Domenica, Luglio 23, 2017
Martedì, 11 Luglio 2017 06:17

PER RICODARE MARA

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locandina2 corretta

Il concerto vocale e strumentale che vi propongo e al quale vi invito fraternamente nasce dal desiderio di rendere un tributo di riconoscenza a Mara Mariga che Dio Padre ha deciso di portarsi nel suo Cielo giusto un anno fa.
C’è uno stretto legame psicologico e spirituale tra il percorso che Mara ha fatto durante la sua malattia e il sogno degli schiavi africani degli Stati meridionali del Nuovo Mondo, dalla Lousiana all’Alabama, dal Texas alla Carolina del Sud, che consiste nel sogno del ritorno alla terra d’origine.
Per noi cattolici si tratta del ritorno a Dio creatore, all’incontro con Gesù il Figlio amato che ha redento l’umanità dal peccato d’origine e che ci accoglie nelle sue braccia amorose al termine della nostra vita terrena. Ognuno di noi è consapevole di questo percorso e lo sono, soprattutto, le persone che compiono questo cammino nella sofferenza e nel dolore offrendosi come partecipazione alla Passione di Cristo per la redenzione dell’umanità.
Ecco, Mara ha fatto con profonda fede questo percorso, non c’è persona che non abbia ricevuto benefici spirituali dalla sua vicinanza. Amiche, amici, sacerdoti, religiose e religiosi sono stati contagiati dalla sua finezza psicologica e religiosa. Noi, io come marito e i nostri figli Giovanni e Antonella con i loro coniugi, siamo stati avvolti teneramente in questa atmosfera di offerta silenziosa e interiormente raccolta.
Il suo è stato un cammino di avvicinamento alla meta, alla nostra Gerusalemme celeste. Mara era innamorata della Terra Santa dove avevamo fatto insieme un paio di pellegrinaggi e dove avevamo respirato l’aria di Gesù, avevamo meditato le sue parole e camminato sulle sue strade.
Tutti noi, amanti di quei luoghi santi, esprimiamo il desiderio di morire in quella terra per essere sepolti là nella valle del Cedron, dove essere pronti nel momento del Giudizio Universale per entrare nella gloria della risurrezione nella Gerusalemme celeste.
Immaginiamo, ora, lo stesso percorso spirituale fatto dagli schiavi africani deportati dalle loro regioni sulla costa atlantica dell’Africa dai negrieri per lavorare nelle piantagioni degli agricoltori americani negli stati del sud.
Pensiamo alle sofferenze, alle umiliazioni e alle violenze subite da parte di chi li aveva comprati sui mercati africani prima di imbarcarli sulle navi delle potenze coloniali per rivenderli nelle terre del nuovo mondo.
Ecco, l’origine del dolore che viene espresso nei canti della spiritualità nera intrisa del sogno del ritorno alla terra d’origine.
Il Gospel è semplicemente un canto religioso, gospel significa Vangelo, ed è quindi la traduzione in parole e ritmi africani del messaggio di Gesù e del percorso della Storia della salvezza.
Mi sembra importante al riguardo fare una riflessione pensando alla teologia della storia, il senso da dare a questi eventi di deportazione di milioni di africani schiavi in un mondo univocamente motivato dalla ricchezza, questi schiavi vengono “utilizzati” da Dio Padre per la conversione del mondo. È importante riflettere sul piano di Dio nella storia dell’uomo. Dio sceglie i poveri, gli umili, i diseredati per costruire la storia della salvezza. Gli schiavi africani hanno vissuto secondo lo Spirito e non secondo la carne e ci hanno lasciato questi capolavori di grande spiritualità e profonda fede cristiana.
Il parallelo tra questa loro sofferenza e quella raccontata prima di Mara sta proprio nella espressione lirica del ritorno verso la Gerusalemme raccontata magistralmente nei primi libri della Bibbia. Gli africani vivono sulla loro pelle e dentro al loro cuore, il dolore patito dalla lontananza dalla terra natia ed esprimono con parole tanto commoventi e profondamente religiose questi sentimenti. Emozioni senza tempo, perché i canti del dolore e della nostalgia si perdono nell’eco dell’eternità.

PROGRAMMA DEI CANTI:

  1. WE SHALL OVERCOME - Spiritual
  2. AMEN - Gospel
  3. AMAZING GRACE
  4. GIVE ME THAT OLD TIME RELIGION -Gospel
  5. SOMETIME I FEEL - Spiritual
  6. DIDN'T MY LORD DELIVER DANIEL - Spiritual
  7. CLIMBING JACOB'S LADDER - Gospel
  8. GO TELL IT ON THE MOUNTAIN - Gospel
  9. SISTER ACT - Spiritual
  10. KUMBAYA - Spiritual
  11. JOSHUA FIT THE BATTLE OF JERICHO - Gospel
  12. YOU RAISE ME UP - Spiritual
  13. TOTAL PRAISE - Gospel

 Sassofono: Maestro Giovanni Masiero

Tastirera: Maestro Gianluca Carnio

Direttore: Maestra Rossella Bottacin

 


(Relazione del prof. Gianfranco Trabuio, pubblicista, al XXVIII Congresso degli Amici di Terra Santa del Triveneto, 2 giugno 2017, Oratorio della Chiesa Votiva, Treviso)


Anzitutto vorrei tranquillizzare il nostro fra Adriano Contran, Vice Commissario per il Nord Italia della Custodia Francescana di Terra Santa, la mia sarà una relazione politicamente corretta, non ricorrerò ad argomentazioni che invece pubblicherò sul mio blog. Una volta, tanti anni fa, Caterina Caselli cantava “la verità mi fa male”, ed è sempre stato così, anche oggi e anche ai tempi di Gesù: LA VERITÀ FA MALE, e gli oltre 800 martiri francescani per mano islamica in Terra Santa, credo lo stiano a dimostrare.


PREMESSA.
Il Congresso che stiamo celebrando è centrato sul ruolo della Famiglia Francescana nella tutela dei territori che hanno visto la nascita, la predicazione, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù di Nazareth con la sua ascensione al Cielo nella braccia del Padre, che dall’eternità lo aveva destinato alla Redenzione dell’umanità.
Per comprendere al meglio quale sia stato, e continui a essere, il significato di questa presenza francescana è necessario procedere con un salto logico che non è molto diffuso. A mio avviso l’approccio corretto è quello che ci può venire dalla “Teologia della Storia”, ovvero è necessario chiedersi quale sia il piano di Dio-Padre a partire dalla creazione del mondo e dell’uomo. Penetrando dentro a questo sistema forse è possibile trovare qualche pista di riflessione sul ruolo delle religioni e dei sistemi sociali che da queste sono stati generati.
Pensiamo al ruolo dell’Ebraismo e dell’Islamismo nelle interazioni con il Cristianesimo e a quali e quanti eventi si sono generati nei secoli e continuano a generarsi.
Conviene sempre chiedersi: “Ma Dio Padre cosa vuole da noi, seguaci di Gesù e credenti nella sua Parola?”
Come diceva un bravo sacerdote missionario al riguardo: “Le domande sono facili, le risposte sono difficili”.
Però, solo dalle domande riusciremo a entrare per qualche porta nel pensiero di Dio-Padre.
Oggi, per esempio, parliamo di questo grande seguace di Francesco di Assisi: RAMON LULL, che a queste domande ha dato delle risposte, per quei tempi, tanto profetiche quanto rivoluzionarie.

ramon lull

Una bellissima immagine che ritrae Ramon Lull nella sua vecchiaia

RAMON LULL: CHI È STATO COSTUI? E OGGI COSA RAPPRESENTA PER LA CRISTIANITÀ?
Su questo straordinario personaggio nato a Palma di Maiorca nel 1232 e morto nel 1315, si stanno scrivendo nuove pagine biografiche di grande attualità per gli eventi drammatici cui stiamo assistendo, in particolare a causa del fondamentalismo islamico che pretende di applicare alla lettera le sure del Corano. Ricordo che è molto studiato nelle Università spagnole ma non in quelle italiane, però l’Università francescana “Antonianum” di Roma ha tra le sue istituzioni un Centro di Studi Lulliani, segno della fama e della considerazione che, almeno in casa nostra, questo mitico apostolo di Cristo gode di un certo rispetto.
Ramon Lull è stato terziario francescano dopo essere stato sposato con figli e dopo aver ottenuto dalla moglie l’autorizzazione a farsi religioso. Nel 1850 Pio IX gli confermò il titolo di Beato, meritato per il coraggio nel vivere e predicare il Vangelo, è l’anno della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.
L’anno 2016 è stato solennemente celebrato dalla diocesi di Maiorca (Spagna) per ricordare i 700 anni della morte del nostro Ramon Lull, e in questa ricorrenza sul sito ASSISIOFM dei Frati minori dell'Umbria si trova pubblicata questa nota:

"Si avvicina il settimo centenario della morte del beato Raimondo Lullo, avvenuta il 29 giugno 1315. Molti centri accademici sono al lavoro per preparare pubblicazioni, convegni e simposi. Con grande stupore notiamo che studiosi di diverse religioni e culture si stanno mostrando particolarmente sensibili a tale appuntamento. È auspicabile, quindi, che gli stessi francescani e soprattutto l’OFS (Ordine Francescano Secolare) possano cogliere questa occasione per riscoprire l’importanza del filosofo, scrittore, teologo e terziario francescano Raimondo Lullo".

In questo 2017 noi della Famiglia Francescana ricordiamo l'ottavo centenario della presenza francescana nei luoghi Santi. 800 anni orsono frate Francesco di Assisi durante il capitolo generale procedeva a dividere il mondo di allora in province missionarie. L'anelito più grande di Francesco era quello di predicare il Vangelo in tutto il mondo, far conoscere Gesù a tutti gli uomini, e, conoscendo l'Islam e il suo modo di conquistare le terre cristiane, definiva la Provincia d'Oltremare (la attuale Terra Santa) come la Perla delle Province, perché lì doveva essere più forte l'impegno missionario. Anzi, quando nel 1219 si imbarcò da Ancona per andare a Damietta alla foce del Nilo dove si stava combattendo la Quinta Crociata, la sua missione era quella di far conoscere Gesù al Sultano dell'Egitto Malek al Kamel, consapevole che lì rischiava il martirio.
La presente realtà storica, sempre più caratterizzata da un società multietnica, multiculturale e multireligiosa, pone questioni e domande che possono diventare occasioni o sfide a seconda di come vengono affrontate.
Recentemente il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in una intervista realizzata dalla tv araba Al Jazeera ha affermato: «Siamo riusciti a evitare lo scontro di civiltà, possiamo riuscire a evitare uno scontro dell’ignoranza». Perché questo si realizzi, cercando nel passato esempi e correnti di pensiero che possano offrire elementi per una risposta adeguata, sempre più emergono la vicenda e gli insegnamenti di Raimondo Lullo.
Riguardo a questo rischio di scontro di ignoranze Papa Pio XI, riconoscendo che «la causa sia di molti danni [...] derivava come necessaria conseguenza specialmente dal vicendevole ignorarsi, dalla poca stima e dai pregiudizi nati nel tempo dei lunghi dissidî», nell’enciclica Rerum orientalium dell’8 settembre 1928 volle promuovere gli studi orientali additando tra altri l’esempio di Raimondo Lullo.
Infatti papa Ratti, che per un periodo fu anche prefetto della Biblioteca Ambrosiana in cui sono custoditi importanti manoscritti lulliani, dopo aver menzionato Umberto di Romains e Ruggero Bacone, afferma: «Emulando i loro esempi, il celebre Raimondo Lullo, uomo di straordinaria erudizione e pietà, molte cose e con più vivace ardore, proprio dell’indole sua, chiese ai Nostri predecessori Celestino V e Bonifacio VIII, e ne ottenne parecchie, per quei tempi assai ardite, circa il modo di promuovere gli affari e gli studi Orientali; il designare, fra gli stessi Cardinali, uno che presiedesse a siffatti studi; infine del modo di intraprendere frequenti sacre missioni sia tra i Tartari, i Saraceni ed altri infedeli, sia fra gli scismatici, da ricondurre all’unità della Chiesa».
«Ma assai più celebre e più degno di speciale menzione è quello che, come si narra, per suggerimento ed esortazione di lui, sappiamo essersi decretato e promulgato nel Concilio Ecumenico di Vienne (anni 1311 – 1312) e da Clemente V, Nostro predecessore (1264 – 1314), (Clemente V passerà alla storia come il Papa che su pressione del re di Francia Filippo il Bello decretò la soppressione dell’Ordine dei Templari). In esso scorgiamo già quasi abbozzato il moderno Nostro Istituto Orientale: “Con l’approvazione di questo Sacro Concilio, abbiamo provveduto che si debbano erigere scuole delle diverse lingue qui appresso menzionate, ovunque si trovi a risiedere la Curia Romana, come pure nelle Università di Parigi, di Oxford, di Bologna e di Salamanca, (a carico del Papa, di Filippo il Bello, dei monasteri e del clero locale); ordinando che in ciascuno di tali luoghi si tengano professori cattolici, che abbiano sufficiente conoscenza delle lingue ebraica, greca, araba, e caldaica; vale a dire due periti di ciascuna lingua, perché vi reggano le scuole e traducano in latino con fedeltà libri da quelle lingue; altri poi insegnino agli altri con diligenza le lingue stesse e ne comunichino con l’accurato loro insegnamento la perfetta conoscenza, acciocché sufficientemente istruiti in tali lingue, possano produrre per grazia di Dio il frutto sperato, propagando salutarmente la fede fra gli stessi popoli infedeli ...”».
Come possiamo notare, il coraggio, lo zelo e l’intraprendenza del nostro Ramon avevano convinto il Papa, i cardinali e i vescovi presenti a Vienne, a prendere innovative decisioni circa il modo di come andare in missione presso i popoli che o non conoscevano Cristo o gli erano contrarissimi come nel caso dei musulmani etichettati col termine in uso all’epoca di saraceni.
Certo, eravamo nel XIV secolo, pochi decenni dopo la morte di Francesco di Assisi e di Domenico Guzman, i due fondatori degli Ordini Mendicanti, quando migliaia di giovani da tutta Europa accorrevano per entrare dentro a quelle Famiglie religiose la cui massima aspirazione era il comandamento missionario.
Oggi, in tempo di apostasia dentro e fuori la Chiesa cattolica, sembra di capire, dai proclami delle nostre autorità ecclesiastiche che il comandamento missionario sia quasi un peccato da esorcizzare.
Della fama del nostro Ramon e del suo valore profetico ne abbiamo traccia in un’intervista che il giornalista Edoardo Castagna (Avvenire del 21 febbraio 2016) ha fatto al cardinale Gianfranco Ravasi dopo la morte di Umberto Eco. In questa il Cardinale ricorda come sia stato Umberto Eco a fargli scoprire Ramon Lull. Ravasi aveva ricevuto Eco quando era Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano e Eco cercava le pubblicazioni di Lull. Grande fu la sorpresa del Cardinale quando scoprì i numerosi scritti del Lull conservati presso quella prestigiosa biblioteca.
Qui riprendo un brano di quell’articolo per quanto è di nostro interesse
Dice il card. Ravasi di Umberto Eco: “ È invece forse meno noto il suo interesse per Raimondo Lullo, del quale l’Ambrosiana conserva una buona raccolta di codici. Ma la si può capire bene, perché Lullo è una figura capace di stabilire ponti di comunicazione anche con l’islam: conosceva l’arabo, aveva interesse per il dialogo... E poi il filosofo catalano era curioso, passava dalla disputa alla logica, dalla polemica alla cavalleria; fino al Libro del gentile e dei tre savi, quel dialogo tra un pagano e tre sapienti che si interrogava sulle religioni monoteistiche. Insomma, proprio quel grande spettro di curiosità che aveva lo stesso Eco»
Se dovesse sintetizzare la lezione di Umberto Eco, quale parola sceglierebbe? «Senza dubbio “curiosità”. Pur avendo una propria specializzazione e un proprio rigore, restava convinto della complessità del reale e voleva sempre guardare al di là delle proprie frontiere. D’altra parte la curiositas è, per sua natura etimologica, anche cura, passione, preoccupazione per qualcosa: non semplicemente volteggiare sulla realtà come una farfalla, ma anche ricerca di coinvolgimento. Come scriveva Rousseau nell’Emilio, si è curiosi solo nella misura in cui si è istruiti».
Anche qui, oggi, penso non sia un termine fuori campo definire il nostro Ramon come una persona attratta dalla conoscenza di mondi e di esperienze a lui sconosciuti ma che percepiva di grande interesse per la diffusione del Vangelo.

ramon lull a majorca

Stele marmorea all'ingresso della Cattedrale di Majorca dove è sepolto Ramon Lull 


Ora, in questa prospettiva è stato pubblicato il volume “Raimondo Lullo, Il Libro del Gentile e dei tre Savi”, a cura di Sara Muzzi, traduzione italiana di Anna Baggiani (Letture cristiane del secondo millennio), Ediz. Paoline, Milano 2012. Di seguito riporto un’anticipazione della ampia “Introduzione “ di Sara Muzzi nota studiosa di questo insigne francescano.
“Con uno studio durato nove anni, Raimondo Lullo acquisì una buona conoscenza della lingua araba, dei princìpi dell’islam e della cultura araba. Ritiratosi poi sul Monte Randa, nel territorio di Llucmajor a Maiorca, per un periodo da dedicare alla contemplazione, ebbe la rivelazione ispiratrice «sulla forma e il modo» del libro migliore per la conversione degli infedeli.
Dopo la stesura di questo testo, Lullo venne chiamato a Montpellier dall’infante Giacomo e le sue opere vennero esaminate da un teologo francescano, che ne riconobbe la devozione. Sarà lo stesso Giacomo, divenuto Giacomo II di Maiorca, a fondare e a finanziare nel 1276 la scuola di specializzazione di Miramar, un luogo a picco sul mare sulla costa nord di Maiorca, propostagli da colui che era stato il suo precettore.
La ricerca di un’approvazione ufficiale ai suoi progetti impegnerà incessantemente il Dottore Illuminato negli anni successivi e per questo compirà numerosi viaggi. Solo in Italia se ne contano quindici: a Roma, a Genova, a Pisa, a Messina, a Rieti, a Anagni, a Napoli e probabilmente a Bologna. Anche Montpellier e Parigi, dove ottiene l’autorizzazione all’insegnamento, sono due città molto frequentate da Lullo, che si recò pure a Barcellona e compì viaggi missionari fino a Tunisi, a Bugia (l’odierna Bèjaia, provincia nel Nord dell’Algeria) e a Cipro.
La sua vita leggendaria lo porterà sino alla lapidazione, come vuole la tradizione non accertata, subìta a Bugia, da parte dei saraceni, e alla morte, nella Baia di Maiorca, come martire di Cristo. Siamo tra il dicembre del 1315 e il marzo del 1316, quando Lullo muore all’età di circa ottantaquattro anni e viene sepolto nella Basilica di San Francesco dell’odierna Palma di Maiorca.
I resti mortali “del Figlio Maggiore di Maiorca” – come viene venerato dai Maiorchini – si trovano nella Cappella di Nostra Signora della Consolazione, in un monumento sepolcrale gotico, illuminato dalle lampade votive della devozione popolare. La causa di canonizzazione, molto complessa a motivo del problema dell’ortodossia dottrinale dei suoi scritti, sta procedendo lentamente.
Dopo la sua morte, infatti, gli eccessi di alcuni gruppi di lullisti valenziani, influenzati dalle idee degli Spirituali, portarono l’inquisitore domenicano della Corona d’Aragona, Nicola Eimerich, a una campagna contro le dottrine di Lullo. Nel 1376 venne pubblicata una lista con cento articoli (Directorium Inquisitorum), in cui l’inquisitore condannava soprattutto il suo preteso razionalismo; questo fece scendere sull’intera opera l’ombra del sospetto di eresia.
L’autorità riconosciuta agli inquisitori ha influito anche sul riconoscimento ufficiale delle esemplari qualità di cristiano di Lullo. Con i lavori condotti dai maestri dell’ordine dei predicatori che costituirono la Commissione Armenegol nel 1386 (contrarissima all’inquisitore domenicano Eimerich che aveva condannato Lullo per eresia), da Amédée Pagès nel 1938, e nel 1997 da Josep Perarnau presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, si è potuto vedere che siamo in presenza di personali rielaborazioni dell’inquisitore che aprono una doppia questione: una relativa alla fedeltà testuale degli articoli del Directorium Inquisitorium in relazione ai testi originali e una concernente la fedeltà al pensiero dell’autore.”
Come succede molte volte a chi si presenta con idee troppo brillanti e di alto impegno culturale e pastorale, viene negata dalle istituzioni la loro validità e possibilmente cancellata, salvo poi, a secoli di distanza venire ristabilite nella loro attualità. La Storia non è maestra di vita, però si ripete. E oggi nostro malgrado si sta ripetendo.

doctor illuminatus ramon lull 

Ramon Lull come era usanza nel Medio Evo era stato soprannominato Dottore Illuminato per la sua acutezza filosofica

Ed è questa la conclusione che mi sento di fare: le Famiglie Francescane di oggi in quale conto tengono la lezione e l’esperienza di questo santo francescano? Quali strategie vengono adottate per convogliare le vocazioni dei giovani verso l'esempio del nostro Santo fondatore? Quale adeguamento allo spirito del mondo è stato perpetrato per adattare la regola di San Francesco alla cultura dominante, dimenticando le parole di Gesù quando insegna che siamo nel mondo, ma non siamo del mondo?

Da sempre è noto che i giovani hanno bisogno di obiettivi sfidanti per dedicare la loro vita a una missione così impegnativa come quella di testimoniare Gesù nel mondo. Oggi viviamo una crisi generalizzata presso quasi tutte le antiche Famiglie religiose, forse i responsabili di oggi hanno mal interpretato qualche svarione del Concilio Vaticano 2° quando enfatizza il verbo: "Bisogna seguire lo spirito del mondo", e quello stesso spirito è entrato in quelle Famiglie religiose e le ha destrutturate nelle loro regole originarie provocandone la consunzione. 

Il terzo segreto di Fatima, dalle ultime scritture scoperte nei diari di Suor Lucia, consiste anche nella pervasiva apostasia della fede cattolica sia dentro alla Chiesa cattolica nel suo Magistero, come fuori dalla Chiesa con l'assalto delle potenze finanziarie che condizionano le leggi degli Stati volte alla distruzione delle leggi naturali sulla vita, sulla famiglia e sul lavoro. A un osservatore laico sembra che dentro alla Chiesa cattolica ci siano esponenti delle gerarchie che stiano lavorando alacremente per seguire i nuovi comandamenti dettati non più da Dio sul Monte Sinai ma dalle lobbies bancarie e finanziarie sul monte del dio denaro, profitto, guerre, immigrazioni selvagge. 


Però, da poeta, non posso terminare che con una poesia del nostro Ramon:
"Non amare è morire.
Dimmi, o Pazza d'amore,
se il tuo Amato non ti amasse più,
che cosa faresti allora?
Io continuerei ad amare,
per non morire.
Perché non amare è morire.
Amare è vivere."

Beato Raimondo Lullo (dal “Il Libro dell’Amico e dell’Amato”)

BIBLIOGRAFIA.
Ramon Lull: “Poesie e versetti”, scelti da Eugenio Mele, prof. Maglione Editore, 1935, Roma.
Raimondo Lullo: “Il libro del Natale e Il Lamento della Filosofia”, Nardini Editore, Firenze, 1991.
Raimondo Lullo: “Il libro dell’Amico e dell’Amato”, Città Nuova editrice, Roma, 1991.
Sara Muzzi: “Raimondo Lullo. Opere e vita straordinaria di un grande pensatore medievale”, ETS, Edizioni Terra Santa, Milano, 2016.
Raimondo Lullo: “Il Libro del Gentile e dei tre Savi”, a cura di Sara Muzzi, traduzione italiana di Anna Baggiani (Letture cristiane del secondo millennio), Ediz. Paoline, Milano 2012

 PREMESSA

Lo scenario politico che si apre in questo scorcio del 2017 ci fa intravvedere situazioni sempre più drammatiche con riguardo al tema della pace nel mondo. Guerre interminabili e conflitti interetnici continuano a primeggiare sul media system, ma quello che è tragico è la noncuranza di quel sistema di comunicazione quando gli eventi violenti vengono perpetrati sulle comunità cristiane. Si ha la percezione netta che usare violenza, di ogni tipo, contro i cristiani non faccia più rabbrividire i benpensanti e gli intellettuali da salotto, i quali però si agitano in modo grottesco se qualcuno si permette di far notare le contraddizioni dell'ideologia islamica riguardo al tema della violenza e della sottomissione alla legge della Sharia di intere popolazioni.

 Non si può analizzare la attuale situazione sul dialogo religioso tra Chiesa Cattolica e Islam se non si parte dalla storia. Tutti i tentativi di impostare il dialogo tra questi due mondi come se non ci fosse il passato, è come pulire il pavimento nascondendo la polvere sotto il tappeto: è inutile e dannoso per tutti e due, e per le sorti del mondo.

Purtroppo quando le fedi religiose si identificano con la politica degli Stati e con la gestione del potere economico, non è facile intraprendere un percorso virtuoso che possa portare al rispetto reciproco e alla convivenza pacifica.

L'incontro mondiale di Assisi tra i capi religiosi (18 - 22 settembre 2016), voluto da Papa Francesco, ha fatto segnare ancora una volta il coraggio della Chiesa Cattolica nel convocare le religioni a parlare della pace  nel mondo. Cosa dovrebbero fare gli uomini di fede votati alla santità se non costruire la pace? Il Papa cattolico ancora una volta ha chiesto perdono per le violenze del passato perpetrate dagli uomini della Chiesa cattolica. Giustamente. Chiedere perdono, da un punto di vista pedagogico e psicologico, è sempre un’operazione vincente. Riconoscere i propri peccati fa parte della pedagogia della dottrina della Chiesa e del Vangelo.

Il Papa  Francesco, però, doveva fare anche un’altra operazione culturale: invitare  gli altri capi religiosi a chiedere perdono alla Chiesa cattolica per tutte le violenze attuate dai loro fedeli contro i fedeli della Chiesa cattolica e di tutte le altre confessioni religiose. SOLO E SOLTANTO quando tutti avranno il coraggio di domandare perdono reciprocamente si potrà avviare la conversione dei cuori, e da questa passare al rispetto e alla convivenza, diversamente questi incontri rimangono eventi giornalisticamente importanti ma poco utili per l’obiettivo finale, che è quello della pace nel mondo e della giustizia economica tra le nazioni.

Oggi è quanto mai urgente arrivare a questa consapevolezza. Purtroppo in un recente incontro romano tra i volontari che operano in Terra Santa e per la Terra Santa, si è avuta la percezione  che fare presente ai musulmani e agli ebrei la necessità di percorrere la strada del perdono reciproco sia politicamente scorretto. È politicamente corretto e accettato solo se è la Chiesa cattolica a chiedere perdono, gli altri possono tranquillamente continuare a esercitare la violenza che più gli conviene contro i seguaci di Gesù Nazareno. Lo vediamo a Betlemme e nei territori palestinesi, lo vediamo in India, lo vediamo in Egitto, lo vediamo in Indonesia, lo vediamo in Iraq e in Libano, in Siria e nei paesi Africani dove l'Islam domina con intenti persecutori contro i cristiani. Di quanti martiri ha ancora bisogno la Chiesa cattolica per poter affermare nei riguardi di questi violenti che nessuna violenza ha mai portato alla pace?

I violenti non sono dei pazzi isolati, hanno sempre dietro di loro un potere religioso e politico che li spinge verso la violenza e che li protegge.

Ecco perché è quanto mai attuale ritornare a parlare della figura di Francesco di Assisi e della sua Regola. Come è stato scritto in precedenza in una mia relazione al XXI Congresso degli Amici di Terra Santa del Triveneto, Francesco non è mai stato un pacifista, come lo dipingono i miti politicamente corretti delle marce della pace che ad Assisi ogni anno raccolgono migliaia di persone: ecologisti, cattolici di varie sfumature, sindacalisti, politici dichiaratamente appartenenti alla nebulosa della sinistra marxista, e persone di orientamento politico che propongono la negazione dei famosi valori non negoziabili tanto cari alla dottrina di Benedetto XVI, come il diritto alla vita e il diritto alla famiglia come voluta da Dio Creatore.

Francesco è stato un uomo di pace ed è andato al seguito della quinta Crociata nel 1219 per convertire il Sultano Malek el Kamil, e per convincere i crociati a fermarsi di fronte all’inutile guerra. Francesco era andato dal Sultano consapevole che rischiava la vita, ma il suo obiettivo era più grande della sua stessa vita: portare la parola di Gesù, quella del Vangelo. Gesù ha insegnato il perdono e la misericordia e non la violenza contro gli uomini di altre religioni. Che Dio sarà mai quello che invita a uccidere i credenti di altre fedi? Quale paradiso può aspettarsi un omicida?

13 SALUTO FRANCESCO E SULTANO

L'incontro tra Francesco e il Sultano, dal fumetto "S. Francesco e il Sultano", disegni di Francesco Lucianetti e testi di Gianfranco Trabuio, postfazione del prof. fra Pacifico Sella o.f.m., edizioni Ancilla, anno 2013.

Ecco, a queste domande ancor oggi dobbiamo tentare di dare una risposta, e non c’è esperienza storica che ci possa aiutare meglio delle storie dei martiri francescani, assassinati dai seguaci del profeta Muhammad, a partire dai famosi cinque protomartiri del Marocco.

È necessario evidenziare con insistenza che Francesco era arso dal desiderio del martirio, lui voleva morire martire per Cristo, e questa sua aspirazione era maturata ancora nel 1211 quando era partito, per predicare il Vangelo nella Siria dei monaci stiliti, e dove i musulmani avevano come sommo impegno quello di uccidere chi avesse tentato di convertire al Vangelo qualche credente in Allah. Però la nave si incagliò sulle coste della Croazia.

Un’altra  volta, ancora,  il nostro Francesco aveva tentato di raggiungere la Terra di Gesù, inutilmente.

Nonostante i due insuccessi patiti, organizzato l'Ordine in province (1217), egli provvide a mandare missionari in tutte le principali nazioni d'Europa. Nel famoso Capitolo generale delle stuoie, celebrato alla Porziuncola, nella Pentecoste del 1219, diede licenza ai frati Ottone sacerdote, Berardo suddiacono, e ai conversi Vitale, Pietro, Accursio, Adiuto, di andare a predicare il Vangelo ai saraceni del Marocco, mentre egli si sarebbe recato con i crociati in Palestina per visitare i Luoghi santi e convertire gl'infedeli, pur ignorandone la lingua. È molto bello ricordare che per Francesco la Provincia di Oltremare, la Terra di Gesù e dei suoi apostoli, era considerata la Perla delle Province.

Dopo aver ricevuto la benedizione del santo fondatore, i sei missionari si diressero a piedi verso la Spagna. Giunti nel regno di Aragona, Vitale, superiore della spedizione, cadde malato, ma ciò non impedì agli altri cinque figli di S. Francesco di proseguire il loro cammino sotto la guida di Berardo. Dopo diverse peripezie e patimenti subiti dai musulmani di Spagna, riuscirono ad arrivare nella capitale del Marocco, dove iniziarono a predicare nelle piazze col crocifisso in mano. Il sultano del Marocco immediatamente li fece imprigionare e dopo violenze di ogni tipo e vista la loro determinazione a non abiurare la loro fede in Cristo Gesù, il sultano stesso tagliò loro la testa, lasciando i poveri corpi al ludibrio dei fanatici musulmani. Era il 16 gennaio 1220.

protomartiri francescani di piero casentini

I cinque protomartiri francesani del pittore Piero Casentini nella Chiesa di Sant'Antonio di Padova a Terni

 MISSIONE DI FRANCESCO IN TERRA SANTA.

Parliamo di Francesco come uomo di pace in contrapposizione alla vulgata moderna di Francesco visto come pacifista. Oggi, Francesco è stato catturato dall’ideologia marxista-ambientalista come si riscontra nella famosa Marcia della pace di Assisi. È assolutamente ridicolo e blasfemo che le associazioni che la organizzano parlino di Francesco pacifista, quando quelle stesse associazioni propugnano l’ideologia dell’uccisione dei bambini non ancora nati, la distruzione della famiglia naturale con la valorizzazione delle famiglie omosessuali.

Francesco non è un pacifista. Non bisogna fare confusione tra chi predica la pace e chi fa le sfilate fomentando l’odio contro sistemi sociali e legislazioni di ispirazione cristiana.

Francesco  non ha mai predicato l’odio contro nessuno.

Questa precisazione e distinzione tra francescanesimo e pacifismo è strategica perché quando si va ad analizzare la storia delle Crociate è indispensabile che la storia sia conosciuta.

Infatti la storiografia di ispirazione marxista e buona parte degli intellettuali cattolici disinformati danno la croce addosso alla Chiesa quando si parla delle Crociate. Si fanno affermazioni tanto pericolose quanto prive di fondamento, quando si afferma che oggi l’islam è incattivito con l’Occidente cristiano perché ci sono state le Crociate.

Perché sono nate le Crociate? Questa è la domanda che prima di tutte ha bisogno di risposte.

Dall’anno 638 dopo Cristo e dopo sei anni dalla morte di Maometto, i musulmani avevano già conquistato e occupato militarmente e politicamente la Terra di Gesù, e poi la Siria, il Libano e tutto il Nord Africa. Gli invasori musulmani mica sono andati a conquistare le terre cristiane con l’intento di predicare il Corano. Sono andati con la determinazione degli eserciti che devastano e uccidono e con l’idea fissa di convertire tutto il mondo all’Islam.

Allora, perché sono nate le Crociate? Cerchiamo di dare qualche informazione storicamente fondata. Intanto gli abitanti di quelle terre, conquistate con la guerra, potevano ancora praticare la religione cristiana a patto di pagare una tassa onerosa (Al Dhimma) alla moschea. Ma nel 1009, il sultano Al Hakim rase al suolo il Santo Sepolcro, la meravigliosa ed enorme basilica costantiniana voluta da Elena, la madre dell’imperatore Costantino, subito dopo il famoso editto di Milano del 313 dopo Cristo.

I pellegrini cristiani che andavano nei luoghi di Gesù dovevano pagare un pedaggio consistente per potervi accedere. Quando Al Hakim fa radere al suolo il Santo Sepolcro, la situazione, per i pellegrini, diventa ancora più drammatica, vengono assassinati e depredati ancor prima di arrivare alle rovine della tomba di Cristo. Questo evento così rivoltante e tragico ha dato luogo in Europa,  a un movimento di opinione politica e militare teso a riconquistare alla cristianità i luoghi della passione di Cristo.

Questo fatto è  importante per rendere comprensibile la situazione attuale in quelle terre.

L’Islam non è mai stata una religione di pace, non esiste nell’Islam la cultura del dialogo. Noi cristiani abbiamo la cultura del dialogo, la cultura della pace. Dall’altra parte c’è il desiderio di sopraffazione.

Quando Francesco nel 1210 va dal Papa Innocenzo III a farsi autorizzare a raccogliere attorno a sé degli amici che condividano la scelta radicale evangelica, ha in mente un obiettivo strategico per il suo Ordine, che è la missione. Il Francescanesimo nasce missionario.

Il desiderio più grande di Francesco viene realizzato nel 1217 con il capitolo della Porziuncola dove Francesco divide i territori da evangelizzare in Province, e tra queste c’è anche la Provincia d’Oltremare per portare la parola di Cristo ai saraceni, ben sapendo che i frati rischiavano la vita andando in quei territori. Anzi, al riguardo l’auspicio di Francesco era quello di morire martire a causa del Vangelo. La Provincia d’Oltremare è quella che Francesco ama di più. Il suo anelito profondo di portare Cristo ai saraceni lo fa arrivare nel 1219 a Damietta al seguito della V Crociata.

Francesco va in missione portando con sé la croce di Cristo e nello stesso periodo in cui è a Damietta gli arriva la notizia drammatica che cinque suoi frati erano stati assassinati in Marocco per ordine del sultano di quei territori. Francesco dirà che finalmente poteva dire di aver avuto cinque frati minori. Dove sta la minorità francescana? Sta nell’umiltà e nella donazione di sé, nella negazione di sé per farsi servi di tutti.

Francesco aveva a cuore che i suoi frati fossero proprio così. I cinque protomartiri francescani davano la rappresentazione efficace dell’idea francescana di servizio, della sacralità del dono della vita per testimoniare Cristo. Non erano andati con la spada a convertire i musulmani, ma con la croce.

Francesco ha un ruolo straordinario nella storia della Chiesa di Roma. Insieme a san Benedetto, Francesco è tra i fondatori dell’Europa cristiana. Francesco  ha mandato i suoi frati a predicare Cristo in giro per il mondo senza possedere nulla. Erano testimoni originari di Cristo: servite, non fatevi servire. Questo ha rivoluzionato la storia della Chiesa. San Francesco insieme a san Benedetto è tra i patroni dell’Europa e tra i promotori della rinascita cristiana dell’Europa.

Il ruolo del movimento francescano nella salvaguardia dell’Europa è stato straordinario. L’Islam non si è fermato alla conquista dei luoghi santi, l’Islam voleva sottomettere tutta l’Europa, e per secoli con invasioni successive ha tentato di farlo.

Noi come europei e come cristiani abbiamo un debito di riconoscenza enorme nei riguardi dei confratelli di san Francesco. Se l’Europa, oggi, è ancora cristiana lo dobbiamo ai Santi francescani che hanno animato spiritualmente gli eserciti cristiani andando in prima fila con la croce a sostenere la difesa dalle aggressioni degli eserciti turchi.

Ricordiamo san Giovanni da Capestrano, san Lorenzo da Brindisi, san Giacomo della Marca e il beato Marco d’Aviano.

Ecco perché è importante il ruolo del  movimento francescano nella difesa dell’Europa cristiana, ancora oggi.

Oggi, le guerre tradizionali non ci sono più, prendendo il sopravvento  il terrorismo dei kamikaze. Però il ruolo di san Francesco ancora oggi è strategico. Ricordiamo, ancora, che Francesco non è un pacifista come inteso oggi, è un uomo di pace. L’uomo di pace non ha paura di professare la propria fede, è un uomo coraggioso perché annuncia Cristo in un mondo che gli è ostile. Francesco è un uomo straordinariamente coraggioso perché va dal Sultano a parlargli di Cristo, intanto che  i suoi frati vengono assassinati dai musulmani.

Il sultano lo ha ascoltato perché Francesco è andato con la croce  a parlargli di Cristo, un uomo fatto martire crocifisso come tanti altri martiri.

Cristo è il primo martire della Chiesa, ecco perché è importante che noi acquisiamo consapevolezza del nostro ruolo nella storia. Ecco perché Francesco è importante. Ci insegna la forza del dialogo con la croce in mano, forti della consapevolezza della nostra storia. Ma la nostra storia è la storia di Cristo, noi dobbiamo testimoniare Cristo. È lui che ci dà la forza. Ed è vincente la croce di Cristo, anche se ci uccidono, anche se diventiamo martiri.

In Cristo è la nostra forza, questo ci fa capire san Francesco.

IL CROCIFISSO DI SAN DAMIANO

Il Crocifisso di San Damiano ad Assisi

Francesco nella sua regola invita i suoi frati, quando vanno tra i musulmani, a mettersi a servizio nella carità, a non litigare, e solo quando capiscono che l’altro è un credente, parlargli di Gesù e della sua Parola.

 Un credente in Dio non può essere un credente in un dio che vuole la morte degli altri. Emblematici sono i due accadimenti storici citati in precedenza, il martirio in Marocco dei cinque frati rappresenta lo scontro di due sistemi, sembra un vicolo cieco; Damietta, invece, rappresenta l’incontro tra due veri credenti. Ne consegue che un vero credente in Dio non può volere la morte di nessuno, non usa la violenza per far prevalere la propria posizione.

Francesco, ancora oggi ci insegna come si va tra i musulmani, nel servizio della carità e solo quando si capisce che l’altro è un credente gli si può parlare di Gesù e della sua Parola.

Ancora oggi noi siamo chiamati a osservare questa regola, a interpretare il nostro ruolo, proprio per consentire la salvaguardia dei nostri fratelli cristiani di Terra Santa.

Con grande soddisfazione pubblichiamo la lettera inviataci per il Convegno del 7 maggio 2017 da Sua Eminenza il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Prefetto del nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Come potrete leggere, le nostre elaborazioni scientifiche e pragmatiche pubblicate nei due volumetti: "La dignità delle Nazioni" (2015) e "Manifesto del Civismo" (2016), hanno ben individuato l'obiettivo di Papa Francesco circa il deterioramento etico dell'attuale sistema economico che noi nei nostri due volumetti abbiamo ben dimostrato, individuando un inedito sistema che abbiamo denominato Tradizionale Dinamico Rigenerativo e che si basa sugli insegnamenti del Vangelo, tanto è vero che il titolo del Convegno è: "UN MODELLO DI SVILUPPO CRISTIANO PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE".

 messaggio per il prof. Trabuio

L'evento che stiamo organizzando presso la Villa Cardinal Urbani a Zelarino, durante la mattinata, vedrà l'alternarsi di relazioni centrate sul tema della Economia "Cristiana", con relatori importanti come illustrato nella locandina pubblicata su questo sito, nel pomeriggio ci trasferiamo presso l'Eden Hotel a Tessera, nei pressi dell'aeroporto, in via Triestina 159, dove si svolgerà la tavola rotonda con l'intervento di personalità del mondo religioso, culturale e imprenditoriale. Al termine, alle ore 18 ci sarà la originale e affascinante esibizione della corale del Santo Sinodo del Patriarcato Ortodosso di Mosca.

 

Giovedì, 30 Marzo 2017 14:34

ALBA A THUBIANA

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L'anno scorso ero solo nel nostro rifugio cadorino in quel di Cibiana, era l'alba e mi è salito un groppo alla gola, quello che stavo vivendo nella nostra vita, quella mia e di mia moglie Mara, era veramente difficile. Solo la fede ci ha sostenuti in quell'arduo sentiero della nostra vita. Questi poveri versi sono scaturiti con immediatezza e spontaneità.

Li ho scritti in italiano e poi una brava maestra di Cibiana di Cadore, la signora Liviana, mi ha aiutato a renderli in ladino cibianese, molto più sensuale e profondo dell'italiano. Ora questa poesia è stata premiata al XXIII Concorso di Poesia dell'Università Popolare di Spinea, al quale sono stato "costretto" a partecipare dal caro amico Silvio De Bei, e a lui vanno i miei sentimenti di riconoscenza e di gratitudine.

 

ALBA A THUBIANA

Èco l’alba che rua
thimes de le Dolomiti inluminades de rosa
pian pianin le vien roanes
‘l e silenthio dapardhuto
al bosco tasendo
‘l i dis “ben ruà” a la bavesela de vento
che vien dho dal thiel
son solo a medità
e penso su, in medho a sta beletha,
a la rabies e a la speranthes
che no realidharei mèi
incuoi bonora a l’alba
solo al Signor al me fas compagnia.

alba sul pelmo 2

ALBA A CIBIANA

Ecco l’alba che arriva
creste dolomitiche illuminate di rosa
lentamente arrossiscono
tutto è silenzio
il bosco taciturno
accoglie la brezza che scende dall’alto
sono solo a pensare
e medito immerso nel bello
le angustie e i desideri
che mai realizzo
stamane all’alba
solo Dio mi fa compagnia.

 

 PREMIO DI POESIA A SPINEA 210729032017

 

 

 

Sabato, 18 Marzo 2017 20:54

TENERA E' LA NOTTE

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TENERA È LA NOTTE

Tenera è la notte anche se gelida
questo cielo trasparente
illuminato dalla luna piena
rimanda al mio cammino
viandante disperso
nel silenzio e nella solitudine
mi vedo su ardui sentieri
e rischiosi
tra le rocce amate
su ferrate lontane
senza sicurezza
in libera ascesa
appeso alla parete
mi manchi
e non si può tornare indietro.

 

ferrata roghel

                                                                                                                           La ferrata Roghel sotto i campanili di Popera

 

DOTTRINA DI WORLD-LAB
 Sintesi -

Preambolo

Nel Giugno del 2015 il network di esperti cattolici World-Lab (W-L) a seguito di una lunga ricerca ha posto le basi essenziali della Scienza economica fino ad allora incredibilmente inesistenti (Amazon.it : La Dignità delle Nazioni e Manifesto del CIVISMO).
Queste si possono riassumere nella definizione, sequenziale, a) dei due Paradigmi economici fondamentali (Eteronomia e Autonomia), b) delle molteplici Modalità economiche in cui questi si declinano (Eteronomia : Mercato, Filantropia, Sistemi di Scambio Locali; Autonomia : Collettività auto-produttrici pubbliche e private, queste ultime suddivise in piccole, intermedie e grandi) nonché c) dei diversi Sistemi economici (distinti da W-L in base al contributo alla Produzione totale, un PIL comprendente la produzione non monetizzata <per esempio la produzione domestica e il volontariato>, assunto dalle dette Modalità in ognuno di essi).
Sulla base di quest'ultima specifica definizione W-L ha potuto inoltre identificare un Sistema economico ad oggi inspiegabilmente inedito, nonostante la sua agevole realizzabilità, classificato come Tradizionale Dinamico Rigenerativo (TDR).
Le principali caratteristiche attese di tale Sistema, universalmente considerate fra esse incompatibili, sono costituite dalla piena attività permanente coniugata alla più totale libertà d'impresa, con un Settore pubblico essenzialmente auto-confinato alla produzione dei servizi collettivi (indivisibili).
La peculiarità del Sistema TDR consiste nella presenza, nella sua architettura, di un Pilastro, curiosamente inesistente o evanescente in tutti gli altri Sistemi economici finora realizzati e concepiti, al quale può dar luogo la Modalità economica Collettività auto-produttrici intermedie.
Tale Pilastro prende forma attraverso la capillare diffusione sul territorio di una variante standard ottimale della detta Modalità economica, denominata Distretto di Sviluppo Locale (DSL), dedita alla produzione di un certo numero di beni e servizi di consumo famigliare di base destinati alle famiglie dei soci, lavoratori e/o utenti. Detti beni e servizi, tuttora oggetto di auto-produzione domestica nei Sistemi statici della Tradizione, sono stati successivamente fagocitati, nei Sistemi (materialisti) della Modernità, o dallo Stato (nella parentesi del Collettivismo, poi rottamato) o dal Mercato, oggi generalizzato.
La diffusione dei DSL può facilmente aver luogo in quanto essi sono in grado di competere con successo sia, ovviamente, nei confronti dell'auto-produzione domestica sia, limitatamente alle dette tipologie di beni e servizi, nei confronti del Mercato, come provato teoricamente da W-L ma anche dimostrabile sperimentalmente (oltre che già dimostrato storicamente dal Lazzaretti, notoriamente vittima del suo successo, con la Società delle famiglie cristiane realizzata ad Arcidosso a fine '800, prima ed unica esperienza mutualistica sostanzialmente analoga al DSL).
La funzione di tale Pilastro (a dimensione variabile nel tempo-spazio) nei Sistemi occidentali consiste nell'assorbire le risorse umane in congiunturale, o strutturale, esubero nel Mercato, mantenendole attive ed affrancandole dall'assistenza pubblica del welfare state (la quale è destinata fatalmente a gravare direttamente e indirettamente, con negativi effetti, sull'apparato produttivo) dando così luogo ad una forma compiuta di welfare society.
La graduale realizzazione del Sistema TDR derivante dalla diffusione dei DSL comporta una metamorfosi del Sistema di partenza la quale implica, a seconda che quest'ultimo sia già sviluppato o meno, rispettivamente un trasferimento dal Mercato o dall'Auto-produzione domestica, di parte dei beni di consumo famigliare di base verso i DSL.
Nei Paesi più sviluppati il trasferimento dei detti beni, appartenenti in primis all'agroalimentare ma non solo, comporta un cambio di Paradigma, dall'Eteronomia all'Autonomia, un contro-esodo il cui effetto consiste in una naturale riduzione delle tendenze consumistiche, culminanti nel consumo compulsivo, dannose all'uomo e all'ambiente.
Nei Paesi meno sviluppati il trasferimento ha luogo all'interno dello stesso Paradigma dell'Autonomia (dall'auto-produzione domestica a quella delle Collettività intermedie) e il suo effetto consiste in una maggior efficienza del circuito di produzione-consumo e quindi una maggiore ricchezza prodotta, e direttamente distribuita presso gli stessi soci dei DSL, il che appare indispensabile per una radicale e capillare eliminazione della povertà (dato che il modello di sviluppo occidentale, sempre più mondializzato, ha ampiamente mostrato che la crescita e relativa ricchezza che lo caratterizzano non evolvono in modo geograficamente e socialmente uniforme e che, contrariamente a quanto vorrebbe la nota allegoria, “anche quando la marea si alza, molte barche rimangono comunque sul fondo”).

Dottrina economica di World-Lab

Dalla sintesi precedente è relativamente facile evincere le linee conduttrici del pensiero economico di W-L, fautore di una generalizzazione del Sistema economico Tradizionale Dinamico Rigenerativo (TDR), qualificato come Economia cristiana.
Tale denominazione, secondo W-L, risulta particolarmente appropriata non solo in quanto il Sistema TDR è perfettamente conforme alla Dottrina Sociale della Chiesa e quindi al messaggio evangelico, ma anche in quanto il DSL, la Prassi dalla cui diffusione esso prende forma, è fondato sulla solidarietà mutualistica la quale fa parte della tradizione cristiana fin dai suoi inizi, oltre che indicata dall'Enciclica Rerum Novarum come via maestra per conciliare Capitale e Lavoro.
Il Sistema TDR è definibile anche come Economia solidale di mercato.
Questo in quanto, da un lato, prende forma, in una Economia di mercato, attraverso una iniezione di solidarietà mutualistica alla base dei DSL e, dall'altro, mette al suo centro l'Uomo, ma anche ogni uomo e, ovviamente, il suo habitat, cioè l'intero Ecosistema.

Volendo, tuttavia, mettere in maggior evidenza gli elementi essenziali della Dottrina economica, e quindi sociale, di World-Lab, questi si possono così brevemente riassumere.

 Una efficace lotta alla povertà può aver luogo solo attraverso la crescita della ricchezza prodotta e distribuita (no al pauperismo, sì ad un diffuso benessere sostenibile).
 La crescita però, per non essere una mala-crescita bensì sinonimo di sviluppo, dovrà essere qualitativa (eco-compatibile), inclusiva (piena attività) ed equa (l'incremento dei redditi dovrà cominciare da quelli più bassi garantendo a tutti l'accesso al lavoro: no all'assistenza cronica mortificante, si alla dignità della persona acquisita con il lavoro). La crescita non è perciò, di per sé, in conflitto con la sostenibilità ambientale (il contrario di una mala-crescita non è mala-decrescita, sempre infelice, bensì buona crescita).
 La crescita dovrà aver luogo esclusivamente grazie alla libera iniziativa privata (sì alle pari opportunità, no all'egualitarismo) in regime di totale concorrenza leale, sia intra-paradigmatica che inter-paradigmatica.
 Nella lotta all'evasione fiscale dovrà essere privilegiato l'approccio preventivo. Ad esempio con l'introduzione di una flat tax sull'utile d'impresa sufficientemente bassa da scoraggiare l'evasione (cosa fattibile in regime di piena attività permanente, il che significa che la diffusione dei DSL, che a tale regime conduce, rappresenta il bandolo della matassa) e questo sia con finalità di sviluppo che come necessaria premessa al sistema partecipativo (implicante la trasparenza nella gestione aziendale), a sua volta premessa di una accresciuta responsabilità sociale e ambientale delle imprese.
 In prossimità della piena attività, portatrice di sicurezza del reddito famigliare, incrementare l'uso dei voucher, strumento perfettamente adeguato all'ambito mutualistico, anche in ambito concorrenziale per l'ottimizzazione dell'impiego del fattore lavoro, per la regolarizzazione dell'economia sommersa e per l'eliminazione di ogni forma di inattività involontaria (anche parziale, saltuaria e occasionale).
 Sì all'internazionalizzazione degli scambi su scala mondiale. Essa potrà essere temperata solo dalla competitività del circuito economico locale, verosimilmente di tipo mutualistico, nei confronti di quello internazionale (in ambiti, come detto, sicuramente circoscritti e riguardanti i beni e servizi di consumo famigliare di base).
 Sì, entusiastico, ad Indicatori di Felicità e di Sostenibilità a fianco del PIL, indicatore di Attività e di Crescita “ indiscriminate” (se quest'ultima è buona-crescita gli indicatori saranno positivamente correlati, evolvendo in modo analogo).
 Per l'implementazione del Sistema TDR (Economia solidale di mercato o Economia cristiana), ispirato all'Ecologia integrale, è opportuno adottare una strategia a tre vie (a “tridente”):
a) piccola via : favorire la conversione ecologica individuale (singoli produttori e consumatori) attraverso una attività di informazione
b) grande via : favorire la conversione ecologica collettiva attraverso l'azione politica
c) via intermedia : favorire la prassi ecologica di collettività private intermedie (Distretti di Sviluppo Locale) offrendo, a chiunque lo desideri, opportunità di formazione-lavoro e/o di acquisti vantaggiosi, in termini di rapporto prezzo/qualità accertabile, con riferimento a beni e servizi auto-prodotti nel rispetto della salute umana ed ambientale.
Mentre le prime due vie (le sole seguite finora, con scarso successo) obbediscono alla logica di anteporre la conversione alla prassi, la terza è basata su una logica, diametralmente opposta, che antepone la prassi (nell'ambito dei DSL).
Trattandosi però, nella fattispecie, di una prassi etica, a valenza pedagogica, che mira alla conversione della persona coinvolta, ciò fa sì che tale logica si ponga in sinergia con la precedente.
Da notare, infine, che la diffusione della prassi in questione fa leva sui fallimenti (failures) del Sistema economico oggi dominante (Economia che uccide) ponendo loro rimedio ed ha quindi, per quest'ultimo, una funzione di vaccino terapeutico.

I due volumetti citati “LA DIGNITÀ DELLE NAZIONI” e “MANIFESTO DEL CIVISMO”, sono stati presentati personalmente sia alla Segreteria di Stato che all’ex Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Il cardinale Pietro Parolin ha incaricato monsignor Osvaldo Neves de Almeida di seguire questa importante iniziativa, mentre il cardinale Peter Appiah Turkson, originario del Ghana, ha proposto di realizzare un Convegno idoneo alla presentazione di questo innovativo progetto che non è fuori luogo denominare “Economia Cristiana” in quanto le intuizioni che hanno ispirato gli autori dei due volumetti traggono origine dal Vangelo e dai pronunciamenti pastorali della Chiesa Cattolica sull’argomento.

Gli autori stanno lavorando per la realizzazione di questo Convegno nella città di Venezia e di questo importante avvenimento sarete informati sia attraverso questo blog sia dalla stampa tradizionale.

Sua Santità Papa Francesco ha inteso esprimere il suo interesse per questa innovativa proposta economica e ci ha inviato la Sua benedizione, e sotto questa protezione spirituale intendiamo muoverci.

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