Sabato, Ottobre 20, 2018
Lunedì, 25 Giugno 2012 18:01

LA MADONNA CI PARLA

Scritto da
Vota questo articolo
(4 Voti)

RIFLESSIONI STORICO-RELIGIOSE

Ad uso dei pellegrini

 

medaglia miracolosa fr

 

  

 

Madonna di Medjugorje 

 

 

DA SANTA CATERINA LABOURÉ (LA MEDAGLIA MIRACOLOSA)

A LOURDES, DA GERUSALEMME A MEDIUGORJE.

 

IN TRENO, DA VENEZIA ALLA GROTTA DI MASSABIELLE

 

UN’OCCASIONE PER RIPERCORRERE NELLA FEDE IL RUOLO DELLA MADRE DI GESÙ PER LA SALVEZZA DELL’UMANITÀ

 

 

 

PELLEGRINAGGIO NAZIONALE UNITALSI A LOURDES

DELLA DIOCESI DI VENEZIA

23 GIUGNO – 29 GIUGNO 2011                                       

 

La Madonna ci parla. Dalla Rue du Bac, a Lourdes, da Gerusalemme a Mediugorje.

Relazione a cura di Gianfranco Trabuio.

Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e

vice presidente del Movimento Amici di Terra Santa del Triveneto.

 

La storia dell’uomo sulla terra è la storia della misericordia di Dio. Sin dall’eternità ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità (Ef 1, 4). Tuttavia, istigati dal demonio, Adamo ed Eva si ribellarono ai piani divini: “diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male (Gn 3, 5)”, aveva loro sussurrato il principe della menzogna. Lo ascoltarono; non vollero avere debiti verso l’amore di Dio e cercarono di ottenere con le loro sole forze la felicità alla quale erano stati chiamati.

Però Dio non venne meno. Sin dall’eternità, nella sua Sapienza e nel suo Amore infinito, prevedendo il cattivo uso della libertà che avrebbero fatto gli uomini, aveva deciso di farsi uno di noi, mediante l’Incarnazione del Verbo, seconda Persona della Trinità. Perciò, rivolgendosi a Satana che sotto l’aspetto di un serpente aveva tentato Adamo ed Eva, lo minacciò: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe (Gn 3, 15)”. È il primo annuncio della Redenzione, nel quale già s’intravede la figura di una Donna, discendente di Eva, che sarà la Madre del Redentore e, con Lui e sotto di Lui, schiaccerà la testa del serpente infernale. Una luce di speranza si accende sul genere umano nell’istante stesso in cui peccavano i progenitori.

Nei libri dell’Antico Testamento, Dio si fa presente al suo popolo mediante i profeti, persone espressamente incaricate da Lui per ricordare al popolo della promessa quali fossero le richieste del Creatore per garantire quell’Alleanza che Lui aveva stretto con Mosé al tempo dell’esodo, dall’Egitto fino alla Terra Promessa.

A ben guardare la storia narrata nei libri dell’Antico Testamento è tutta giocata sui tradimenti del popolo ebraico nei riguardi dell’Alleanza che Dio aveva promesso e garantito se e soltanto se il Suo popolo avesse seguito i Suoi insegnamenti. I profeti avevano l’obiettivo concreto di riportare il popolo alla fedeltà originaria, e quando questo succedeva i libri sacri narrano delle grandi gesta e della potenza dei regni delle tribù ebraiche.

Questo dramma del popolo del Signore che continuamente tradisce il suo Dio, nonostante la venuta ricorrente dei profeti, ha termine con la venuta del Figlio stesso di Dio Padre. Gesù, l’Emmanuele, è il Redentore, il Messia previsto dai libri e dai profeti, colui che segna il confine della storia dell’umanità. Dopo di Lui nessun altro profeta sarà inviato da Dio agli uomini.

 


 

Ora, riflettendo sulla persona di Gesù, non possiamo lasciare da parte la sua storia, l’evento prodigioso del suo concepimento e della sua nascita, tutto puntualmente raccontato secoli prima dai profeti e dai libri sacri. Addirittura la sua venuta era stata anticipata da Dio creatore già al compimento del peccato originale, quando viene anche profetizzata la comparsa di una Donna, generatrice della redenzione dell’umanità.


Ecco,la Redenzione del mondo era avviata fin dal primo momento. Poi, a poco a poco, ispirati dallo Spirito Santo, i profeti cominciarono a svelare le fattezze di questa figlia di Adamo, che Dio – in previsione dei meriti di Cristo, Redentore universale del genere umano – preserverà dal peccato originale e da tutti i peccati personali, e colmerà di grazia, per fare di Lei la degna Madre del Verbo Incarnato. Ella è la vergine che concepirà e partorirà un Figlio, che chiamerà Emmanuele.

Estasiati davanti alla bellezza di Maria, da sempre i cristiani le hanno rivolto lodi copiose e ricche di immagini, che la Chiesa raccoglie nella liturgia: orto recintato, giglio tra le spine, sorgente sigillata, porta del cielo, torre vittoriosa contro il serpente infernale, paradiso di delizie piantate da Dio, stella amica dei naufraghi, Madre purissima, Regina dei profeti...

Ecco, proprio Regina dei profeti e lei stessa profetessa dei messaggi di suo Figlio all’umanità.

È interessante notare questo fatto: prima della venuta di Gesù, è Dio Padre che si rivolge direttamente al suo popolo mediante i profeti, e i profeti vengono istruiti direttamente da Dio sulla loro missione; dopo la venuta di Gesù, Dio Padre non parla più direttamente al suo popolo che ormai è tutta l’umanità, ma si serve del Figlio e della Madre.

Innumerevoli sono nella storia della Chiesa gli eventi documentati della presenza di Gesù che parla e dialoga con i mistici e delle apparizioni della Madonna che con amore di Madre preoccupata per la salvezza degli uomini, interviene incessantemente per riportare l’umanità al rispetto del messaggio evangelico.

Possiamo ben affermare che la Madonna è da secoli la profetessa inviata da Gesù per soccorrere l’umanità preda del peccato e sempre più orientata alla autodistruzione.

Ora, nel nostro percorso di avvicinamento al mistero del ruolo della Madonna come corredentrice dell’umanità, non possiamo fare a meno di ricordare attraverso quali meccanismi il popolo cristiano si rivolge alla Madre di Gesù, pregandola e impetrando da Lei le grazie e i doni necessari per la salvezza eterna, ma anche per la salute corporale.

Il canale principale di questa comunicazione mistica tra il fedele e la Madonna è certamente la preghiera del Rosario.

 

La pratica del Rosario si diffuse grandemente nel Medio Evo ad opera di San Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell’Ordine cistercense e predicatore della seconda crociata per la liberazione del Santo Sepolcro, e di San Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine domenicano, detto dei predicatori.

Il mese di Maggio è per tradizione il mese dedicato alla Madonna, proprio perché è il mese delle rose, e il Rosario altro non è che una lode continua alla Madre di Cristo, simboleggiata da questo fiore affascinante e bellissimo.

Come per i Salmi esiste la suddivisione tra i Salmi della gioia, i Salmi del dolore e i Salmi della riflessione, che altro non sono che le tre condizioni esistenziali della vita di ogni uomo, così il Rosario fa memoria della condizione esistenziale di Cristo redentore durante la sua vita terrena, a partire dall’Annunciazione per terminare con la Pentecoste e l’Assunzione di Maria.

Grande impulso alla pratica di questa devozione mariana viene dalle miracolose apparizioni della Vergine durante tutto il secolo XIX, dalla famosa Rue du Bac a Parigi con Catherine Labouré, a Lourdes con Bernadette, e nel secolo XX prima a Fatima con Lucia e i due cugini Giacinta e Francesco, e poi a Medjugorie con il gruppo di veggenti ancora in vita, e dove le apparizioni continuano regolarmente. In tutte queste apparizioni la Madonna invita i fedeli alla preghiera del Rosario per la salvezza dell’umanità, che sta correndo precipitosamente verso l’autodistruzione, prima di tutto morale, con la diffusione massiccia della cultura della violenza sulla vita e con l’eradicazione della presenza di Dio dal cuore degli uomini.

Pochi anni fa il grande Papa Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica “Il Rosario della Vergine Maria”, ha invitato i cristiani a riscoprire la preghiera mariana per eccellenza, “preghiera tradizionale, tanto semplice e allo stesso tempo tanto profonda”, destinata a “produrre frutti di santità”.

In questa Lettera Apostolica il compianto Sommo Pontefice insegna e spiega che il Rosario deve essere una preghiera contemplativa, ricordando ciò che l’altro grande Papa Paolo VI diceva: “Senza contemplazione, il Rosario è un corpo senz’anima. Per sua natura, la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore”.

Ma, vediamo a questo punto perché la Francia, una volta ritenuta la nazione eletta per aver sempre protetto la Chiesa cattolica e lo Stato Pontificio, ha avuto in modo particolare la presenza della Madonna con le sue apparizioni. Non possiamo qui fare la storia di tutte le significative presenze della Madre di Gesù in terra di Francia, ma ci limitiamo a due eccezionalmente importanti e tra loro collegate: le apparizioni della Madonna a Catherine Labouré presso il convento delle Figlie della Carità, fondato da san Vincenzo de’ Paoli, in Rue du Bac a Parigi nel 1830, e le apparizioni avvenute a Lourdes nella grotta di Massabielle a Bernadette Soubirous nel 1858. Ma certamente non possiamo dimenticare l’apparizione intermedia del 19 settembre 1846 a La Salette ai due ragazzi: Massimino Giraud e Melania Calvat. Anzi, di questa apparizione se ne parlerà molto tra i fedeli e le autorità ecclesiastiche. Infatti, nel 1999 l’abbé Michel Corteville durante le ricerche, per la sua tesi di specialità, negli archivi vaticani ha scoperto le lettere autografe con le quali Melania e Massimino scrivevano al Papa Pio IX intorno ai famosi segreti che la Vergine aveva loro comunicato, con l’autorizzazione a farli avere al Papa dopo il 1858. (Antonio Galli: “Scoperti in Vaticano i segreti de La Salette”, ed. Sugarco, Milano 2007, € 16,50).

Però, prima di parlare di queste grandi manifestazioni terrene della Madre di Cristo, è opportuno tentare di capire perché qui e allora ci furono questi eventi.

Vedete, la Francia dal 1700 in avanti è diventata come una specie di incubatrice dell’odio contro la Chiesa di Roma, contro il Papa, contro la dottrina della Chiesa cattolica.

Qui è nato l’illuminismo che è poi degenerato nelle filosofie contro l’uomo:

  • Il giacobinismo della rivoluzione francese,
  • Il comunismo marxista di Lenin, di Stalin, di Mao, di Pol Pot, ecc.,
  • Il nichilismo di Nietsche,
  • Il nazionalsocialismo di Hitler.

 


 

Tutte filosofie politiche degenerate in ideologie contro l’uomo. Nessuna delle realizzazioni concrete di quelle filosofie ha portato la felicità agli uomini. Anzi, hanno provocato centinaia di milioni di morti, e continuano a provocarli.

Il sogno di tutte queste ideologie è “Cacciare Cristo per poter schiacciare i popoli”, proprio come aveva urlato Voltaire: “schiacciate l’infame”, cioè Cristo.

Ecco perché è importante mettere in evidenza la insistenza con la quale la Madonna è apparsa in terra di Francia, e sempre con messaggi di Madre molto preoccupata per la determinazione con la quale gli uomini seguono Satana invece di Cristo.

Il vero rivoluzionario è Cristo, perché proclama che tutti gli uomini sono fratelli e quindi uguali dinanzi al Padre celeste. In questo modo Cristo elimina gli steccati della diversità umana, posti sin dai primordi della storia fra nobili e plebei, fra forti, sani e belli, e malformati ed emarginati. Con la sua rivelazione Gesù dà a ciascuno la certezza che il Padre ama tutti i figli allo stesso modo.

Al Padre non interessano le differenze fisiche, razziali, sociali, culturali dei propri figli, ma solo la purezza del loro cuore, il loro agire sulla terra. Perché il suo è il regno dello spirito, che è eterno, e non della materia che è limitata, finita e destinata a morire.

Gesù conquista prima il cuore e poi la mente degli uomini, scardina l’antica mentalità pagana, rivoluziona l’essenza dell’essere umano e del suo essere nel mondo. L’avvento di Cristo illumina il progresso terrestre con la speranza. Per i credenti si ha la certezza che veniamo da Dio e a Dio ritorneremo. Il passaggio sulla terra è un pellegrinaggio, una prova per riconquistarsi il paradiso perduto. Chiunque può redimersi con le proprie azioni e con atti d’amore. Ma anche per chi non crede, il percorso storico è illuminato di senso, perché sa che ciò che compie e produce nel tempo è utile per l’avvenire.

Il Cristianesimo spezza i cicli della mentalità pagana, caccia il fato e con esso l’idea dell’ineluttabilità della distruzione delle civiltà e affida alla responsabilità dell’uomo il proprio avvenire, oltre a rassicurarlo con la presenza costante della Provvidenza. Il Cristianesimo dà un senso e una meta alla vita terrena.

Ora, dopo aver fatto questo percorso storico e di attualità, riprendiamo il legame tra le apparizioni della Vergine in terra di Francia, nella Rue du Bac a Parigi e a Lourdes.

In ambedue le situazioni la Madonna si presentò come l’Immacolata concezione, questo è il grande annuncio.

Non mi soffermo sul significato teologico di questo dogma, voglio solo, e brevemente, ricordare un grande beato del Medioevo che gettò le basi teologiche della concezione immacolata della Madre di Gesù, il francescano Giovanni Duns Scoto, (Dottor Sottile) di origine scozzese, attorno al 1300. A questo beato frate, dei francescani minori, dobbiamo l’intuizione profetica del dogma che secoli dopo sarà proclamato dalla Chiesa cattolica, anche a seguito delle apparizioni della Rue du Bac, cui quelle di Lourdes fanno solo da conferma. Famoso il suo sillogismo per dimostrare la scelta di Dio sulla Madonna: “potuit, decuit, ergo fecit”, POTUIT (Dio nella sua onnipotenza poteva farlo), DECUIT (era conveniente che la madre di Gesù fosse preservata dal peccato originale), ERGO FECIT (perciò di fatto l’ha preservata).

 Infatti, la Madonna a Catherine Labouré, dirà di coniare quella medaglia, diventata poi famosa come la “medaglia miracolosa”, con su scritta la giaculatoria “O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Siamo nel 1830, a Parigi.

Però, la festa della Immacolata era in uso nella Chiesa cattolica anche nei secoli precedenti, proprio grazie agli ordini religiosi, come i francescani, che l’avevano diffusa in tutta Europa. Nella nostra esposizione cercheremo di mettere in evidenza la grande sintonia che si è costruita nei secoli tra l’Immacolata e l’ordine francescano.

Solo nel 1854 il Papa Pio IX decise la proclamazione del dogma, cioè della verità di fede sull’Immacolata concezione.

Ricordiamo anche una data importante e significativa: il 25 marzo 1858 a Lourdes la “Bella Signora” durante una delle apparizioni, confidò a Bernardette che Lei era la Immacolata Concezione: “Que soy era Immaculada Councepciou”, nel dialetto dei Pirenei di quel tempo.

Ma il giorno 25 marzo per tutta la cristianità è anche la festa dell’Annunciazione.

Pensate che coincidenza!

Gesù sarebbe nato dopo nove mesi da quell’annuncio, e a Lourdes abbiamo una nuova prova della verità storica dell’Annunciazione e della nascita del Redentore dell’umanità. Quale grande messaggio è questo che arriva nei nostri cuori!

Però, anche La Salette riveste un’importanza strategica nelle apparizioni della Vergine, che si presenta come madre premurosa di salvare la vita dei suoi figli. Nulla sfugge alla sua tenerezza di Madre: è totalmente impegnata ad intercedere in nostro favore, presso suo Figlio Gesù, del quale non riesce più a reggere oltre il braccio tutto teso a lanciare castighi tremendi al popolo che lo bestemmia, che non va più alla Santa Messa, che non rispetta più la Quaresima. Sono queste le colpe che la Madonna rimprovera al popolo di Dio che si allontana dalla pratica dei sacramenti e dagli insegnamenti del Vangelo. Ancora una volta ci accorgiamo che alla Madre di Gesù interessa salvare le nostre anime dall’inferno. Con commozione notiamo che la Vergine ci accomuna al Figlio suo. Dice a Massimino e a Melania: “Figli miei”, e parlando di Gesù: “Mio Figlio”, e del popolo di Dio: “Mio popolo, popolo mio”.

Tutto è suo nel medesimo modo. Tutto le appartiene come madre che di tutto si prende cura.

 I FRUTTI PRODIGIOSI DELLA DEVOZIONE ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE.

 Ora, dopo aver compreso quali messaggi la Madre di Gesù ha comunicato nelle diverse occasioni, ci incamminiamo in un percorso tanto semplice quanto suggestivo. I fatti storici che vedremo sono talmente significativi nell’economia delle apparizioni che sarebbero sufficienti per convertire tutti gli increduli e i miscredenti.

Cominciamo il nostro breve cammino da Roma nell’anno 1842, per la precisione il 20 gennaio, quando il nobile francese Alphonse Ratisbonne, ebreo di nascita, entra con un amico nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte dove l’amico, cattolico, deve ordinare delle messe. Alphonse lo aspetta in fondo alla chiesa presso il primo altare laterale sulla sinistra dedicato alla Madonna e dove c’è una statua che la rappresenta secondo l’immagine della medaglia miracolosa. La devozione a questo simbolo della Vergine solo 12 anni dopo le apparizioni della Rue du Bac, è stata così fulminea e prodigiosa che si è rapidamente diffusa in tutta la cristianità del tempo con milioni di medaglie coniate nelle varie lingue.

Improvvisamente al giovane e incredulo Alphonse appare la Madonna della medaglia miracolosa, lui cade in ginocchio, e, lasciamo a lui il racconto tratto dalla testimonianza giurata davanti alle autorità della Chiesa romana:

"Vidi come un velo davanti a me. La chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quasi che tutta la luce della chiesa si fosse concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce e vidi sull’altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria, simile nell’atto e nella forma, all’immagine che si vede nella medaglia miracolosa dell’Immacolata. Mi fece cenno con la mano di inginocchiarmi. A tal vista caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo, cercai, quindi, varie volte di alzare gli occhi verso la santissima Vergine, ma la riverenza e lo splendore me li faceva abbassare, ciò che non impediva, però, l’evidenza di quella apparizione. La Vergine non pronunciava alcuna parola, ma compresi perfettamente...provavo un cambiamento così totale che credevo di essere un altro, la gioia più ardente scoppiò nel profondo dell'anima; non potei parlare...non saprei render conto delle verità di cui avevo acquisito la fede e la conoscenza. Tutto quello che posso dire è che il velo cadde dai miei occhi; non un solo velo, ma tutta la moltitudine di veli che mi aveva circondato, scomparve...uscivo da un abisso di tenebre, vedevo nel fondo dell'abisso le estreme miserie da cui ero stato tratto a opera di una misericordia infinita...tanti uomini scendono tranquillamente in questo abisso con gli occhi chiusi dall'orgoglio e dall'indifferenza...mi si chiede come ho appreso queste verità, poiché è certo che non ho mai aperto un libro di religione, non ho mai letto una sola pagina della Bibbia: tutto quello che so è che, entrando in chiesa, ignoravo tutto, e uscendone, vedevo tutto chiaro...non avevo alcuna conoscenza letterale ma interpretavo il senso e lo spirito dei dogmi, tutto avveniva dentro di me, e queste impressioni, mille volte più rapide del pensiero, non avevano solamente commosso l'animo, ma l'avevano diretto verso una nuova vita...i pregiudizi contro il Cristianesimo non esistevano più, l'amore del mio Dio aveva preso il posto di qualsiasi altro”.

Alphonse Ratisbonne si fa battezzare subito dopo con il nome di Alphonse Marie e entra nell’ordine dei Gesuiti dove diventa sacerdote.

Lo straordinario della storia di Alphonse Marie comincia adesso.

Il suo fratello Theodore Marie, anche lui ebreo, si era già convertito al cattolicesimo in precedenza e fattosi sacerdote aveva avviato un’iniziativa particolare per occuparsi della pastorale degli ebrei convertiti, fondando un Istituto di vita religiosa e gli aveva dato nome: Suore di Nostra Signora di Sion. Siamo nell’anno 1846.

A questo punto ambedue i fratelli decidono di mettersi insieme nell’impresa di andare in Israele, allora sotto l’impero turco ottomano, per avviare la missione di portare Cristo ai fratelli ebrei, e l’impresa prende avvio nel 1856 quando Theodore Marie manda le sue suore a Gerusalemme. I due fratelli erano convinti che il Cristianesimo era l’adempimento del giudaismo e parlavano della conversione degli Ebrei come parlavano della propria conversione.

 La Vergine Maria apparsa ad Alphonse viene presentata come l’ebrea perfetta: la figlia di Abramo, la figlia di Sion, e la madre di tutti. Maria è l’anello che permette di unire Israele e la Chiesa, mentre Gesù è quello che unisce e divide Israele e la Chiesa. Il carisma di unità di Maria è unico e rimane fondamentale nel dialogo.

 A questo punto della nostra narrazione si innesta un altro episodio straordinario che riguarda Daniele Comboni, il grande missionario veronese che ha evangelizzato l’attuale Sudan in Africa, e che vede come attore primo proprio il sacerdote Alphonse Marie Ratsbonne.

Il Comboni durante il suo viaggio di avvicinamento al Sudan deve fermarsi per noie burocratiche nel porto di Alessandria d’Egitto. Siamo nell’anno 1857. A questo punto il guardiano del convento francescano di Alessandria offre a Comboni, e ad altri due confratelli, l’occasione di imbarcarsi su una nave francese diretta in Palestina per visitare i luoghi della vita di Cristo. La Provvidenza vuole che su quella nave ci sia Alphonse Marie col quale immediatamente nasce un’amicizia straordinaria che porta Alphonse a fare da guida per la Terra Santa a Daniele, che così rimane affascinato e folgorato dalla visione dei luoghi della vita del Redentore, e riporterà nelle sue memorie l’importanza di questa esperienza per la sua futura vita missionaria.

Qualche anno dopo il Comboni scrive al Ratisbonne: “Quanta emozione ha provato il mio debole cuore! Io vi ho trovato là l’opera di Dio, il miracolo di questo secolo di errori in favore dei poveri figli di Abramo. Io sono convinto della verità dei fatti e da un insieme di quello che si evidenzia nella nostra epoca, che si avvicina il Regno di Dio per gli sfortunati fratelli israeliti e che le Opere di Dio, realizzate dai venerabili fratelli Ratisbonne, ne sono i più forti strumenti, la felice iniziativa e che Nostra Signora di Sion è l’apostolo dei discendenti dei suoi antenati, del popolo eletto”.

Per Daniele Comboni ogni azione evangelizzatrice ha inizio là, a Gerusalemme, nella radice della Chiesa Giudeo-Cristiana degli Apostoli, da cui ogni Chiesa pellegrina nel mondo trae la sua origine e fondamento , e solo partendo da Gerusalemme sarà possibile annunciare il vero Evangelo a tutte le genti, nel rispetto della lingua, della storia e della cultura di ciascuna nazione.

 Alphonse Marie muore a Ein Karem il sei maggio 1884 e lì è sepolto proprio nei pressi del convento delle sue suore e della chiesa della Visitazione, dove i pellegrini che visitano la Terra Santa si fermano per fare memoria della nascita di san Giovanni Battista e per la recita del cantico di Zaccaria: il Benedictus!

 Ora, avviandoci alla conclusione del nostro percorso sul ruolo della Immacolata Concezione come profetessa del Nuovo Testamento, prendiamo in considerazione un altro straordinario testimone, il frate francescano san Massimiliano Kolbe.

Vedete, l’originalità della nostra fede cattolica ha un riscontro di particolare efficacia comunicativa, perché permette di mettere in relazione degli eventi che nella loro visione di insieme consentono una grande apertura mentale e una visone del disegno provvidenziale di Dio sull’umanità.

Il percorso che abbiamo fatto questa sera sul ruolo dell’Immacolata Concezione, ha una tale carica di entusiasmo per noi credenti che ci fortifica certamente nel cammino di fede di ciascuno e che ci fornisce suggestioni potenti per comunicare la nostra fede anche agli altri, sia vicini che lontani dalla pratica religiosa.

 Massimiliano nasce nel 1894 in Polonia e a 10 anni ai piedi della statua della Madonna, nella sua chiesa parrocchiale, inginocchiato in preghiera gli appare la Vergine Maria che portava in mano due corone, una bianca e l’altra rossa. La Madonna, sorridendo maternamente, gli chiede di scegliere. La bianca significava che avrebbe perseverato nella castità e la rossa che sarebbe stato martire. Massimiliano dice alla Madonna che lui le sceglie tutte e due.

La vocazione religiosa lo porta a entrare a 14 anni nel convento dei francescani insieme a suo fratello Francesco. Una volta pronunciati i voti semplici, a causa della sua grande intelligenza, viene mandato dai superiori a studiare a Roma presso il Collegio Serafico Internazionale per poi proseguire gli studi nella prestigiosa Università Gregoriana, quella dei Gesuiti.

Il suo amore per l’Immacolata è talmente grande che già a Roma e prima di essere ordinato sacerdote, fonda l’associazione apostolica della Milizia di Maria Immacolata con lo scopo di convertire i peccatori, inclusi i nemici della Chiesa, e la santificazione di tutti i membri della Milizia, sotto la protezione dell’Immacolata.

La sua intraprendenza era eccezionale, volle con sé solo giovani coraggiosi e disposti a seguirlo nell’impresa con il titolo di Cavalieri d’Avanguardia.

 Ora entriamo nello straordinario della vita di Massimiliano. Viene ordinato sacerdote a Roma il 28 aprile 1918 e il giorno dopo celebra la sua prima Santa Messa sull’altare della Madonna del Miracolo nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, perché lì era avvenuto il celebre episodio di Alphonse Marie Ratisbonne che si era inginocchiato ebreo e si era alzato cristiano grazie all’apparizione della Vergine della medaglia miracolosa.

La vita di questo santo apostolo dell’Immacolata ha dello straordinario. Rientrato in Polonia nel 1919 e dopo un ricovero in sanatorio, fonda il giornale “Cavaliere dell’Immacolata”, mette insieme ben 327 collaboratori e arriva a stampare centinaia di migliaia di copie che distribuisce in tutta la Polonia. Nel 1927 un nobile polacco gli regala un terreno e su questo lui costruisce la Città dell’Immacolata dove raduna un migliaio tra sacerdoti, seminaristi e collaboratori. Un esercito al servizio della Madonna.

Nel 1930 parte per il Giappone e a Nagasaki fonda una città dell’Immacolata, dove ancora oggi i cattolici giapponesi con i loro sacerdoti proseguono nell’opera di apostolato avviata dal Kolbe. In Polonia, nel 1939, alla vigilia della guerra, stampa oltre un milione di copie della sua rivista.

Nel 1941 nella Polonia occupata dai nazisti, scrive nel suo ultimo numero della rivista: “Nessuno al mondo può mutare la verità. Ciò che possiamo fare è cercarla e servirla quando l’abbiamo incontrata. Il conflitto reale di oggi è un conflitto interno. Al di là degli eserciti di occupazione e dell’ecatombe dei campi di sterminio, vi sono due nemici inconciliabili nel più profondo di ogni anima: il bene e il male, il peccato e l’amore. Di cosa ci avvantaggiano le vittorie nei campi di battaglia, se siamo sconfitti nel più profondo delle nostre anime?”.

Cogliendo questa occasione la Gestapo lo arresta e lo interna nel campo di sterminio di Auschwitz dove lui si offre come condannato a morte al posto di un padre di famiglia. Con altri nove condannati saranno rinchiusi in una stanza sotto terra e lasciati morire di fame. Quando le guardie vanno per verificare la loro morte trovano ancora in vita Massimiliano che viene assassinato con una iniezione di acido fenico. Era il 14 agosto 1941, vigilia dell’Assunzione di Maria.

 Il martirio di questo santo frate francescano rimane un esempio di cosa significhi aver donato la propria vita all’Immacolata e a esser stato testimone della fede in suo figlio Gesù.

Lui non si stancava mai di dire: “Non abbiate paura di amare troppo l’Immacolata; mai potremo eguagliare l’amore che ha avuto da Lei lo stesso figlio Gesù, e imitare Gesù è la nostra santificazione. Quanto più apparteniamo all’Immacolata, tanto meglio comprenderemo e ameremo il Cuore di Gesù, Dio Padre, la Santissima Trinità”.

 Mi piace terminare questa esposizione portando l’attenzione sul legame che esiste da secoli tra l’Immacolata e l’Ordine francescano. Già san Francesco aveva composto all’inizio del suo percorso di santità questa preghiera alla Vergine Immacolata:

 Ave, Signora santa,

regina santissima,

madre di Dio, Maria,

che sei sempre vergine,

eletta dal santissimo Padre celeste,

che ti consacrò

con il santissimo diletto Figlio,

e con lo Spirito Paraclito;

tu, in cui fu ed è

ogni pienezza di grazia

e ogni bene.

Ave, suo palazzo.

Ave, suo tabernacolo.

Ave, sua casa.

Ave, suo vestimento.

Ave, sua ancella.

Ave, madre sua.

 Ecco, è significativo per la nostra fede cercare questi legami fortissimi proprio per dare sostegno alla nostra fede, alla nostra testimonianza nei riguardi del mondo.

Ed è con questo sentimento che introduciamo le apparizioni di Mediugorje in una parrocchia retta dai frati francescani.

Siamo immersi in un disegno straordinario di salvezza, ma gli uomini si sforzano diabolicamente di non riconoscerlo e anzi di contrastarlo. Di questo dobbiamo avere consapevolezza, credenti e non credenti: se siamo creature di Dio e Gesù, figlio di Dio e nostro fratello, è venuto per la nostra salvezza, non possiamo non tener conto di quanto si sta verificando a Medjugorje.

 Ora, facciamo riferimento sia ai messaggi, sia al contesto nel quale la Madre di Cristo ha deciso di apparire mandata da suo Figlio. È assolutamente importante precisare che la Madonna non viene a parlare ai suoi figli per sua volontà, ma viene inviata da Gesù direttamente. È Gesù che vuole in maniera inequivocabile che tutti gli uomini si salvino. Il Figlio di Maria, come lo chiamano i musulmani, ha in più riprese dichiarato che Lui è venuto per la salvezza di tutti. Pensate alla santa Faustina Kowalska e alla rivelazione diretta di Gesù che invita tutti a pregare per essere ammessi alla sua divina misericordia. Questo invito a pregare per invocare la divina misericordia su tutti gli uomini compare anche nei messaggi che la Madonna comunica ai veggenti.

C’è un filo rosso, che ci invita a riflettere, e che si dipana in tutti gli eventi, clamorosi per le loro coincidenze, nei quali Dio attraverso suo Figlio e con la collaborazione di sua Madre Maria ci comunica la sua volontà, la sua divina volontà: pregate, pregate, pregate perché ciò che chiedete il Padre vostro ve lo concederà.

Medjugorje non fa eccezione.

 Cari figli, vi invito alla conversione individuale.

Questo tempo è per voi!

Senza di voi il Signore non può

realizzare ciò che vuole.

Cari figli, crescete di giorno in giorno

attraverso la preghiera, sempre più verso Dio.

 Questo è uno dei messaggi che Maria ha comunicato ai veggenti e contiene, in modo chiarissimo, il percorso che Dio ci invita a seguire per la salvezza nostra e di tutti gli uomini.

La Madonna ci dice anche come farlo questo cammino, ci dà cinque colonne sulle quali poggiare tutto il nostro edificio esistenziale. Pensiamo alla nostra vita terrena, alla nostra quotidianità e a ciò che siamo stati chiamati a realizzare.

 Ecco i nostri cinque pilastri:

  1. la preghiera con il cuore immerso nella storia della salvezza: il rosario quotidiano,
  2. il nutrimento spirituale con la Santa Eucaristia,
  3. la lettura della Bibbia, vecchio e nuovo testamento,
  4. il digiuno di riparazione dei peccati nostri e del mondo intero,
  5. la confessione mensile.

 A ben guardare, sono gli stessi messaggi che la Madonna ha dato in tutte le altre apparizioni, questi sono un po’ più attualizzati a seguito delle indicazioni del Concilio Vaticano II, ma in definitiva siamo invitati a recitare il Rosario e a fare penitenza. Il percorso è segnato e parte dal Rosario, perché secondo l’intuizione di san Luigi Maria Grignion de Monfort, a Gesù ci si arriva per Maria.

 LA MADONNA DEL LAUS FA NOTIZIA DOPO 344 ANNI.

È proprio il caso di dirlo, il riconoscimento ufficiale del carattere soprannaturale delle apparizioni mariane alla Venerabile Benoite (Benedetta) Rencurel, è avvenuta domenica 4 maggio 2008 a Gap, piccola cittadina della Provenza. Il vescovo mons. Jean-Michel di Falco ha presieduto una solenne concelebrazione per il riconoscimento e ha fatto campeggiare una grande scritta nel territorio della sua diocesi: "1664 non è solo una marca di birra. E' soprattutto....la data della prima apparizione della Vergine Maria a Benedetta Rencurel al Laus".

Le apparizioni alla veggente sono durate dal 1664 al 1718 , dando luogo al Santuario di Notre Dame di Laus. La Chiesa nei secoli ha promosso il messaggio di riconciliazione trasmesso alla veggente e osservato le guarigioni inspiegabili che avvengono ancora oggi nel santuario, dove ogni anno si recano circa 130.000 pellegrini. Anche il vescovo ha confessato ai fedeli di aver ricevuto una grazia soprannaturale nel santuario.

Monsignor Di Falco voleva un riconoscimento ufficiale, al quale Roma non ha trovato nulla da dire dopo lo studio di un dossier stilato da specialisti, tra cui il magistrato Renè Humetz. Quest'ultimo è autore di uno studio sul santuario intitolato "Enquête sur les parfums de Notre-Dame-du-Laus " (Inchiesta sui profumi di Nostra Signora del Lago)

Benoîte Rencurel era nata il 17 settembre 1647 a St. Etienne; rimasta precocemente orfana. Era una ragazza dolce, cresciuta nella bontà operosa. Amava molto pregare e rimanere assorta per lungo tempo col rosario tra le dita. Sotto la dolcezza, però, si nascondeva un carattere fermo e assai determinato al bene. Ma, per tutto il resto, era una ragazza come le altre.

Al Vallon des Fours (Vallone dei Forni) Benedetta conduceva spesso le pecore al pascolo. Perché il "Vallone dei Forni"? Bisogna dire che le montagne che circondavano il Villaggio di St. Etienne d'Avançon erano molto ricche di una terra gessosa che, cotta in forni scavati direttamente nella terra, producevano allora un buon tipo di calce. Ecco allora spiegata l'origine del nome Vallon des Fours. Fu proprio qui che nel maggio del 1664 apparve a Benedetta Rencurel una bellissima Signora con un bambino per mano. Poco dopo, e senza proferire una sola parola, la bella Signora scomparve.

Presto anche le Autorità ne vengono coinvolte ed esigono delle spiegazioni. La Madonna, perché ormai è chiaro che della Vergine Maria si tratta, al Vallon des Fours domanda una processione di tutto il popolo e alla fine della manifestazione di fede rivela finalmente il suo nome: "Mi chiamo Maria e non mi vedrà più in questo luogo”, infatti la Vergine Maria la informa che “La vedrà molto spesso alla cappella situata a Laus”.

Il primo pellegrinaggio venne organizzato per la prima volta nell’autunno 1664 e la Signora annunciò a Benedetta: “Ho scelto questo luogo per la conversione dei peccatori; una grande chiesa vi sarà costruita, così come una casa per i sacerdoti; molti peccatori e peccatrici si convertiranno”.

Subito vi furono molti pellegrini che accorsero al Laus, tanto che all’epoca il giudice della valle, Francois Grimaud, che registra le guarigioni miracolose, scrive in un suo rapporto che in diciotto mesi giungono al Laus oltre centoventimila pellegrini.

Le apparizioni della Signora a Benedetta si caratterizzano per una cura particolare che la Stessa pone nei riguardi dei sacerdoti che dovranno ricevere i pellegrini.

La Madonna insegna a Benedetta tutto quanto le potrà servire per l’accoglienza dei peccatori inculcandole una vera passione per la salvezza delle anime. Essa riceve il dono di leggere nelle coscienze, come un altro grande santo di nostra recente conoscenza come san padre Pio da Pietrelcina. Quindi nelle apparizioni del Laus non ci sono rivelazioni di messaggi particolari o di profezie, c’è invece una grande passione della Mamma celeste per la salvezza dei peccatori.

Questa cura straordinaria, nei riguardi dei peccatori, è sempre presente in tutte le apparizioni, ma in questo caso la Vergine Maria al Laus mette in risalto il ruolo dei sacerdoti, medici dell’anima, nell’accoglienza e nella guarigione delle anime che si rivolgono alla madre di Gesù come intermediaria per accogliere l’invito alla conversione che in tanti modi Gesù stesso ha predicato durante la sua vita terrena.

Cinquantaquattro anni durarono le Apparizioni al Laus: nei primi mesi esse si verificarono tutti i giorni, poi ebbero una cadenza pressoché mensile. Nel luglio 1673, mentre è in preghiera ai piedi di una grande Croce di legno sul colle antistante Avançon, le appare Gesù, steso e inchiodato sulla Croce, ricoperto di sangue. Da allora e per molti anni Benedetta soffrì nel proprio corpo i dolori della Passione di Cristo.

Ecco la notizia. Mi pare eccezionale, un avvenimento che fa riflettere tutti noi, ma soprattutto i tanti scettici, sacerdoti, religiosi e laici che mettono in dubbio o guardano con sospetto le apparizioni di Medjugorje. Pensate bene, al Laus la Vergine Maria ha continuato per 54 anni a intrattenersi con Benedetta. Ancora più straordinario è il fatto che la Chiesa dopo 344 anni abbia riconosciuto che si è trattato di eventi soprannaturali. Coltiviamo con fede nella Madonna in tutte le sue manifestazioni, i suoi tempi non sono i nostri tempi, e, per fortuna nostra, anche la Chiesa ufficiale illuminata dallo Spirito Santo alla fine discerne e conferma.

GIANFRANCO TRABUIO

GIUGNO 2008

 

 

Letto 45428 volte Ultima modifica il Giovedì, 29 Agosto 2013 10:02
Altro in questa categoria: LA MADONNA DEL ROSARIO »

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.