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Lunedì, 17 Settembre 2018 11:30

800 anni di presenza francescana in Terra Santa

COMMISSARIATO DI TERRA SANTA DEL NORD ITALIA – CONVENTO SANT’ANTONIO DI MARGHERA

29° CONVEGNO DEGLI AMICI DI TERRA SANTA
16 SETTEMBRE 2018

“FRANCESCANI IN TERRA SANTA, UNA STORIA LUNGA 800 ANNI”

LA MISSIONE FRANCESCANA D’OLTREMARE FINO ALLA BOLLA “GRATIAS AGIMUS” (Ringraziamo)
(A cura del prof. Gianfranco Trabuio, pubblicista)

LOGO CUSTODIALE

Logo della Custodia Francescana di Terra Santa

Inizio questa mia relazione con un invito rivolto a tutti di creare nel proprio cervello un’immagine storica delle vicende che stiamo narrando e per farlo è necessario fornire una mappa storica degli eventi che nel breve lasso di tempo assegnatomi provo a descrivere.

Intanto ringrazio fra Francesco Ielpo, Commissario della Custodia Francescana di Terra Santa per il Nord-Italia, per la fiducia accordatami nel darmi un incarico così importante per questo nostro 29° Congresso. Incarico, peraltro, molto impegnativo perché illustrare storicamente il periodo che vede la presenza francescana nei Luoghi Santi dai primi anni del 1200 fino alla Bolla Gratias Agimus di Papa Clemente VI nel 1342 non è né semplice né facile.

Troppi sono gli eventi importanti che si sono succeduti in questo secolo e mezzo, e il tempo non è sufficiente per una relazione abbastanza esaustiva per disegnare il quadro delle vicende che dovrebbero essere narrate.

Ho scelto quindi di parlarvi di un quadro iniziale, quando i primi frati arrivano in Palestina, e della scenografia finale quando la Chiesa cattolica romana istituisce formalmente la Custodia di Terra Santa incaricandone i Frati Francescani per la realizzazione concreta.

La presenza dei Francescani in Terra Santa risale agli inizi del XIII secolo.
A quel tempo il piccolo gruppo dei seguaci di S. Francesco divenne ben presto un grande Ordine Religioso (l 'Ordine dei Frati Minori), animato da fervore e da irrefrenabile dinamismo apostolico.
Lo stato e le linee del suo sviluppo vennero fissati dai Capitoli Generali, equivalenti ai "congressi" degli odierni partiti politici.
Al Capitolo Generale del 14 maggio1217, giorno della Pentecoste, tenutosi ad Assisi, i Francescani decisero di portare la testimonianza della loro vita e l'annuncio del Vangelo in ogni angolo della terra. Per rendere più capillare e più incisiva la loro azione apostolica, divisero il mondo, allora conosciuto, in zone territoriali, chiamate "Province".
Una delle Province, costituite nel suddetto Capitolo, ebbe il nome di Provincia di Terra Santa o, con termine più generico, di Provincia d'Oriente o d’Oltremare, che si estendeva a tutte le regioni, che gravitavano attorno al bacino sud-orientale del Mediterraneo, dall'Egitto fino alla Grecia e oltre.
La Provincia di Terra Santa comprendeva naturalmente la terra natale di Cristo e i luoghi, in cui si era realizzato il mistero della nostra Redenzione. Per tale motivo essa fu considerata la prima fra tutte le Province e, dopo l'apertura delle altre missioni dell'Ordine in tutto il mondo, fu insignita del titolo di PERLA DELLE MISSIONI FRANCESCANE fino ai nostri giorni.
Al Capitolo Generale del 1217, Francesco inviò frate Elia a iniziare, e quindi, a organizzare la presenza dei frati nelle terre d’oltremare, cioè in Terra Santa.

S. FRANCESCO IN TERRA SANTA

Francesco, intenzionato ad allargare la sua predicazione nelle terre dell’Islam, partì alla volta della Terra Santa per raggiungere i luoghi dove i Crociati combattevano gli infedeli. Si imbarcò il 24 giugno 1219 da Ancona con undici compagni e raggiunse la città di Damietta, in Egitto, in agosto, mentre da parte dei Crociati era in corso l’assedio alla città (che fu poi conquistata nel novembre). Era questa la quinta Crociata dal 1095, da quando cioè Urbano II per la prima volta aveva esortato alla liberazione di Gerusalemme e dei Luoghi Santi dal dominio dei seguaci di Muhammad. Indetta da Onorio III nel 1217, aveva come fine la riconquista di Gerusalemme, che il Saladino aveva rioccupato nel 1187. Il campo di battaglia si era spostato in Egitto: qui i Crociati progettavano di occupare l’importante porto di Damietta, da usare poi come merce di scambio con i regnanti della dinastia ayyubide, che dominava i territori della Palestina.
Francesco, giunto a Damietta, ottenne dal legato papale, il cardinale Pelagio Galvao, benedettino portoghese, il permesso (accordato con la specifica ufficiale che il frate agiva a suo rischio e pericolo) di avventurarsi disarmato in territorio musulmano. Il legato, infatti, malgrado la presenza dei capi cristiani (il re titolare di Gerusalemme Giovanni di Brienne, il re di Ungheria Andrea II e il duca d’Austria Leopoldo VI di Babenberg), come inviato del Papa, aveva il maggior peso decisionale.

Fumetto copertina volantino Congresso 2013 ATS

Il fumetto storico pubblicato da Francesco Lucianetti e da Gianfranco Trabuio che ha conseguito il primo premio al Concorso Nazionale del fumetto "L'Unicorno"a Rovigo nel 2015

COL SULTANO

Francesco, predicando il Vangelo e i valori della fede cristiana, sperava di convertire il sultano egiziano ayyubide Malek al-Kamel (succeduto al padre, fratello del sultano Saladino il Grande, nel 1218) e i suoi soldati, per arrivare, quanto meno, ad una resa, così da evitare ulteriori spargimenti di sangue. Tra l’agosto del 1219 e la vittoria crociata del novembre stesso, Francesco e frate Illuminato furono nel campo saraceno. Alla presenza del proprio direttore spirituale e consigliere, Fakhr ad-din Fârisî, il sultano Malek al-Kamel incontrò con grande cortesia Francesco: «Per molti giorni predicò ai saraceni la parola di Dio, ma senza molto frutto», racconta il vescovo Giacomo di Vitry di S. Giovanni d’Acri in una lettera della primavera del 1220 a Onorio III.
Non sapremo mai di cosa parlarono e molte leggende sono fiorite intorno a quest’evento storico. Pur riconoscendo la straordinaria capacità di conversione del frate, il sultano rimase musulmano e, temendo piuttosto il cambiamento di fede da parte di qualcuno dei suoi, ordinò che il “poverello di Assisi” fosse ricondotto nel campo crociato e fornito di un salvacondotto per poter visitare la Palestina. Francesco si trattenne poco a Damietta, poi, attraversò la Palestina e la Siria, e ritornò in Italia.
La visita ai Luoghi Santi (non ancora dimostrata con certezza) avvenne tra il 1219 e il 1220. Racconta ancora il vescovo di S. Giovanni d’Acri: «Vedemmo giungere frate Francesco, fondatore dell’Ordine dei Frati Minori. Era un uomo semplice e senza lettere, ma amabilissimo e caro a Dio e agli uomini. Arrivò quando l’esercito dei Crociati era accampato sotto Damietta; fu subito rispettato da tutti». Il comportamento di Francesco indicò la strada per quello dei futuri missionari francescani: un’evangelizzazione in umiltà, l’amore e la venerazione dei Luoghi Santi come testimonianze dei momenti salienti della vita del Salvatore.

Avuto il salvacondotto dal sultano d'Egitto, Francesco si diresse verso la Palestina in visita ai santuari della Terra Santa. Se ne tornò poi in Italia, passando per la laguna di Venezia dove ancora oggi c’è il santuario di San Francesco del Deserto nell’isola omonima, e morì nel 1226 ad Assisi.

LA BOLLA DI GREGORIO IX: “SI ORDINIS FRATRUM MINORUM”

Premesso, allora, che i figli di San Francesco canonizzato il 16 luglio 1228 da Papa Gregorio IX, erano missionari nella Provincia d’Oltremare, era necessario dare alcune direttive di natura pastorale affinché fossero osservate all’interno delle gerarchie della Chiesa cattolica, ed ecco che Papa Gregorio IX, suo grande estimatore e protettore, pubblica un documento che costituisce per i Frati Minori la base legale e giuridica del loro insediamento a Gerusalemme e in Terra Santa. Ecco nella versione tradotta dal latino il contenuto di questo prezioso documento:

«Gregorio vescovo, servitore dei servitori di Dio, ai venerabili fratelli patriarchi di Antiochia e di Gerusalemme, legati della Sede Apostolica, a tutti gli arcivescovi e vescovi, ai Nostri amati figli abati, priori, superiori, diaconi, arcidiaconi e agli altri prelati della chiesa a cui le Nostre lettere giungeranno, salute e benedizione apostolica.

«Se voi considererete attentamente la regola dell'Ordine dei Frati Minori, potrete conoscere perfettamente che essi non desiderano i beni temporali, dato che, fin dall'inizio, hanno fondato la loro vita sulla povertà e di questa hanno fatto professione in special modo. Così come vi sembrerà più opportuno, accorderete loro il vostro aiuto tanto più facilmente in quanto non si presuppone in essi la ricerca e il conseguimento di un vantaggio temporale.

« Per questo, vi avvertiamo tutti e vi esortiamo vivamente ad attenervi a questo comando per lo stretto precetto delle lettere apostoliche: se qualche fedele o essi stessi volessero costruire degli oratori nelle vostre parrocchie, siccome cercano la salvezza delle anime e si consumano per esse, favorite benevolmente il loro progetto e permettete volontieri ai fratelli per questo istruiti e che hanno l'autorizzazione del loro padre provinciale di predicare nelle vostre parrocchie la parola di Dio.

« Non vogliamo, tuttavia, che essi ricevano le decime,le primizie, le offerte, né, che diano sepoltura ecclesiastica se non si tratta di Fratelli appartenenti all'Ordine. Inoltre, quando ne sarete richiesti, vogliate benedire i cimiteri concessi per il loro bisogno dalla Sede Apostolica, senza forzare gli stessi fratelli a incorrere in qualche sentenza di interdizione o di scomunica promulgata senza un mandato speciale della Sede Apostolica. Speriamo che possiate adempire il Nostro comando e il nostro precetto in maniera da mostrarvi degli zelatori della religione, in modo che possiate meritarvi il Nostro favore e la nostra benevolenza e in modo che non siamo costretti a provvedere personalmente a questi bisogni.

« Data a Perugia, alle calende di febbraio, nel terzo anno del Nostro Pontificato (1° febbraio 1230) »,

Questo atto pontificale che presuppone l'insediamento dei Francescani in Terra Santa vuole loro assicurare il favore del clero locale. È il modesto inizio di una serie di atti che condurranno alla costituzione definitiva dei custodi ufficiali dei Luoghi Santi, il 21 novembre 1342. Tra questo primo documento e l'ultimo, i fatti di cui la storia ha conservato il ricordo non permettono di tracciare un cammino ascendente che, sia attraverso gli insuccessi, che i successi, conduce dall'uno all'altro. Resta però certo che le istituzioni francescane della Palestina ricevono da questo primo documento un nuovo impulso.

LA PROVINCIA DI TERRA SANTA

La Provincia di Terra Santa continuò, anche dopo la morte di S. Francesco, ad essere trattata con speciale riguardo dalle autorità dell'Ordine.
Il Capitolo Generale di Pisa, tenutosi nel 1263 sotto il generalato di S. Bonaventura, considerato che la grande estensione della Provincia di Terra Santa ostacolava l'organizzazione di un lavoro apostolico adeguato alle particolari circostanze del luogo, decise di restringerne la competenza territoriale a Cipro, Siria, Libano e Palestina.
In conformità alle Costituzioni dell'Ordine di allora, anche la Provincia di Terra Santa era suddivisa in più distretti o circoscrizioni, chiamate "Custodie", comprendenti i conventi di una determinata regione.
Vi erano così le Custodie di Cipro, di Siria, e quella di Palestina, detta più propriamente "Custodia di Terra Santa", formata, durante il secolo XIII, dai conventi di Acri, Antiochia, Sidone, Tripoli, Tiro, Giaffa e Gerusalemme.
Alcuni di questi conventi ebbero una vita piuttosto breve come, ad esempio, quelli di Gerusalemme e Giaffa, che durarono sì e no una decina d'anni.
La caduta di S. Giovanni d'Acri in mano musulmana il 18 maggio 1291 segnò non solo la fine dell'epopea crociata e del Regno Latino di Gerusalemme, ma determinò anche il temporaneo ritiro dei Francescani dalla Terra Santa.
Essi, dopo l'instaurazione del nuovo dominio musulmano in Palestina, si rifugiarono a Cipro, dove aveva sede il Ministro Provinciale della "Provincia di Terra Santa" o "d'Oriente", da cui dipendeva la Custodia di Terra Santa. Di lì programmarono e avviarono gradualmente il loro ritorno a Gerusalemme e nelle altre zone della Palestina.
Il Papa Giovanni XXII, nel 1328, diede facoltà al Ministro Provinciale di Terra Santa di inviare ogni anno due suoi frati nei Luoghi Santi. Il che sta a dire che i Francescani, nonostante i cristiani fossero banditi ufficialmente dalla Palestina, continuarono ad esservi presenti e ad esercitarvi una qualche forma di apostolato.
Da vari indizi storici si sa che alcuni Francescani erano presenti al servizio del Santo Sepolcro nel periodo fra il 1322 e il 1327.
Il definitivo ritorno e insediamento dei Francescani in Terra Santa, unitamente al possesso legale di determinati santuari e al diritto di uso di altri, avvenne per l'interessamento e la munificenza di Roberto d'Angiò e della consorte Sancia di Maiorca, reali di Napoli, i quali, dopo laboriose trattative con il sultano d'Egitto, condotte con la mediazione di Fra Roger Guerin d’Aquitania nel 1333 acquistarono con denaro sonante il Cenacolo e ne trapassarono la proprietà ai Francescani che, sempre con i fondi della regina Sancia, eressero accanto ad esso un convento.
I Reali di Napoli ottennero pure che i Francescani fossero officianti abituali nella basilica del Santo Sepolcro e stabilirono che godessero di tali diritti "in nome e per conto della cristianità".

Da fonti storiche si sa che la somma pagata al Sultano dai reali di Napoli equivarrebbe a 3 milioni di franchi d’oro del tempo, e per avere un’idea di quanto è stato dato ho fatto due conti: tenuto conto che un franco d’oro pesava 3,87 grammi, al costo attuale dell’oro di 34 Euri al grammo, la spesa sarebbe stata pari a 394 milioni di Euri, ovvero nelle vecchie lire, per essere più efficaci, 764 miliardi e 261 milioni. Anche a quel tempo gli islamici erano molto sensibili al denaro.

SANTO SEPOLCRO ingresso

Ingresso della Baslica del Santo Sepolcro a Gerusalemme

LE BOLLE DI PAPA CLEMENTE VI

Papa Clemente VI, con le Bolle "Gratias agimus" e "Nuper carissimae" del 21 novembre 1342, sancì l'operato dei Reali di Napoli ed emanò disposizioni per il buon funzionamento della nuova entità ecclesiatico-religiosa.
Queste due Bolle sono, in pratica, l'atto costitutivo della nuova Custodia di Terra Santa.
Potevano far parte di questa entità frati provenienti da tutte le Province dell'Ordine (internazionalità della Custodia), i quali, una volta a servizio della Terra Santa, passavano sotto la giurisdizione del "Padre Guardiano del convento del Monte Sion" in Gerusalemme, dipendente a sua volta dal Ministro Provinciale di Terra Santa, con sede a Cipro.
Da allora i Frati Minori divennero i custodi dei Luoghi Santi per volontà e mandato della Santa Sede.

SVILUPPI SUCCESSIVI

Nel 1347 i Francescani si insediarono definitivamente anche a Betlemme presso la basilica della Natività di Nostro Signore.
Secondo i primi Statuti di Terra Santa, risalenti al 1377, i frati addetti al servizio dei Luoghi Santi (S. Cenacolo, S. Sepolcro e Betlemme) non dovevano essere più di venti. Era loro compito assicurare il funzionamento liturgico dei citati santuari e prestare assistenza religiosa ai pellegrini.
Da notare che in un documento del 1390 si specifica che la Provincia di Terra Santa, avente sede a Cipro, tra le Custodie, da essa dipendenti, ne contava una col nome di "Custodia di Siria", comprendente quattro conventi: Monte Sion, S. Sepolcro, Betlemme e Beirut.
Dal numero e dal nome dei conventi appare chiaro che la Custodia di Siria era l'equivalente della Custodia di Terra Santa. Se essa veniva menzionata con il nome di "Siria", era per non ingenerare confusione fra questo organismo e la Provincia di Terra Santa, avente sede a Cipro.
Negli ultimi anni del secolo XIV la Custodia dei frati, operanti in Palestina, raggiunse un'im¬portanza preponderante nell'ambito della Provincia, da cui dipendeva, fino ad assumere un ruolo praticamente autonomo. E' così che venne attribuita ad essa, anziché alla Provincia, da cui ancora dipendeva, la denominazione di "Terra Santa". Da allora in poi essa porterà questo pre¬ciso titolo: "Custodia di Terra Santa", col compito specifico, come dicono le parole stesse, di "custodire" i Luoghi santi.

IL MARTIRIO DEI FRATI E DEI FEDELI CATTOLICI

martiri francescani e islam

Una delle tante rappresentazioni iconografiche del martirio dei frati francescani (le fonti elencano circa 2000 frati martiri, dall'inizio della loro presenza a oggi, per mano degli islamici).

In questo primo periodo ufficiale della sua storia, la Custodia ebbe il “sigillo del martirio” con il sacrificio di parecchi suoi frati. Il primo sangue francescano bagnò la terra di Gerusalemme nel 1244, durante l'irruzione dei Carismini, i quali passarono a fil di spada numerosi cristiani e trucidarono crudelmente i Frati Minori.
Altri, ricordati da Alessandro IV, subirono il martirio nel 1257. Nove anni dopo, a Safet nel 1266, oltre duemila combattenti cristiani morirono dopo l'occupazione della città da parte del Sultano Bibars. Assieme a loro morirono anche gli eroici frati che non vollero rinnegare la loro fede. Nel 1268 anche Giaffa e Antiochia ebbero le loro vittime francescane. Di nuovo in Siria, nel 1269, caddero sotto la spada saracena otto frati. Si narra di come, sul corpo di uno di essi, Fra Corrado de Hallis, galleggiante sulle onde del mare, brillarono per quasi tre giorni due lumi fulgenti. A Damasco e a Tripoli, nel 1277, nuovo sangue cristiano venne versato per mano delle armate del Sultano Kelaun.
Acri, ultimo baluardo del Regno Latino, nel 1291, fu assalita dal Sultano Melek el Ascaraf. Oltre trentamila cristiani e numerosi frati caddero, in quell’occasione, per mano dei saraceni.

Conclusione (da una riflessione di fra Pacifico Sella ofm, docente di Storia della Chiesa all’Antonianum di Roma)
La vicenda crociata sperimentata da Francesco e il suo incontro con il Sultano di Egitto, comportò per il Santo un'entrata in crisi di tutte quelle certezze comuni al mondo medievale intorno ai musulmani: la loro pietà e la loro fede nel Dio unico devono aver certamente fatto breccia nel suo cuore. Capì che si sarebbero fatti uccidere piuttosto di abiurare al loro credo. E allora bisognava battere una nuova strada nei loro confronti: se prima li si combatteva con l'intento di estirpare la loro presenza ereticale e porre soluzione ai danni che ne derivavano, ora bisognava nei loro confronti adottare un'altra forma di «lotta», quella della testimonianza cristiana fatta di silenzio e minorità. Questo criterio sarà fissato definitivamente da Francesco nel cap. XVI della Regola non bollata, che poi troverà la sua soluzione canonica nei cap. III e XII della Regola bollata.
Ciò determinò l'inizio di una nuova forma di evangelizzazione missionaria che trovò la sua immediata realizzazione da parte di quei frati che andavano tra gli infedeli, presso cioè i musulmani del nord Africa e quelli dei luoghi santi, e i pagani, in prevalenza mongoli, dell'estremo Oriente asiatico, come mostra l'esempio mirabile di Giovanni da Montecorvino.
Il contributo dato da Francesco con la sua partecipazione mite alla V crociata e la sua inerme testimonianza cristiana davanti al sultano sono alla base di un nuovo stile missionario. A noi il prenderne consapevolezza per aderirvi sempre più, ben sapendo che, come Francesco insegna, l'evangelizzazione inizia solo là dove ci sia un'autentica testimonianza di vita «crocifissa» (= sottomessa) per poter parlare di colui che per noi si sottomise all'obbrobrio della croce.

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