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Mercoledì, 23 Ottobre 2013 17:52

I DIRITTI UMANI NELLA CULTURA CRISTIANA E IN QUELLA ISLAMICA In evidenza

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DIRITTI UMANI 3

I punti salienti di questa relazione sono centrati sulla genesi della Dichiarazione dell'ONU del 1948, e sull'origine della Dichiarazione di Parigi del 1981 dove venne redatta la Carta dei Diritti dell'Uomo nell'Islam.
Prima , però, è opportuno fare alcune precisazioni.

La prima: è indispensabile che le comunità cristiane imparino a conoscere l'Islam, perché buona parte dei problemi sociali che fra qualche anno non saranno più eludibili richiederanno, per la soluzione, l'apporto di persone di fede abituate a lavorare e a vivere proiettate nella speranza e promotrici di carità.
La seconda: i musulmani non sono migliori o peggiori dei cristiani, come uomini di fede. Sono soltanto diversi, hanno basi culturali variegate a seconda dei paesi di provenienza.
La terza: come ricercatore che applica la metodologia della Statistica all'analisi dei fenomeni, non proporrò giudizi di valore sui risultati della ricerca, ma tenterò di dare a ciascuna persona che mi legge, gli elementi per poter fare delle valutazioni, secondo la propria esperienza umana.

Ognuno di noi è il risultato della propria storia, quello che vi chiedo è uno sforzo culturale, e cioè dovete abituarvi a guardare ai fenomeni che ci interrogano non con le chiavi della ideologia ma con quelle della storia. Questo sito  non è una scuola di un partito politico, siamo alla scuola del Vangelo, Cristo ci ha insegnato a esercitare la carità anche con quelli che sbagliano.
Dobbiamo essere consapevoli della forza psicologica e morale del Vangelo. Ai tempi dell'Impero Romano i cristiani hanno convertito intere popolazioni di barbari che pensavano a tutto fuorché a un Dio come Padre che ama i suoi figli, anche quando gli si rivoltano contro.
Ecco, questa deve essere la nostra disponibilità.
Ed è un impegno gravosissimo, sia per i riflessi nella nostra vita privata, sia per la vita delle nostre società occidentali.

ORIGINE DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Vediamo una sintesi degli articoli più importanti per questa occasione:

Art. 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Art. 3: Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.
Art. 18: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.
Art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto a non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Ricordo che tale Dichiarazione è stata votata da tutti gli Stati con esclusione dell'Arabia Saudita, del Sudafrica e di sei Paesi comunisti, Unione Sovietica compresa.

È importante partire da questi semplici articoli per risalire all'origine della filosofia che ha portato a questa dichiarazione. Per farlo in modo efficace è necessario partire dalla Rivoluzione Americana e dalla Dichiarazione d'Indipendenza del 1776.
Il 4 luglio 1776, il Congresso di Filadelfia approvò la Dichiarazione che proclamava: "Noi riteniamo che tutti gli uomini sono creati uguali, che essi sono dal Creatore dotati di certi inviolabili diritti, che fra questi diritti sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità".
Essa affermava inoltre il diritto dei popoli alla rivoluzione quando il sovrano calpestava questi diritti: "Ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla ed istituire un nuovo governo fondato su tali principi".

Pur con i suoi limiti, la Dichiarazione ebbe un'importanza ed un eco enorme. Per la prima volta dopo secoli di assolutismo nasceva uno Stato fondato sul rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e della sovranità popolare.
È molto utile, nel contesto di questa esposizione, che ci fermiamo un momento sulla Rivoluzione Americana anche per metterla in relazione con la Rivoluzione Francese che si verificherà qualche anno dopo, nel 1789.
Quella Americana nasce per cause intimamente connesse con l'esperienza coloniale e con la Costituzione inglese ma con pochi legami con le cause della Rivoluzione francese. Gli Stati americani si sono affrancati dal colonialismo britannico con la loro guerra di indipendenza, si sono liberati dal giogo oppressivo della Corona inglese che li tartassava con le imposte fiscali, ed è stata tutto sommato una guerra di liberazione.

La Rivoluzione francese è stata un fenomeno molto diverso, come quella russa che la seguì. Queste sono state rivoluzioni filosofiche, o, come si usa dire oggi con grande precisione, rivoluzioni ideologiche, sconvolgimenti catastrofici nel senso che il termine ha oggi. I loro obiettivi erano illimitati perché utopistici; le loro conseguenze sono state proprio il contrario di ciò che i promotori originari si aspettavano da esse.
Sarebbe utile per chi volesse approfondire questi aspetti rileggere gli scritti di Alexis de Tocqueville e di Hippolyte Taine sulla Rivoluzione francese, e di Aleksandr Solzhenitsin e di Igor Safarevic per la rivoluzione bolscevica.
Fyodor Dostoievski con una analisi finissima e profonda sulla rivoluzione francese affermava che:"Iniziare con la libertà illimitata, significa terminare con il dispotismo illimitato".

Infatti, mentre la Rivoluzione americana ha generato la democrazia in senso occidentale, la Rivoluzione francese ha generato le dittature. Il Giacobinismo di Robespierre è stato il modello di tutte le dittature sanguinarie che si sono succedute.
Le rivoluzioni recenti hanno ridotto metà del mondo alla schiavitù del corpo e della mente e all'estrema povertà. In Etiopia, nello Zaire (Congo), in Cambogia, a Timor e in altri cinquanta paesi della Terra.

Quello che colpisce, e su questo porto la vostra attenzione, è il fatto che nella Dichiarazione americana viene citato Dio, come il Creatore del quale tutti gli uomini sono figli. Negli Stati Uniti, ancora oggi il Presidente invoca la benedizione di Dio sull'America, giura sulla Bibbia, la moneta da un dollaro riporta la frase "In God we trust" che vuol dire "noi crediamo in Dio"!
Ve la immaginate la reazione dei nostri intellettuali europei se sulla moneta da un euro ci fosse riportata una affermazione del genere? E in Italia cosa succederebbe? Minimo ci sarebbe un referendum proposto dal caravanserraglio delle sinistre e dei radicali, con la stragrande maggioranza della stampa a fare da supporto mediatico, per l'abolizione della moneta da un euro, il tutto accompagnato e sostenuto dai cattolici e dai teologi d'avanguardia che sognano di dettare le dritte al Papa su come si deve essere cristiani.

Vedete, non sono differenze di poco conto. Quegli aspetti della democrazia americana ci fanno capire che i loro fondamenti stanno nella eredità della cultura europea e del suo Cristianesimo, inclusi i lasciti della Grecia e della Roma antiche, e guarda caso, tutti principi attaccati violentemente proprio oggi nel Vecchio continente che vuole cancellare per legge le radici cristiane dell'Europa.
Ma su questo punto è opportuna anche un'altra riflessione: i diritti umani furono dichiarati dall'ONU come risposta ai disastri delle ideologie antiumane come il comunismo e il nazismo, ideologie figlie naturali delle filosofie generate dalla Rivoluzione francese e dalle aberrazioni dell'Illuminismo.

Qualche anno fa in un convegno presso l'Ateneo Pontificio "Regina Apostolorum" in occasione del 60° della Dichiarazione dell'ONU, sul tema "L'America Latina e il progetto Internazionale dei diritti umani", l'ambasciatrice degli Stati Uniti, Mary Ann Glendon ha fatto emergere un fatto di straordinaria importanza sulla genesi della Dichiarazione. La signora Glendon ha dimostrato come l'Enciclica Rerum Novarum del Papa Leone XIII del 1891 e l'enciclica Quadragesimo Anno del Papa Pio XI del 1931, hanno influenzato grandemente la Carta dei Diritti e dei Doveri dell'Uomo approvata a Bogotà dai Paesi latinoamericani il 2 maggio 1948, in cui è evidente l'influsso della tradizione personalista cristiana e del cattolicesimo sociale espressi nelle due encicliche. La successiva Dichiarazione dell'ONU venne stilata proprio sulla base della Carta di Bogotà.

A me sembra che su queste considerazioni molti intellettuali cattolici della cosiddetta avanguardia dovrebbero fermarsi a rileggere la Storia a partire dai documenti storici e non dalle ideologie deformanti la verità.
Vedete, qualche mese fa c'è stato un convegno cui ha partecipato il noto teologo prof. Vito Mancuso, docente di Teologia presso l'Università San Raffaele di Milano. Una mia collega cattolica vi ha partecipato e, sconvolta, mi ha informato delle prese di posizione di questo personaggio, che in uno dei suoi ultimi libri ha sostenuto ben 12 tesi considerate eretiche dagli studiosi di teologia che affiancano il Papa. L'ho rincuorata ricordandole che la Storia della Chiesa va di pari passo con la storia delle eresie. Le eresie si esauriscono, la Chiesa continua nella sua strada perché lo Spirito Santo guida le azioni e i pensieri del Papa, questa è la nostra fede e questa è anche la nostra fortuna, come credenti.

ORIGINE DELLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO NELL'ISLAM.

muhammad

logotipo del nome del profeta Muhammad

Come abbiamo visto per la genesi della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo del 1948, così ora vedremo quali sono i presupposti filosofici, basati sulla religione islamica, che hanno prodotto la Dichiarazione dei diritti dell'uomo nell'Islam, a Parigi il 19 settembre 1981, presso l'UNESCO, dal Consiglio Islamico d'Europa.

Vediamo una sintesi di questa Dichiarazione, limitatamente agli articoli che più ci interessano sui principi della libertà individuale.
Parlare di diritti umani nell'Islam è una questione complessa e problematica, il rischio è quello di venire accusati, da parte musulmana, di ingerenza e di visione prettamente occidentale nei confronti di un argomento viziato da pregiudizi (secondo i musulmani, ovviamente).
Dal loro punto di vista, le società occidentali contemporanee, si farebbero portavoce e detentrici di una teoria universalmente valida dei diritti umani. Questa "presunzione" è respinta dalle voci ufficiali del mondo islamico, perché in primo luogo tutte le leggi dell'esistenza umana sono ricondotte alla shari'a (e quindi non ne vengono riconosciute altre di valide); in secondo luogo, è per loro inaccettabile l'adozione di regole di natura laica, non religiosa.
Alla concezione occidentale dei diritti dell'uomo viene contrapposto l'Islam con i suoi principi.

Proviamo a leggere alcuni articoli tratti dalla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo" del Consiglio islamico d'Europa (Parigi 1981), nel cui preambolo si fa riferimento al patto stipulato da Dio (Allah) con l'uomo nella creazione, rinnovato, poi, mediante l'invio dei profeti, ultimo dei quali è stato Maometto: il sigillo dei profeti, quello che ha chiuso per sempre la mediazione tra il Creatore e l'umanità. I profeti erano in qualche misura i mediatori tra Dio e l'uomo, e Muhammad ha portato all'umanità il Corano, la parola di Allah.

Su questo fatto e solo su questo si basa l'intera concezione dei diritti umani. È chiaro dunque che ogni altra formulazione non religiosa non ha possibilità di sussistere.
I sei capitoli che costituiscono la Dichiarazione vertono sulla visione islamica della vita, sulla crisi della civiltà moderna, sulla collaborazione tra gli stati musulmani, sulla liberazione delle terre dell'Islam dagli occupanti, sull'unità della comunità islamica, ecc.

Art. 1: La vita è sacra, eccetto che la shari'a (legge islamica) consenta di toglierla.
Art. 2: La libertà va garantita, ma va ristretta e limitata nei casi previsti dalla shari'a.
Art. 4: Ogni individuo ha diritto ad essere processato in base alla shar'ia e ad esigere che essa gli venga applicata con esclusione di altre leggi. Nessun musulmano ha l'obbligo di obbedire ad un ordine che sia contrario alla shari'a.
Art. 10: L'Islam è la religione "naturale dell'uomo".
Art. 12: il diritto alla libertà di pensiero, fede e parola è garantito entro i limiti previsti dalla shari'a.
Art. 22: è garantita la libertà d'opinione eccetto nel caso di contrasto con la shari'a.
Artt. 24-25: Tutti i diritti e le libertà della Dichiarazione sono subordinati alle disposizioni della shari'a.

Ora, non c'è dubbio che per un lettore laico occidentale leggere questa successione di affermazioni comporta un certo imbarazzo, e una istintiva repulsione.
Per capire quale sia la genesi di questo pensiero è indispensabile conoscere il Corano, il testo sacro per eccellenza del mondo islamico.
Non è questa la sede per parlare del Corano e della sua formazione negli anni della maturità del profeta Muhammad. È importante sapere, però, che essendo stato dettato direttamente da Dio (Allah), attraverso l'Arcangelo Gabriele (lo stesso che annunciò a Maria la nascita di Gesù), al profeta Muhammad, le parole trascritte dai seguaci del profeta sono le parole di Allah, non sono parole umane ma di Dio e come tali non possono essere soggette a interpretazioni: quello che è stato detto è stato scritto ed è valido per tutta l'umanità e fino alla fine del mondo.
Attenzione però, il Corano contiene secondo l'Islam la nuova Alleanza tra Allah e l'umanità, il Corano sostituisce l'Antico Testamento, considera il Vangelo una falsificazione dei discorsi di Gesù, anzi, gli evangelisti hanno falsificato i Vangeli nel punto in cui Gesù diceva che avrebbe mandato il Consolatore (lo Spirito Santo secondo la nostra fede), mentre Gesù intendeva che questo Consolatore sarebbe stato Muhammad. Il Corano (parola di Allah) afferma che Gesù non è stato crocifisso, ma che un sosia lo ha sostituito all'ultimo momento.
Ricordo, brevemente, che per i musulmani, Abramo, Mosé, Gesù figlio di Maria e così tutti i profeti citati nel Corano, erano musulmani!!!!

Ora, la legge islamica della shari'a è tutta contenuta nel Corano e negli hadith (editti) del profeta Muhammad, cioè alle sentenze che il profeta ha emanato durante la sua vita terrena.

Se non facciamo questi riferimenti non possiamo capire il modo di pensare dei musulmani che vengono qui nelle nostre terre.

Ci vuole una buona dose di intraprendenza per mettersi a studiare il sacro testo dell'Islam, ma è un'operazione necessaria per entrare in quella cultura dalla porta principale, senza intermediari che di solito non sono molto obiettivi.

Facciamo, ora, alcune considerazioni molto importanti per capire le diversità culturali.
Il Corano è un testo scritto in arabo e solo in arabo può essere recitato.
Le 5 preghiere quotidiane sono la recitazione dei versetti del Corano e la preghiera è valida solo se è recitata in arabo e dopo aver fatto le abluzioni rituali (come gli ebrei osservanti).

La donna quando ha il suo ciclo mestruale è impura e la sua preghiera non è valida, la deve recuperare in altri giorni, così come il digiuno del Ramadan. Il pio musulmano non tocca mai con le mani una donna perché rischia di contaminarsi e di rendersi impuro.

Ai bambini nella scuola elementare viene insegnato il Corano e lo devono imparare a memoria, in arabo.

Viene insegnato che l'Islam è la migliore religione dell'umanità e la Umma (la comunità islamica), è superiore a tutte le altre comunità ed è eletta a portatrice universale di civiltà e di salvezza.

In questa sede non abbiamo lo spazio temporale per approfondire certi dettagli importanti, come la distinzione all'interno dell'Islam tra gli Sciiti e i Sunniti, come il confronto tra le 4 scuole giuridiche più importanti: hanafita, shafiita, malikita, hanbalita; come i musulmani dell'Africa centrale appartenenti alle confraternite islamiche, come i mistici del sufismo o come i mistici dervisci rotanti.
Tutto questo per confermare che non c'è un solo modo di intendere l'Islam, però quello che è da precisare è la assoluta osservanza del Corano e delle sue prescrizioni presso tutte le comunità islamiche del mondo: la UMMA.

Prima di fare altre precisazioni sul Corano è molto utile una riflessione di carattere storico-filosofico.
La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nasce in Europa grazie allo sviluppo del pensiero filosofico maturato durante il Medioevo nelle Università, dove i più grandi filosofi erano anche grandi uomini di Chiesa.
Per l'Islam non c'è stata questa maturazione a causa del blocco del pensiero filosofico imposto dalle autorità religiose. Il loro pensiero è fermo alla filosofia esistente prima di Averroé, grande filosofo musulmano ma nato e vissuto nella Spagna occupata, (Cordova, 1126 – Marrakesh, 10 dicembre 1198). Questo grande personaggio aveva tradotto dal greco gli scritti filosofici di Aristotele e sulla scorta degli insegnamenti del grande filosofo aveva proposto di interpretare le Sure del Corano alla luce dell'evoluzione del pensiero e delle conoscenze storiche. Le autorità religiose lo misero al bando e dall'epoca nessun altro filosofo si è azzardato, a pena della vita, di fare altre ipotesi similari.

AVERROE

Averroè, particolare del "Trionfo di San Tommaso", di Andrea di Bonaiuto, Cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella, Firenze.

Quello che è assolutamente indispensabile conoscere del mondo musulmano è la loro cultura religiosa, secondo la quale l'Islam è DIN, WA DUNYA, WA DAULA, cioè RELIGIONE, SOCIETÀ, STATO e tutto ciò che deve regolare la vita dello Stato e della Società e la vita quotidiana dei musulmani è contenuto dentro al CORANO.

Come risulta evidente le diversità culturali tra cristianesimo e islam sono tante e profonde, ma noi viviamo in questo tempo e in questo territorio, e come cattolici credenti e praticanti siamo chiamati da Gesù nostro Redentore, a portare il suo Vangelo a tutti gli uomini.
È una sfida umana e culturale straordinaria che ci invita a capire cosa possiamo fare noi, qui e ora.

Questa relazione apre una finestra su un mondo che ci sta creando non pochi problemi, sia a livello sociale ma anche a livello politico e a livello personale.
È una sfida epocale alla nostra dimensione religiosa e civile.
Riflettiamo su questo.

Siamo ancora credenti e praticanti a livello di popolo? In Italia solo il 10% della popolazione dice di frequentare le pratiche religiose cattoliche.
In Europa i cattolici sono ancor più una minoranza sparuta. Pensate alle chiese olandesi trasformate in supermercati o in discoteche. Ma anche in Belgio, in Francia, in Danimarca.

L'Islam ha facile gioco in Europa per quanto riguarda l'occupazione di spazi sociali sempre più importanti, proprio a causa della debolezza del sistema politico e sociale dei vari stati.
Pensate solo al fatto che i terroristi che hanno messo le bombe e provocato decine di morti nella Metropolitana a Londra qualche anno fa, erano musulmani tutti nati in Gran Bretagna, erano cittadini inglesi.

A proposito del Corano, vi risparmio la lettura delle Sure (capitoli) e dei versetti che ispirano l'azione dell'islamismo fondamentalista, che però sarà bene vi leggiate, giusto per capire da dove nasce la violenza di certo Islam.

Come avete potuto notare le differenze non sono poche, né lievi. Per un cristiano è bene esserne consapevole, ricordando quanto la Chiesa ha sempre insegnato, ossia, che non vi è salvezza se non in Cristo, Uomo-Dio, crocifisso e risorto (si veda al riguardo la nota dichiarazione apostolica di Papa Benedetto XVI Dominus Jesus, contro l'indifferentismo religioso che equipara il Cristianesimo alle religioni).

Perciò l'atteggiamento del cristiano verso chi è musulmano non può che essere missionario: non possiamo non desiderare che l'altro incontri Cristo, nostra pace, possibilità di letizia e salvezza dal male.

Ciò, ovviamente, senza impazienze né atteggiamenti di proselitismo superficiale e mosso da motivi di meschina egemonia politica. Ciò che deve importare sempre, è la persona.

Comunque vi possono essere campi di collaborazione tra cristiani e musulmani (almeno quei musulmani che cercano con sincerità di obbedire a Dio, Infinito e Trascendente), come è già stato in sede ONU, pensiamo alla difesa della vita contro l'aborto, o alla difesa della famiglia naturale.

In buona sostanza i cristiani ancora una volta sono investiti di un compito cui la Storia li ha abituati: far conoscere Cristo a chi non lo conosce, ma parlando a dei musulmani, far conoscere il Gesù dei Vangeli che loro nel Corano conoscono in modo molto diverso.

Ecco, concludendo vorrei che si potesse realizzare questo sogno: un giorno, magari anche domani, quando vi capiterà di incontrare e di parlare con un musulmano, fategli una proposta. Ditegli con grande semplicità: io ti regalo il mio Vangelo, tu mi regali il tuo Corano, e ci ritroviamo quando li abbiamo letti e ci scambiamo qualche esperienza, cominciamo a conoscerci.

Vedete, il problema a volte sarebbe semplice da risolvere. Con un pizzico di umiltà San Francesco di Assisi era quasi riuscito a convertire il Sultano nel 1219 quando era al seguito della V Crociata. Lui era pieno di Spirito Santo. Impariamo da lui e confidiamo nel Signore.

I DIRITTI UMANI

la mappa dei diritti umani secondo l'Assemblea dell'ONU

Letto 56707 volte Ultima modifica il Giovedì, 24 Ottobre 2013 09:52

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