoprire l’importanza del filosofo, scrittore, teologo e terziario francescano Raimondo Lullo".

In questo 2017 noi della Famiglia Francescana ricordiamo l'ottavo centenario della presenza francescana nei luoghi Santi. 800 anni orsono frate Francesco di Assisi durante il capitolo generale procedeva a dividere il mondo di allora in province missionarie. L'anelito più grande di Francesco era quello di predicare il Vangelo in tutto il mondo, far conoscere Gesù a tutti gli uomini, e, conoscendo l'Islam e il suo modo di conquistare le terre cristiane, definiva la Provincia d'Oltremare (la attuale Terra Santa) come la Perla delle Province, perché lì doveva essere più forte l'impegno missionario. Anzi, quando nel 1219 si imbarcò da Ancona per andare a Damietta alla foce del Nilo dove si stava combattendo la Quinta Crociata, la sua missione era quella di far conoscere Gesù al Sultano dell'Egitto Malek al Kamel, consapevole che lì rischiava il martirio.
La presente realtà storica, sempre più caratterizzata da un società multietnica, multiculturale e multireligiosa, pone questioni e domande che possono diventare occasioni o sfide a seconda di come vengono affrontate.
Recentemente il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in una intervista realizzata dalla tv araba Al Jazeera ha affermato: «Siamo riusciti a evitare lo scontro di civiltà, possiamo riuscire a evitare uno scontro dell’ignoranza». Perché questo si realizzi, cercando nel passato esempi e correnti di pensiero che possano offrire elementi per una risposta adeguata, sempre più emergono la vicenda e gli insegnamenti di Raimondo Lullo.
Riguardo a questo rischio di scontro di ignoranze Papa Pio XI, riconoscendo che «la causa sia di molti danni [...] derivava come necessaria conseguenza specialmente dal vicendevole ignorarsi, dalla poca stima e dai pregiudizi nati nel tempo dei lunghi dissidî», nell’enciclica Rerum orientalium dell’8 settembre 1928 volle promuovere gli studi orientali additando tra altri l’esempio di Raimondo Lullo.
Infatti papa Ratti, che per un periodo fu anche prefetto della Biblioteca Ambrosiana in cui sono custoditi importanti manoscritti lulliani, dopo aver menzionato Umberto di Romains e Ruggero Bacone, afferma: «Emulando i loro esempi, il celebre Raimondo Lullo, uomo di straordinaria erudizione e pietà, molte cose e con più vivace ardore, proprio dell’indole sua, chiese ai Nostri predecessori Celestino V e Bonifacio VIII, e ne ottenne parecchie, per quei tempi assai ardite, circa il modo di promuovere gli affari e gli studi Orientali; il designare, fra gli stessi Cardinali, uno che presiedesse a siffatti studi; infine del modo di intraprendere frequenti sacre missioni sia tra i Tartari, i Saraceni ed altri infedeli, sia fra gli scismatici, da ricondurre all’unità della Chiesa».
«Ma assai più celebre e più degno di speciale menzione è quello che, come si narra, per suggerimento ed esortazione di lui, sappiamo essersi decretato e promulgato nel Concilio Ecumenico di Vienne (anni 1311 – 1312) e da Clemente V, Nostro predecessore (1264 – 1314), (Clemente V passerà alla storia come il Papa che su pressione del re di Francia Filippo il Bello decretò la soppressione dell’Ordine dei Templari). In esso scorgiamo già quasi abbozzato il moderno Nostro Istituto Orientale: “Con l’approvazione di questo Sacro Concilio, abbiamo provveduto che si debbano erigere scuole delle diverse lingue qui appresso menzionate, ovunque si trovi a risiedere la Curia Romana, come pure nelle Università di Parigi, di Oxford, di Bologna e di Salamanca, (a carico del Papa, di Filippo il Bello, dei monasteri e del clero locale); ordinando che in ciascuno di tali luoghi si tengano professori cattolici, che abbiano sufficiente conoscenza delle lingue ebraica, greca, araba, e caldaica; vale a dire due periti di ciascuna lingua, perché vi reggano le scuole e traducano in latino con fedeltà libri da quelle lingue; altri poi insegnino agli altri con diligenza le lingue stesse e ne comunichino con l’accurato loro insegnamento la perfetta conoscenza, acciocché sufficientemente istruiti in tali lingue, possano produrre per grazia di Dio il frutto sperato, propagando salutarmente la fede fra gli stessi popoli infedeli ...”».
Come possiamo notare, il coraggio, lo zelo e l’intraprendenza del nostro Ramon avevano convinto il Papa, i cardinali e i vescovi presenti a Vienne, a prendere innovative decisioni circa il modo di come andare in missione presso i popoli che o non conoscevano Cristo o gli erano contrarissimi come nel caso dei musulmani etichettati col termine in uso all’epoca di saraceni.
Certo, eravamo nel XIV secolo, pochi decenni dopo la morte di Francesco di Assisi e di Domenico Guzman, i due fondatori degli Ordini Mendicanti, quando migliaia di giovani da tutta Europa accorrevano per entrare dentro a quelle Famiglie religiose la cui massima aspirazione era il comandamento missionario.
Oggi, in tempo di apostasia dentro e fuori la Chiesa cattolica, sembra di capire, dai proclami delle nostre autorità ecclesiastiche che il comandamento missionario sia quasi un peccato da esorcizzare.
Della fama del nostro Ramon e del suo valore profetico ne abbiamo traccia in un’intervista che il giornalista Edoardo Castagna (Avvenire del 21 febbraio 2016) ha fatto al cardinale Gianfranco Ravasi dopo la morte di Umberto Eco. In questa il Cardinale ricorda come sia stato Umberto Eco a fargli scoprire Ramon Lull. Ravasi aveva ricevuto Eco quando era Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano e Eco cercava le pubblicazioni di Lull. Grande fu la sorpresa del Cardinale quando scoprì i numerosi scritti del Lull conservati presso quella prestigiosa biblioteca.
Qui riprendo un brano di quell’articolo per quanto è di nostro interesse
Dice il card. Ravasi di Umberto Eco: “ È invece forse meno noto il suo interesse per Raimondo Lullo, del quale l’Ambrosiana conserva una buona raccolta di codici. Ma la si può capire bene, perché Lullo è una figura capace di stabilire ponti di comunicazione anche con l’islam: conosceva l’arabo, aveva interesse per il dialogo... E poi il filosofo catalano era curioso, passava dalla disputa alla logica, dalla polemica alla cavalleria; fino al Libro del gentile e dei tre savi, quel dialogo tra un pagano e tre sapienti che si interrogava sulle religioni monoteistiche. Insomma, proprio quel grande spettro di curiosità che aveva lo stesso Eco»
Se dovesse sintetizzare la lezione di Umberto Eco, quale parola sceglierebbe? «Senza dubbio “curiosità”. Pur avendo una propria specializzazione e un proprio rigore, restava convinto della complessità del reale e voleva sempre guardare al di là delle proprie frontiere. D’altra parte la curiositas è, per sua natura etimologica, anche cura, passione, preoccupazione per qualcosa: non semplicemente volteggiare sulla realtà come una farfalla, ma anche ricerca di coinvolgimento. Come scriveva Rousseau nell’Emilio, si è curiosi solo nella misura in cui si è istruiti».
Anche qui, oggi, penso non sia un termine fuori campo definire il nostro Ramon come una persona attratta dalla conoscenza di mondi e di esperienze a lui sconosciuti ma che percepiva di grande interesse per la diffusione del Vangelo.

ramon lull a majorca

Stele marmorea all'ingresso della Cattedrale di Majorca dove è sepolto Ramon Lull 


Ora, in questa prospettiva è stato pubblicato il volume “Raimondo Lullo, Il Libro del Gentile e dei tre Savi”, a cura di Sara Muzzi, traduzione italiana di Anna Baggiani (Letture cristiane del secondo millennio), Ediz. Paoline, Milano 2012. Di seguito riporto un’anticipazione della ampia “Introduzione “ di Sara Muzzi nota studiosa di questo insigne francescano.
“Con uno studio durato nove anni, Raimondo Lullo acquisì una buona conoscenza della lingua araba, dei princìpi dell’islam e della cultura araba. Ritiratosi poi sul Monte Randa, nel territorio di Llucmajor a Maiorca, per un periodo da dedicare alla contemplazione, ebbe la rivelazione ispiratrice «sulla forma e il modo» del libro migliore per la conversione degli infedeli.
Dopo la stesura di questo testo, Lullo venne chiamato a Montpellier dall’infante Giacomo e le sue opere vennero esaminate da un teologo francescano, che ne riconobbe la devozione. Sarà lo stesso Giacomo, divenuto Giacomo II di Maiorca, a fondare e a finanziare nel 1276 la scuola di specializzazione di Miramar, un luogo a picco sul mare sulla costa nord di Maiorca, propostagli da colui che era stato il suo precettore.
La ricerca di un’approvazione ufficiale ai suoi progetti impegnerà incessantemente il Dottore Illuminato negli anni successivi e per questo compirà numerosi viaggi. Solo in Italia se ne contano quindici: a Roma, a Genova, a Pisa, a Messina, a Rieti, a Anagni, a Napoli e probabilmente a Bologna. Anche Montpellier e Parigi, dove ottiene l’autorizzazione all’insegnamento, sono due città molto frequentate da Lullo, che si recò pure a Barcellona e compì viaggi missionari fino a Tunisi, a Bugia (l’odierna Bèjaia, provincia nel Nord dell’Algeria) e a Cipro.
La sua vita leggendaria lo porterà sino alla lapidazione, come vuole la tradizione non accertata, subìta a Bugia, da parte dei saraceni, e alla morte, nella Baia di Maiorca, come martire di Cristo. Siamo tra il dicembre del 1315 e il marzo del 1316, quando Lullo muore all’età di circa ottantaquattro anni e viene sepolto nella Basilica di San Francesco dell’odierna Palma di Maiorca.
I resti mortali “del Figlio Maggiore di Maiorca” – come viene venerato dai Maiorchini – si trovano nella Cappella di Nostra Signora della Consolazione, in un monumento sepolcrale gotico, illuminato dalle lampade votive della devozione popolare. La causa di canonizzazione, molto complessa a motivo del problema dell’ortodossia dottrinale dei suoi scritti, sta procedendo lentamente.
Dopo la sua morte, infatti, gli eccessi di alcuni gruppi di lullisti valenziani, influenzati dalle idee degli Spirituali, portarono l’inquisitore domenicano della Corona d’Aragona, Nicola Eimerich, a una campagna contro le dottrine di Lullo. Nel 1376 venne pubblicata una lista con cento articoli (Directorium Inquisitorum), in cui l’inquisitore condannava soprattutto il suo preteso razionalismo; questo fece scendere sull’intera opera l’ombra del sospetto di eresia.
L’autorità riconosciuta agli inquisitori ha influito anche sul riconoscimento ufficiale delle esemplari qualità di cristiano di Lullo. Con i lavori condotti dai maestri dell’ordine dei predicatori che costituirono la Commissione Armenegol nel 1386 (contrarissima all’inquisitore domenicano Eimerich che aveva condannato Lullo per eresia), da Amédée Pagès nel 1938, e nel 1997 da Josep Perarnau presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, si è potuto vedere che siamo in presenza di personali rielaborazioni dell’inquisitore che aprono una doppia questione: una relativa alla fedeltà testuale degli articoli del Directorium Inquisitorium in relazione ai testi originali e una concernente la fedeltà al pensiero dell’autore.”
Come succede molte volte a chi si presenta con idee troppo brillanti e di alto impegno culturale e pastorale, viene negata dalle istituzioni la loro validità e possibilmente cancellata, salvo poi, a secoli di distanza venire ristabilite nella loro attualità. La Storia non è maestra di vita, però si ripete. E oggi nostro malgrado si sta ripetendo.

doctor illuminatus ramon lull 

Ramon Lull come era usanza nel Medio Evo era stato soprannominato Dottore Illuminato per la sua acutezza filosofica

Ed è questa la conclusione che mi sento di fare: le Famiglie Francescane di oggi in quale conto tengono la lezione e l’esperienza di questo santo francescano? Quali strategie vengono adottate per convogliare le vocazioni dei giovani verso l'esempio del nostro Santo fondatore? Quale adeguamento allo spirito del mondo è stato perpetrato per adattare la regola di San Francesco alla cultura dominante, dimenticando le parole di Gesù quando insegna che siamo nel mondo, ma non siamo del mondo?

Da sempre è noto che i giovani hanno bisogno di obiettivi sfidanti per dedicare la loro vita a una missione così impegnativa come quella di testimoniare Gesù nel mondo. Oggi viviamo una crisi generalizzata presso quasi tutte le antiche Famiglie religiose, forse i responsabili di oggi hanno mal interpretato qualche svarione del Concilio Vaticano 2° quando enfatizza il verbo: "Bisogna seguire lo spirito del mondo", e quello stesso spirito è entrato in quelle Famiglie religiose e le ha destrutturate nelle loro regole originarie provocandone la consunzione. 

Il terzo segreto di Fatima, dalle ultime scritture scoperte nei diari di Suor Lucia, consiste anche nella pervasiva apostasia della fede cattolica sia dentro alla Chiesa cattolica nel suo Magistero, come fuori dalla Chiesa con l'assalto delle potenze finanziarie che condizionano le leggi degli Stati volte alla distruzione delle leggi naturali sulla vita, sulla famiglia e sul lavoro. A un osservatore laico sembra che dentro alla Chiesa cattolica ci siano esponenti delle gerarchie che stiano lavorando alacremente per seguire i nuovi comandamenti dettati non più da Dio sul Monte Sinai ma dalle lobbies bancarie e finanziarie sul monte del dio denaro, profitto, guerre, immigrazioni selvagge. 


Però, da poeta, non posso terminare che con una poesia del nostro Ramon:
"Non amare è morire.
Dimmi, o Pazza d'amore,
se il tuo Amato non ti amasse più,
che cosa faresti allora?
Io continuerei ad amare,
per non morire.
Perché non amare è morire.
Amare è vivere."

Beato Raimondo Lullo (dal “Il Libro dell’Amico e dell’Amato”)

BIBLIOGRAFIA.
Ramon Lull: “Poesie e versetti”, scelti da Eugenio Mele, prof. Maglione Editore, 1935, Roma.
Raimondo Lullo: “Il libro del Natale e Il Lamento della Filosofia”, Nardini Editore, Firenze, 1991.
Raimondo Lullo: “Il libro dell’Amico e dell’Amato”, Città Nuova editrice, Roma, 1991.
Sara Muzzi: “Raimondo Lullo. Opere e vita straordinaria di un grande pensatore medievale”, ETS, Edizioni Terra Santa, Milano, 2016.
Raimondo Lullo: “Il Libro del Gentile e dei tre Savi”, a cura di Sara Muzzi, traduzione italiana di Anna Baggiani (Letture cristiane del secondo millennio), Ediz. Paoline, Milano 2012

Letto 713 volte Ultima modifica il Mercoledì, 14 Giugno 2017 15:00

1 commento

  • Link al commento Cesaremaria Glori Lunedì, 22 Gennaio 2018 09:08 inviato da Cesaremaria Glori

    Grazie, caro Gianfranco. Con il tuo invito a guardare a Lourdes con gli occhi della Valtorta ci sproni a non dubitare che Gesù Cristo è sempre vigile sulla Sua Chiesa assieme a Sua Madre. Il timone è in buone mani e se a bordo della nave qualcuno si è distratto, nessun timore. Anche se dovesse infuriare uno tsunami la nave non avrà nulla da temere. Grazie anche per il ricordo di Raimondo Lullo, personaggio troppo intelligente ed acuto per passare incolume tra le maglie dei guardiani dell'Ortodossia, spesso, ahimè troppo spesso, attenti alla pagliuzza piuttosto che all'insieme, come è accaduto per la Valtorta. Dio l'aveva scelta perché la più idonea a descrivere con assoluta fedeltà, precisione e maestria quanto vedeva e udiva e la più eroica e resistente alla fatica nello scrivere per lunghe ore i dettati che l'Uomo-Dio le andava scandendo. Sovente la pochezza umana non s'accorge di voler insegnare al Creatore come agire. Siamo fragili, tutti quanti e non ci accorgiamo di non volerci bene.

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