Domenica, Maggio 29, 2016
Sabato, 14 Maggio 2016 16:47

IL TEMPO DELLA RIVOLUZIONE E' ARRIVATO?

Scritto da

COMUNICATO STAMPA a cura del prof. Gianfranco Trabuio, pubblicista.

LA DIGNITÀ DELLE NAZIONI: UN INEDITO SISTEMA ECONOMICO PER IL TERZO MILLENNIO.

"Dall’enciclica Laudato si' un’altra economia è possibile”

Giovedì 19 maggio alle ore 20.30 presso il Campus Universitario “Tina Merlin” in via Borgo Ruga, 40 a Feltre, ci sarà un incontro dibattito su questo tema così denso di futuri sviluppi. Parteciperanno due degli autori del libro: il dr. Dino Gerardi statistico e economista e il prof. Gianfranco Trabuio statistico e pubblicista.

L’evento organizzato dal Circolo Vittore Castellaz delle ACLI (Associazione Cristiana Lavoratori Italiani) e dalle Parrocchie cittadine, con il patrocinio della Città di Feltre, vedrà anche l’intervento di Franco Lorenzon segretario generale della CISL di Belluno e Feltre e del moderatore dell’incontro Giovanni Perenzin.

La lettera enciclica di Papa Francesco “Laudato si’” sulla cura della casa comune porta la data del 24 maggio 2015, però il testo ufficiale è stato reso noto il 16 giugno 2015, e in concomitanza con questo evento il 9 giugno 2015 su Amazon, noto sito web, veniva dato l’annuncio dell’uscita del libro “La dignità delle nazioni” edito da Ideazione Editore-Create Space Independent Publishing Platform e curato da un gruppo di esperti di economia e di dottrina sociale della Chiesa cattolica, sotto la sigla World-Lab. L’Opera è già stata tradotta nelle lingue Francese, Inglese, Russo e Spagnolo, sempre su Amazon.

LOCANDINA dignità nazioni FELTRE 2

World-Lab è una rete informale di esperti internazionali di diverse formazioni scientifiche e orizzonti culturali, facenti capo al sito www.worldlabnetwork.ru . Li accomuna la duplice convinzione che il modello di sviluppo occidentale oramai generalizzato stia conducendo al collasso l'intero ecosistema in tempi brevi, ma che una insperata via d'uscita da essi promossa, che inizialmente antepone il ruolo della società civile a quello della politica, possa riaccendere la speranza in un mondo migliore. Tutti gli esperti hanno variamente contribuito alla redazione dell'Opera che considerano collettiva.

Ora, questa coincidenza temporale stimola delle riflessioni sul ruolo della Provvidenza che guida le azioni degli uomini. Infatti, mentre il Papa nella sua analisi a un certo punto fa un’affermazione dirompente scrivendo che “questa economia uccide!”, facendo riferimento al ruolo devastante, avuto nella crisi mondiale di questi anni, dalla speculazione finanziaria e dal capitalismo selvaggio spinto fino alle estreme conseguenze, gli esperti che hanno dato alle stampe questo volume sulla “Dignità delle nazioni”, fanno un’analisi delle cause della crisi e propongono un rimedio assolutamente originale per la cultura economica di questi nostri anni.

La proposta che emerge alla fine dello studio approfondito e molto dettagliato, è un ritorno alla originalità della dottrina sociale della Chiesa cattolica e al coinvolgimento di gruppi estesi di “famiglie” nella costituzione di quelli che vengono definiti “Distretti di sviluppo locale” e che si vengono a configurare come un aggregato di mutualismo cooperativo con molteplici competenze professionali. In buona sostanza un passaggio deciso e graduale dal paradigma economico della Eteronomia a quello dell’Autonomia, facendo leva sulla diffusa cultura presente sul web riguardo alla cooperazione nella gestione di reti informali di utenti ma anche di cooperazione delle competenze nella produzione e gestione di beni di consumo e nella erogazione di servizi.

In conclusione, al libro potrebbe essere aggiunto un sottotitolo efficace e suggestivo: “Oltre Adam Smith e oltre Karl Marx”.

Venezia, maggio 2016.

Questo articolo fa seguito all’altro pubblicato sempre su questo sito che aveva per titolo: “Ristrutturare la casa cristiana rivoluzionando l’economia”, e viene pubblicato proprio il Primo Maggio festa di San Giuseppe Artigiano e simbolo del lavoratore. A questo è utile aggiungere come la Diocesi di Padova con il suo nuovo vescovo e tutto il mondo associativo cattolico abbia promosso una veglia di preghiera per il 5 maggio nella Cappella di San Giuseppe Lavoratore in zona industriale a Padova.
I tempi stanno maturando per creare e costruire alternative all’economia che uccide, un’economia sostenuta dalle potenti lobbies della finanza internazionale che ha tutto l’interesse a provocare la distruzione dell’ecosistema perché ha al suo seguito altre imprese internazionali pronte per essere finanziate dagli Stati e dagli Organismi internazionali per porre rimedio a tale distruzione, facendo emergere, ove ce ne fosse ancora bisogno, la spirale di perversione per il depredamento del Pianeta Terra.

San Giuseppe Icona ridotta

San Giuseppe il Giusto, Custode del Redentore

Premessa

Attraverso l'Enciclica Laudato si' Papa Francesco ha dato la misura della gravità della situazione attuale sia sul piano ambientale che sociale individuandone la causa nel sistema economico oggi prevalente in occidente e, comunque, di riferimento anche per altre aree del pianeta.
Rispetto ad altri autorevoli rapporti che riflettono preoccupazioni analoghe condividendo, addirittura, le cause all'origine della deprecabile situazione, l'Enciclica assume, però, un carattere... “rivoluzionario”.
In effetti, in contrasto con quanto sostenuto dalla comunità degli economisti addetti ai lavori secondo la quale l'attuale sistema non ha alternative e quindi si tratta al più di correggerne gli eccessi, Papa Francesco, coerentemente con la sua nota affermazione “questa economia uccide” (Evangelii gaudium – 53), invita a cercare altri modi di intendere l'economia.
Né più, né meno!
Nell'opinione corrente la sola alternativa all'attuale sistema economico nel quale i mezzi di produzione sono di proprietà privata (e per questo viene denominato sbrigativamente Capitalismo), è costituita dal Collettivismo, sistema basato sulla proprietà pubblica di tali mezzi di produzione, in conformità all'ideologia Comunista.
Non c'è perciò da stupirsi se l' esortazione del Papa a “cambiare sistema” ha destato non poche preoccupazioni presso ampi strati della società.
All'accusa di aderire all'ideologia “comunista” il Papa risponde: la mia “ideologia” è... il Vangelo!
L'esortazione di Papa Francesco agli esperti va, dunque, così tradotta: cercate un sistema economico, diverso dal Capitalismo e dal Collettivismo, che corrisponda al Vangelo e, quindi, alla Dottrina Sociale della Chiesa, in altri termini un' Economia cristiana.
La sfida lanciata dal Papa agli addetti ai lavori, non facile a prima vista, poteva dunque tradursi, più precisamente, nell'individuazione di un sistema economico che ponga l'uomo e il suo habitat al centro.
Il che significa che il sistema in questione deve avere i vantaggi dei sistemi opposti menzionati e cioè la libera iniziativa privata, propria del Capitalismo, e la piena occupazione permanente, propria del Collettivismo, ma non il grave inconveniente che li accomuna consistente nella mancata sostenibilità ambientale.
Inoltre, essendo assodato che ogni sistema prende piede in funzione dei rapporti di forza vigenti nella società, la sfida del Papa comprendeva anche, come se non bastasse, l'individuazione di una prassi che potesse garantire ai cristiani, e agli altri uomini di buona volontà desiderosi di dar forma ad un tale ipotetico sistema, la forza necessaria per realizzarlo.
Ebbene, per una curiosa o, meglio, provvidenziale coincidenza con la pubblicazione dell'Enciclica, oltretutto inaspettata e perciò considerata come un fulmine a ciel sereno all'interno della Chiesa stessa, è uscito su Amazon.it, a cura del network World-Lab, il libro "La Dignità delle Nazioni" nel quale viene presentato proprio il sistema economico auspicato dal Papa, ma anche la prassi che consente di realizzarlo nella misura in cui tale prassi fa leva sugli inconvenienti di carattere socio-ambientale e sul malcontento che questi provocano in larghi e sempre crescenti strati della popolazione mondiale.
Per chi volesse approfondire l'analisi teorica che ha condotto alla formulazione del sistema in questione e alla derivazione della prassi che consente di realizzarlo rinviamo al libro citato.
In questa sede ci limiteremo a descrivere in termini generali il contesto generale nel quale World-Lab, del quale chi scrive fa parte, si è inizialmente trovato e quali ostacoli intellettuali ha dovuto superare per portare a termine con successo la sua ricerca, anch'essa motivata dalle preoccupazioni socio-ambientali del Papa.
Descriveremo, più in particolare, la menzionata prassi e la sua sorprendente logica, perché è all'adesione a questa che la gente è chiamata e quindi il lettore potrà lui stesso giudicare in che misura si sente disponibile ad adottarla.
Da ciò deriverà una sua personale valutazione sul carattere, realistico o utopico, di tale prassi e conseguentemente potrà concludere se la proposta di World-Lab può rappresentare una concreta speranza o, invece, una mera illusione.

Sua logica

Va detto che, data l'entità della sfida lanciata dal Papa, è normale attendersi che la prassi in questione, la quale è stata denominata da World-Lab: Distretto di Sviluppo Locale (DSL), richieda, per essere individuata, una riflessione molto complessa basata su strumenti scientifici relativamente sofisticati.
È quindi normale che, non appena sveleremo la logica alla base del DSL e non appena apparirà la semplicità di questa, il lettore rimanga spiazzato e, conseguentemente, resti scettico sull'efficacia di tale prassi nel trasformare l'attuale sistema, attraverso la diffusione di tale prassi nella società, conducendo ad un sistema economico come quello auspicato.
Ebbene, il DSL è basato su una grande impresa cooperativa la quale ricalca semplicemente lo schema, a tutti ben noto e da tutti in una qualche misura praticato, dell'auto-produzione domestica, seppur con alcune differenze formali derivanti dalla più ampia dimensione, dando luogo ad una sua forma più evoluta e adatta ai tempi.
In sostanza la cooperativa altro non fa che produrre, nel modo ordinario, beni e servizi di consumo corrente i quali sono acquisiti, a prezzo di costo, esclusivamente dalle famiglie dei soci, siano essi soci lavoratori e utenti o, semplicemente soci utenti.
Questa è la logica del DSL, la quale non differisce affatto da quella della singola famiglia auto-produttrice.
Tuttavia, date le necessarie differenze derivanti dal coinvolgimento di più famiglie, conviene esaminare più da vicino alcune sue caratteristiche.

Principali caratteristiche del DSL

Dimensione

Supera quella della singola famiglia di un “ fattore 100” : il numero di famiglie effettivamente coinvolte in un dato DSL, organizzate in una cooperativa in cui un buon terzo di esse sono rappresentate da un membro socio lavoratore, viene stabilito in fase di implementazione (in quanto dipende, essenzialmente, dalla propensione delle famiglie all'acquisto solidale effettuato a puro prezzo di costo, e dall'entità del ricorso al lavoro a tempo parziale) e può variare da una realizzazione all'altra e anche, leggermente, nel corso del tempo. Tale numero potrà aggirarsi fra le 200 e le 300 famiglie (la dimensione di un piccolo villaggio, virtuale nella fattispecie). Il numero può sembrare elevato e difficilmente raggiungibile. Ma si tratta di un numero raggiunto solo “a regime”, mentre il numero iniziale non supera il centinaio.

Nascita

Il DSL nasce ad opera di un soggetto Realizzatore ad esso esterno.
Questo si compone di due figure: un Patrocinatore (Ente morale, possibilmente una Parrocchia, che chiama a raccolta le famiglie, come detto rappresentate nella cooperativa da un loro membro) e un Attuatore (impresa o consorzio di imprese che procura le strutture produttive di proprietà terza, privata o pubblica, prese in affitto dalla cooperativa e, a tal fine, offre servizi di accompagnamento agli investitori proprietari, il che rappresenta il suo core business). Le due figure operano in convenzione.
Il Realizzatore rappresenta il motore della diffusione dei DSL.
Con la diffusione dei Distretti, in effetti, il Patrocinatore “evangelizza” e l'Attuatore amplia il suo mercato, contribuendo così entrambi al compimento della loro mission.

Tipologia e gamma di produzione

Come la famiglia auto-produttrice, la cooperativa produce beni e servizi di consumo famigliare corrente compatibili con una produzione di piccola scala.
Diversamente dalla famiglia auto-produttrice, la sua gamma di produzione è molto ampia e comprende la produzione agricola e le trasformazioni agroalimentari nonché i servizi alle persone e alle cose (alloggi, mezzi di trasporto). Essa è comunque prefissata e fa del DSL un soggetto “standard”, il che facilita la sua diffusione.

Ubicazione delle unità di produzione

Un Polo urbano, ubicato in prossimità dei luoghi di residenza delle famiglie associate, raccoglie i servizi (mini-market, parrucchiere, autofficina, lavanderia...), mentre un Polo rurale raggruppa le produzioni di beni, cioè le attività agricole (colture e allevamenti) e le trasformazioni agroalimentari (panificio, caseificio, conserve...).

Destinazione della produzione

Come la famiglia, la cooperativa destina la produzione unicamente alle famiglie associate (le quali costituiscono, sotto l'aspetto unicamente produttivo, una “grande famiglia” o una sorta “kibbutz non residenziale”). L'insieme delle famiglie della cooperativa in termini di quota della forza lavoro complessivamente impegnata nell'auto-produzione può essere paragonato ad una famiglia di due adulti occupati di cui uno dedica all'attività di auto-produzione, in ragione della produttività del lavoro in quest'ambito, solo la metà del suo tempo lavorativo.

Effetti del DSL sull'economia

Veniamo ora agli aspetti che possono essere fonte di scetticismo presso il lettore riguardanti gli effetti che una tale prassi può avere sul sistema attuale.
Scetticismo comprensibile, non fosse per il fatto che, essendo la logica del DSL così simile a quella della famiglia auto-produttrice, è assai incredibile che gli esperti, che praticano quotidianamente un tale schema nella loro stessa famiglia, non l'abbiano proposto prima.
Vediamo subito.

Occupazione generalizzata

È assai diffuso presso gli addetti ai lavori nell'ambito delle iniziative di creazione d'impresa, il pregiudizio secondo cui l'avvio di nuove produzioni non innovative (panificio, parrucchiere...), né in termini di prodotto né di processo, come è il caso del DSL, non comporti, a livello macroeconomico, alcuna creazione di occupazione aggiuntiva.
Questo in quanto alla nuova occupazione corrisponde una analoga diminuzione dell'occupazione presso le imprese preesistenti operanti negli stessi comparti e quindi il saldo occupazionale nell'economia risulta nullo.
Le origini di un tale radicato pregiudizio, al quale sembra umanamente impossibile sfuggire, vanno ricercate in un altro pregiudizio “a monte”, ampiamente diffuso e ben metabolizzato presso la totalità della popolazione, consistente nell'idea secondo la quale l'economia è costituita solo dal mercato (o, se si preferisce dal Paradigma dell'Eteronomia, o “produzione per terzi”) e coincide, di fatto, con esso (tutti gli altri fatti economici essendo reputati di pertinenza, secondo i casi, di una fredda pianificazione oppure frutto di relazioni sociali diverse che affondano le loro radici nella generosità o nelle convenzioni sociali legate alla tradizione e al folclore).
Il fatto che un tale duplice pregiudizio aleggi in questo contesto significa, più precisamente, che quanto sopra affermato e dato per scontato, e cioè che la creazione di occupazione netta addizionale necessita di innovazione, è vero, ma solo se si rimane all'interno della “bolla”, confinata al detto Paradigma, frutto del pregiudizio stesso.
Vedremo però che restare nella “bolla” del Paradigma dell'Eteronomia significa ostinarsi a camminare su un marciapiede pieno di buche che costringe il passante (l'accompagnatore alla creazione d'impresa, nella fattispecie) a piccole e grandi acrobazie per scovare domanda solvibile inevasa a cui rispondere con “innovazione di prodotto” o evasa in maniera insoddisfacente per rispondervi in maniera competitiva con “innovazione di processo”.
Ma l'Economia, da giugno 2015 con l'uscita del libro “La Dignità delle Nazioni”, prevede un altro Paradigma, prima... totalmente ignoto!
Si tratta del Paradigma dell'Autonomia cioè della “produzione per sé” o “auto-produzione”.
Auto-produzione che, si badi bene, non è solo quella domestica, cioè attuata da un singolo nucleo famigliare, ma comprende anche quella attuata da una piccola collettività di nuclei famigliari che operano alla stregua di una sola “grande famiglia”, tipo kibbutz (non residenziale) per intenderci, o addirittura più grande come una collettività pubblica.
Il primo risultato, teorico, è che tale Paradigma, assieme al precedente, circoscrive finalmente l'intero ambito dell'Economia (mostrando che il Mercato, alla base del sistema Capitalista, altro non è che una modalità economica nell'ambito di uno dei due Paradigmi).
Ma c'è anche un nuovo risultato pratico , oltretutto assai importante in quanto suscettibile di avere un impatto, positivo, sulla vita di tutti noi in un futuro non lontano.
Ebbene, la novità, come ben mostrato da World-Lab e come vedremo subito, consiste nel fatto che se le menzionate attività non innovative vengono avviate in questo secondo contesto esse... creano occupazione aggiuntiva!
Il Paradigma dell'Autonomia è, insomma, un altro “marciapiede”, per restare nell'allegoria, oltretutto privo di buche.
Tale“marciapiede”, situato all'altro lato della strada, può dirsi una scoperta del “pensiero laterale” che assomiglia, francamente, alla scoperta... “dell'acqua calda” ma che, come questa, può comunque essere di grande utilità (il che non fa onore agli economisti, premi Nobel inclusi, tanto brillanti nel saltar le buche, più a parole che nei fatti, quanto miopi, questo si, da non vedere il marciapiede perfettamente praticabile situato sul lato opposto della strada, né di sospettarne la presenza).
Se la menzionata novità dovesse rispondere al vero, e vedremo subito con un piccolo esempio che lo è senza bisogno di leggersi l'estesa argomentazione di World-Lab, per gli accompagnatori alla creazione di impresa questo comporterebbe non solo la fine dei loro grattacapi ma anche la scoperta di un “giacimento occupazionale” sorprendentemente grande, di fatto esteso alla... totalità delle risorse umane involontariamente inattive del sistema.
Tutto ciò sorprende perché significherebbe che si può raggiungere la piena attività permanente nel sistema “semplicemente” creando imprese, oltretutto identiche fra di loro (dato che rispondono tutte alla stessa domanda in quanto ogni gruppo auto-produttore esprime gli stessi bisogni degli altri gruppi e a tali bisogni, come gli altri, risponde con la propria produzione): imprese identiche e quindi ...”clonabili”.
Una cosa finora reputata inaudita (sempre per via del preconcetto, ben radicato, di una coincidenza fra economia e Mercato, un mondo, questo, dove la piena occupazione, lungi dall'essere una “benedizione” è... una iattura!).
Eppure si, è così.
Certo, non è che, nella realtà, tutta l'inattività involontaria del sistema venga assorbita direttamente dalle menzionate imprese (DSL).
Ma la diffusione capillare di queste sul territorio (in risposta, da un lato, ad una domanda di occupazione e, dall'altro, di beni e servizi acquisibili a prezzi convenienti e prodotti nel rispetto, accertabile, della salute umana ed ambientale) portano assai vicino all'obiettivo e gli effetti quasi automatici che seguono fanno il resto.
Trattasi però di imprese (occorre ripeterlo?), ben diverse rispetto a quelle, monotematiche, del contesto concorrenziale (non fosse altro per il fatto che esse producono tutto, e solo, ciò che serve alle famiglie dei soci e non oltre... semmai meno di questo: se qualche famiglia del gruppo auto-produttore dovesse rimanere senza pane, si rivolgerà al negozietto sotto casa... la risposta esaustiva alla domanda interna è un obiettivo ma non è la priorità e, men che meno, lo è una qualunque idea, velleitaria quanto assurda... di autarchia).
Lo diciamo in quanto, per esperienza, non appena si accenna all'auto-produzione che non sia quella attuata dalla “brava casalinga”, fosse anche auto-produzione di solo pane, scatta subito nella mente dell'interlocutore, compresi quelli che rivestono importanti incarichi sociali, l'obiezione... dell'autarchia!
Segno evidente che il tarlo dell'Eteronomia ha oramai lasciato una traccia indelebile nel genoma della nostra specie, al punto che oggi il bipede umano non è in grado di identificare null'altro nella gamma, pur variegata, dei fatti economici.
La possibilità di raggiungere la piena attività permanente è sicuramente una positiva evenienza, anche se, sempre a causa del pregiudizio menzionato, alquanto inaspettata e utopica.
Eppure dovrebbe essere considerato oramai assodato il fatto che l'inattività involontaria non sia un fenomeno inevitabile, come oggi ci viene raccontato (soprattutto dopo un secolo di Collettivismo diffuso nella metà delle terre emerse del pianeta dove perfino l'inattività volontaria era stata eliminata), bensì una peculiarità delle economie “Tutto Mercato” considerate le più “evolute” (un loro “fiore all'occhiello”, verrebbe da dire, dato che un certo tasso di disoccupazione è considerato decisamente auspicabile da molti economisti, un “vezzo” a cui mai rinuncerebbero...né il capitale gradirebbe la scomparsa di un tale “esercito industriale di riserva” di marxiana memoria).
Certo la soluzione collettivista, or ora menzionata, alla disoccupazione equivale ad aggredire una zanzara a colpi di “bazooka” (una pezza peggiore dello strappo).
Ma lo “spray” proposto da World-Lab, il Distretto di Sviluppo Locale, raggiunge lo stesso risultato senza effetti collaterali, quanto meno quelli negativi.
Insomma, per farla breve, stando a quanto fin qui argomentato sembrerebbe che una “scoperta” tutto sommato banale, accessibile ad una casalinga ma non ai premi Nobel, una sorta di “uovo di Colombo” che emerge scombinando le regole del gioco (poste da non si sa chi), sia in grado di farci vedere la realtà economica e sociale, cioè quella che più ci tocca, con occhi nuovi ed ingenui come quelli del bambino che esclama: il re è nudo! Sarà mai possibile tutto ciò?
Vediamo subito.
La verità di quanto finora esposto si può vedere cominciando con un esempio che, per facilità espositiva, riguarderà l'auto-produzione domestica, messa in atto da un singolo nucleo famigliare (dove l'attività, non essendo remunerata, viene difficilmente assimilata, chissà perché, alla “vera occupazione”).
Dopo di che si vedrà, comunque, come le conclusioni possano facilmente estendersi al caso dell'auto-produzione collettiva, del tipo DSL per intenderci.
L'esempio che faremo intende provare che il mutualismo (cioè l'auto-produzione nelle sue diverse forme ovvero, in senso lato, la “produzione per sé”) e il mercato (cioè la “produzione per terzi”) sono due “mondi” paralleli, nel senso che la crescita (in termini di produzione e occupazione) in uno dei due “mondi” non avviene necessariamente a scapito dell'altro ed anzi, in determinate condizioni (in particolare se nell'economia vi sono risorse umane involontariamente inattive, un iceberg del quale la disoccupazione rappresenta solo la punta), la crescita in uno dei due “mondi” può tradursi in una crescita netta per l'intera economia.
È così che se una giovane mamma, che volendo svolgere per bene il suo ruolo si trova a fare la casalinga, decidesse di fare in casa il pane corrispondente al consumo domestico, ciò comporta una crescita (seppur piccola) nel “mondo” dell'auto-produzione al quale parrebbe corrispondere, almeno in prima battuta, una analoga decrescita nel “mondo” del mercato.
Ma è anche un fatto che il risparmio corrispondente alla mancata spesa relativa al pane può tradursi, per la famiglia della casalinga, in una nuova spesa, e corrispondente crescita, in un diverso comparto del mercato, ad esempio quello del cinema, crescita che si può ipotizzare mediamente analoga alla decrescita nel comparto della panificazione. Cosicché, con riferimento all'intera economia, dato che alla menzionata crescita nel “mondo” dell'auto-produzione corrisponde, sul mercato, un semplice trasferimento di attività dal comparto della panificazione a quello della cinematografia, se ne può concludere che i due “mondi” possono dirsi paralleli e che la crescita nel “mondo” dell'auto-produzione corrisponde ad una crescita, di attività e di produzione, netta aggiuntiva nell'intera economia (che solo gli economisti fingeranno di non vedere... birichini!).
Quanto detto con riferimento all'esempio sembra valere, a semplice lume di logica, anche con riferimento a contesti auto-produttivi più ampi, come il Distretto di Sviluppo Locale (DSL), seppur con effetti accresciuti di un “fattore cento”, dato che l'insieme delle famiglie associate alla cooperativa del DSL possono essere viste, sotto l'aspetto della produzione e consumo, come una “grande famiglia”.
Resta il fatto che la situazione è, in questo secondo caso, più variegata e quindi meno accessibile all'intuizione sia in termini di gamma di beni e servizi auto-prodotti, sia in termini di distribuzione del reddito famigliare complessivamente liberato nelle varie famiglie di soci lavoratori utenti e di soci utenti sia, infine, in termini di trasferimento di spesa dai comparti interessati dall'auto-produzione ad altri comparti che restano di pertinenza del mercato.
Tale analisi, da cui si deduce che anche in tal caso vi è creazione aggiuntiva di occupazione nel sistema, è riportata in dettaglio nel libro di World-Lab.
Qui conviene, invece di ripetere interamente tale analisi, vedere la cosa da un altro punto di vista, più sintetico ma di validità non meno generale e forse più eloquente.
Dovendo dunque valutare gli effetti occupazionali di un circuito di produzione-consumo messo in atto nell'ambito di un DSL non resta che esaminarlo nei suoi due aspetti. Cominciando dal secondo, il consumo, ci si può chiedere quale può essere il motivo che spinge le famiglie consumatrici ad acquisire i beni e servizi prodotti nelle unità del DSL. E la risposta più immediata è che tale motivo risiede in un rapporto prezzo/qualità favorevole. Questo vale in particolare per le famiglie dei soci utenti in quanto quelle dei soci lavoratori utenti possono essere motivate anche dal fatto che i loro acquisti contribuiscono a sostenere il circuito economico in atto e, con esso, l'occupazione dei propri membri. Passando all'aspetto della produzione ciò significa che il Realizzatore del DSL, ha dato vita ad una impresa in grado di meglio rispondere ad una domanda già precedentemente evasa. La realizzazione di una tale performance, sul mercato (la “bolla” in cui tutti siamo rinchiusi), richiede una “innovazione di processo” (un elemento raro al punto che di solito si preferisce raggiungere l'obiettivo per vie meno 'nobili', cioè degradando l'ambiente o abbassando la qualità dei prodotti dando luogo a quello che nel mondo anglosassone viene detto in gergo “mercato dei limoni”, dove “limoni” sta per “bidoni” o “pacchi”).
D'altronde si sa che nel mercato il prodotto cattivo tende a scacciare quello buono, e così i prodotti buoni si concentrano in poche nicchie accessibili solo ai “ricchi creduloni”.
Comunque sia, la realizzazione della detta performance, che sul mercato richiede la presenza di una “innovazione di processo”, è una condizione alla quale viene fatta universalmente corrispondere una creazione netta aggiuntiva di occupazione nel sistema.
Il che prova che il DSL, che realizza la stessa performance, sicuramente senza abbassare la qualità essendo la trasparenza e l'accertabilità della qualità una peculiarità esclusiva del contesto auto-produttivo, seppur in un modo non convenzionale, attraverso un semplice cambiamento di Paradigma (“innovazione paradigmatica”... o riscoperta della “ricetta della nonna”?) comporta anch'esso occupazione netta aggiuntiva nel sistema, c.v.d. (come volevasi dimostrare).
A questo punto possiamo ritenere di aver fornito sufficienti elementi per provare che la via dell'auto-produzione rappresenta un “marciapiede senza buche” sul quale chi vuole contribuire a creare occupazione nel sistema si può tranquillamente incamminare.
Ciò si è visto con l'esempio semplice, e forse un po' troppo semplicistico, della casalinga che auto-produce pane per la sua famiglia ma è poi stato confermato considerando il DSL stesso.
Nel qual caso le attività interessate, oltre a coprire l'intera gamma di quelle congeniali al contesto auto-produttivo sono, altresì, totalmente monetizzate obbligando in tal modo anche gli economisti a registrarle e ad incorporarle nel PIL, previo aggiornamento dei loro strumenti contabili attualmente inadeguati all'auto-produzione considerata estranea all'economia e forse più pertinente, come detto, al folclore (oggi se un datore di lavoro sposa la cameriera, prima regolarmente assunta, il PIL cala: il matrimonio... nuoce al PIL?).
Se si pensa che oggi in TV si assiste ad una continua danza propiziatoria (una sorta di “danza della pioggia” dei nostri tempi) per la crescita (meglio sarebbe chiamarla mala-crescita) e cioè per un aumento di qualche “zero-virgola” del PIL e se solo si pensa che questo indicatore centrale dell'economia cala, sorprendentemente, come visto, in presenza di avvenimenti fausti e cresce a seguito di incidenti stradali, cioè di avvenimenti infausti, c'è da chiedersi in che mondo vivono i tanto apprezzati “consiglieri del principe”!
Per fortuna che oggi gli studenti di economia, organizzati nel movimento rethinking economics, si stanno ribellando, rifiutandosi di studiare teorie economiche che nascondono la loro pochezza in fiumi di formule matematiche (la “ciarlataneria matematica” denunciata da Keynes non è mai morta, anzi) per poi fare a pugni con la cruda realtà.

Ambiente

Se la possibilità di realizzare la piena attività permanente può sembrare un “bel sogno che diventa realtà”, il fatto che questo possa avvenire non tanto attraverso una “mala-crescita” bensì attraverso una “buona-crescita” che, oltretutto, riduce l'impronta ecologica dell'umanità sull'ambiente non è un sogno da meno .
Il fatto poi che l'avvio di un tale processo metamorfico del sistema possa essere avviato dalla società civile, lascia ben sperare (anche se un occhio di riguardo rispetto a tale dinamica da parte della politica, su scala regionale o addirittura comunale, è sempre il benvenuto).
Venendo ai benefici effetti ambientali evocati essi sono sostanzialmente dovuti al ricorso all'auto-produzione la quale è per natura “localizzata”, cosa più che evidente con riferimento a quella domestica, e comunque mai industrializzata, e dunque l'impatto sull'ambiente delle attività svolte in ambito mutualistico è globalmente inferiore e talvolta (es. agroalimentare) incomparabilmente inferiore a quello corrispondente alle stesse attività svolte sul mercato assieme a quelle, ad esse necessariamente congiunte (trasporti, conservazioni, imballaggi e relativi smaltimenti).
Cosicché una crescita nel “mondo” dell'auto-produzione può tradursi non solo in una analoga crescita per l'intera economia ma anche in una decrescita dell'impatto dell'attività umana sull'ambiente.
Quando si parte con il piede giusto...
In altri termini potenziando il mutualismo negli ambiti ad esso congeniali, e potendo altresì contare sulle attività indotte da una tale dinamica (con particolare riferimento alla conversione dell'apparato produttivo dalla dimensione industriale a quella artigianale, paragonabile in dimensione ad una sorta di “ricostruzione post-bellica” economicamente sostenibile, cioè che non necessita di denaro pubblico), si può accrescere la produzione fino al raggiungimento della “piena attività permanente” (considerata dagli economisti del mainstream come una prerogativa dei sistemi collettivisti, pagata con perdita della libertà della quasi-totalità della popolazione) riducendo nel contempo l'impronta ecologica (un exploit quest'ultimo realizzato, assieme alla piena attività permanente, dalle economie islamiche con la perdita della libertà della “sola” metà della popolazione, quella femminile).

Riflesso sul mercato

La riappropriazione da parte del mutualismo, grazie ad adeguati soggetti quali il DSL, dello spazio economico ad esso congeniale, spazio che nella Tradizione era occupato dall'auto-produzione domestica comporterebbe in occidente un contro-esodo del mercato dall'ambito dei beni di consumo finale a quelli della produzione di beni e servizi di consumo intermedio (materie prime, semilavorati ed altri input di produzione), delle attrezzature produttive e delle infrastrutture, tutti ambiti produttivi nei quali la domanda non può essere gonfiata artificialmente, inducendo il consumo compulsivo (una malattia assai grave, anche se denominata simpaticamente “fare shopping”) attraverso una pubblicità imperniata su strumenti violenti di persuasione occulta.
Questo a livello macroeconomico, cioè dell'economia nel suo insieme.
A livello microeconomico, cioè al livello delle singole aziende, ve ne saranno una parte che vedranno la domanda ad esse rivolta aumentare, altre diminuire fino a spingerle a chiudere.
Per quanto riguarda le prime esse dovranno assorbire manodopera, impresa non facile in un trend che va verso la piena occupazione.
Come ben spiegato nel libro di World-Lab, a cui si rinvia, ciò condurrà al sistema partecipativo in sostituzione di quello salariale in quanto le condizioni saranno riunite affinché ciò avvenga, sia dal lato delle imprese che dal lato dei lavoratori.
Per quanto riguarda le seconde, se si tratta di grandi industrie è giusto che seguano il loro destino di fronte ad una realtà che cambia (dovremmo essere avvezzi alla “distruzione creativa”, oppure vale solo quando il grande distrugge il piccolo?).
Per quanto riguarda, invece, quelle di dimensione artigianale, molte delle quali già sono caratterizzate da un profitto negativo e sopravvivono per il fatto che il titolare presta la sua opera ed usa spazi attrezzati di sua proprietà (esso vive di stipendio e affitto erosi dal profitto negativo) verrà spontaneo che questi dia in affitto lo spazio produttivo ad un DSL e continui ad operare al suo interno come formatore-tutore (sicuramente il suo reddito globale aumenterà così come l'utilità sociale del suo lavoro senza sottovalutare la serenità che tutto ciò può comportare).

Pedagogia

Una cultura d'impresa generalizzata implicata, da un lato, dall'avvento del sistema partecipativo nelle imprese del mercato e, dall'altro, dalla diffusa partecipazione ai DSL (quantomeno come utenti per una parte della sua gamma di produzione) porta la società ad essere pronta per una democrazia più partecipativa (democrazia diretta o referendaria).

Conclusione

La massima del terzo millennio dovrà essere “più mutualismo, per lavorare tutti e meno, per vivere tutti meglio (salvo un'esigua minoranza di psicopatici che mirano a diventare “i più ricchi del cimitero”), nella dignità e in un contesto sostenibile”.


- Da una palafitta a due piani a un edificio a tre piani... con ascensore -

PREMESSA.

Questo articolo, piuttosto lungo e denso di concetti e di strategie, è il condensato di uno studio fatto a più menti su un'ipotesi di Economia Cristiana che è stato di recente pubblicato e presentato in diverse sedi istituzionali provocando molto interesse. Si tratta di passare dalle analisi più sofisticate e inconcludenti ad azioni concrete nel più sano spirito veneto, quello che ha portato il Beato Giuseppe Toniolo a dare concretezza alle indicazioni di una enciclica papale: la Rerum Novarum di papa Leone XIII, 125 anni orsono.

Siamo pronti, noi di World Lab, ad aiutare Papa Francesco per una nuova enciclica e a metterci in campo per realizzare quanto troverete in questo articolo. Le riforme sono sempre nate dal basso, dalla sana esperienza di chi non ha avuto paura di rischiare.

L'allegoria

In letteratura è frequente l'uso di allegorie o metafore (denominate parabole, nel Vangelo) in quanto, se azzeccate, possono rivelarsi uno strumento di comunicazione particolarmente efficace, cioè in grado di trasmettere, con poche e semplici parole ma in modo chiaro e oltretutto facile da memorizzare, concetti relativamente complessi ad una audience anche ampiamente diversificata.
In questa breve nota viene utilizzata, con questo spirito, una metafora di carattere “edilizio” per trattare, appunto, un tema estremamente complesso, su cui risulterebbe particolarmente arduo discettare utilmente e senza ambiguità in poche righe, quale quello del legame fra le tre componenti, materiale, etica e spirituale della società, e questo con particolare riferimento al mondo cristianizzato.
Secondo tale metafora, non certo esente da una cruda quanto necessaria semplificazione, ogni società risulta dotata di un suo edificio virtuale dove è idealmente insediata, e che si potrebbe definire, con una sola parola, la sua cultura.
Trattasi di un edificio a tre piani, ognuno dei quali ospita i valori specifici su cui ogni società si regge, in cui al piano terra si situano quelli relativi agli aspetti tipicamente materiali o economici, mentre ai piani superiori si incontrano, salendo, dapprima quelli riguardanti le relazioni sociali e per ultimi quelli relativi al rapporto fra gli uomini e la sfera trascendente o divina.
Va da sé che i valori che caratterizzano i diversi piani, pur potendo differire da una società all'altra saranno, in ogni società data, internamente coerenti.
L'esistenza di questo edificio virtuale non impedisce, ovviamente, che i cittadini, nella realtà, si comportino in contrasto con i principi di un livello o l'altro vivendo in maniera incoerente e contraddittoria sia sul piano individuale che, talvolta, collettivo.
Come emerge dal sottotitolo, fra le varie tipologie di società quelle che, pur nella loro grande diversità, si sono formate sui principi Cristiani, vengono qui immaginate come dotate di un edificio, privo di piano terra, che si presenta pertanto come una sorta di palafitta a due piani.
Tale palafitta, restando nella nostra metafora, risulta altresì caratterizzata dal fatto che, mentre il secondo ed ultimo piano resta riservato, come idealmente immaginato, all'ambito spirituale, nel primo piano, assieme agli aspetti sociali convivono anche alcuni importanti principi attinenti alla sfera economica.
Il lettore, ricorrendo alla stessa metafora, può divertirsi ad immaginare come si possano configurare analoghi edifici a tre livelli propri ad altre società, forgiate da ideologie o da altre religioni, atee o teiste.
E' cosi che, ad esempio, l'edificio di una società Comunista potrà apparire, nell'immaginazione dei più, come un edificio dove tutto è ammassato al piano terra mentre i due piani superiori, privi di muri, mostrano la nuda ossatura.
L'edificio di una società Buddista potrà apparire anch'esso, come l'edificio Cristiano, a forma di palafitta, con la significativa differenza rispetto a questo, che tutti i valori sono situati al primo piano, cosicché anche il piano superiore, come il piano terra, rimane vuoto e spazzato dai venti.
Il lettore potrà scoprire infine che il solo edificio completo, ad oggi, è quello relativo alle società Islamiche, un edificio progettato una quindicina di secoli fa e che, malgrado la sua opinabile vivibilità, tuttora sembra reggere la sfida del tempo.
Oltre a ciò, il lettore potrà scoprire altresì che fra gli edifici menzionati, gli unici due a non assumere la foggia di una palafitta sono quello Comunista e quello Islamico, rispettivamente un'ideologia ed una religione monoteista dotate entrambe di una propria Economia, intesa come Sistema economico dove i ruoli dei singoli attori sono assai ben delineati, seppur molto diversi da un Sistema all'altro (basti pensare che nel Sistema Islamico la metà della popolazione attiva, quella femminile nella fattispecie, è impegnata nell'auto-produzione domestica di gran parte dei beni e servizi di consumo famigliare corrente i quali rimangono così al di fuori dell'ambito di azione del Mercato, mentre nel Sistema Comunista il Mercato è totalmente estromesso e tutto è prodotto dallo Stato cosicché l'insieme della popolazione attiva è trasformato, volente o nolente, in dipendente statale).
In altri termini, nessun'altra ideologia o religione, al di fuori delle due appena menzionate è dotata di un Sistema economico proprio, cioè coerente con i valori situati ai piani superiori del proprio edificio virtuale.
Un ultimo interessante esercizio consentito dalla nostra metafora al lettore, inserito, in un qualche modo, nel contesto di una Economia capitalista che ormai si è imposta su scala planetaria, consiste nel cercare di immaginare quali principi si possano coerentemente situare nei piani superiori dell'ipotetico edificio avente al piano terra una tale Economia visibilmente orientata alla distruzione in tempi brevi dell'intero ecosistema.
Sicuramente in un tale esercizio, il lettore si troverà immerso nell'orrore.
E la cosa si aggraverà ulteriormente se l'esercizio dovesse spingersi fino all'individuazione dell'Architetto a cui un tale edificio di valori si può verosimilmente far risalire.

L'economia in ambito Cattolico, fra allegoria e realtà

Fuor di metafora, e con riferimento specifico alla Chiesa cattolica, è un fatto che essa, fin dai primi secoli, ha cominciato ad elaborare la sua Dottrina, la quale, tenendo costantemente presente il legame fra l'uomo e Dio, non ha mancato di includere anche qualche aspetto etico figurante nel Vangelo, ma anche alcune posizioni di natura prettamente economica (riguardanti, ad esempio, la moneta, l'interesse sui prestiti, il commercio, il profitto e così via) , reputate coerenti con i precedenti in virtù della qualificata ed autorevole interpretazione dei testi sacri attribuita ai Padri della Chiesa che le hanno elaborate ed espresse.
Questa lunga opera, mai cessata nel corso dei secoli, ha permesso di selezionare e raccogliere un grande volume di materiale sicuramente prezioso per una eventuale iniziativa a venire, tesa all'edificazione di un edificio dottrinale completo e articolato, secondo la nostra metafora, su tre distinti piani.
I primi segni di una tale iniziativa si sono effettivamente manifestati sul finire dell'Ottocento.
In effetti, a seguito dei rapidi mutamenti sociali provocati dalla nascente rivoluzione industriale (fenomeno di una portata tale che, per fare il paio nell'intera Storia dell'Umanità, occorre risalire, secondo il noto economista L. Pasinetti, nientemeno che all'avvento dell'agricoltura) (1), nonché a seguito dei fermenti ideologici che cominciavano a germogliare in un tale contesto, la Chiesa, con l'Enciclica di Leone XIII, Rerum Novarum (Maggio 1891), ha dato avvio ad un riordino del primo piano dell'edificio Cattolico mettendo in particolare evidenza gli aspetti di più immediata rilevanza economica.
Ai detti elementi prettamente economici se ne sono poi aggiunti, sulla scia dell'iniziativa intrapresa da Leone XIII, molti altri, alcuni dei quali di grandissima importanza, a seguito di nove successive Encicliche: la Quadragesimus annus di Pio XI (1931) la quale, infrangendo un tabù, ha messo addirittura il dito su una delle principali cause dell'attuale deriva economica su scala mondiale consistente nella concentrazione in poche mani del controllo della moneta (2), la Mater et Magistra e la Pacem in Terris, di Giovanni XXIII (1961 e 1963), la Populorum Progressio e l'Octogesima Adveniens di Paolo VI (1967, 1971), la Laborem Exercens, la Sollicitudo Rei Socialis e la Centesimus Annus, di Giovanni Paolo II (1981, 1987) e la Caritas in Veritate, di Benedetto XVI (2009).
Nel loro insieme, tuttavia, questi elementi non sono stati reputati sufficienti alla formulazione di una vera e propria Dottrina Economica della Chiesa (DEC), costituita da un preciso Sistema economico e dalle relative Prassi in grado di dargli forma e di conservarne la struttura, e quindi sono rimasti incorporati nella sua Dottrina Sociale.
Gli architetti dell'edificio dottrinale Cattolico hanno insomma preferito lasciar provvisoriamente libero il piano terra, conferendo all'edificio la foggia di una palafitta.

Cosa che, del resto, hanno dovuto fare, e forse a maggior ragione, anche gli architetti degli edifici propri ad altre religioni.
Purtroppo ciò fa sì che fra i nudi pilastri delle numerose palafitte si possano insediare abusivamente, cosa che effettivamente accade, Sistemi economici che prendono forma in modo spontaneo, secondo le leggi della giungla, e che perciò risultano totalmente avulsi rispetto ai principi rivelati o sapientemente elaborati, situati ai piani superiori, con risultati non sempre desiderabili e spesso manifestamente indesiderati.
Al punto che, nel caso limite delle società Cristianizzate, il Sistema economico che si è abusivamente insediato alla base del loro edificio dottrinale è stato recentemente dichiarato da Papa Francesco come decisamente opposto ai principi di derivazione evangelica, rispettivamente indiretta e diretta, del primo e del secondo piano e dichiarato, senza mezzi termini, “Economia che uccide” (Evangelii Gaudium-53, 2013) in patente contrasto con il Vangelo, che è vita.
Ed è su queste premesse che, finalmente, prende avvio la sostanza della presente nota, consistente in informazioni di prima mano su recenti sviluppi della scienza economica, e conseguenti proposte operative, suscettibili di accendere nuove speranze in questi tempi bui di sconforto e di dilagante rassegnazione.

Segni concomitanti dell'avvento di tempi nuovi

LA DIGNITA DELLE NAZIONI COPERTINA

Cominciamo con il segnalare che nel Giugno del 2015, in provvidenziale concomitanza con l'Enciclica di Papa Francesco, Laudato si', è uscito su Amazon.it, a cura di un anonimo network denominato World-Lab facente capo al sito web “worldlabnetwork.ru”, un volumetto intitolato “La Dignità delle Nazioni” dal sottotitolo eloquente “Un inedito sistema economico per il terzo millennio”.
Questo libretto, scritto con un linguaggio comprensibile a tutti, contiene un inedito modo di guardare ai fenomeni economici il quale rappresenta, per quanto incredibile possa sembrare, una svolta significativa nella stessa Scienza economica.
Basti pensare che questa Scienza, fin dalla sua nascita (che si fa generalmente risalire al 1776, anno di pubblicazione del libro di Adam Smith “La Ricchezza delle Nazioni”), è stata incentrata, e continua stranamente ad esserlo, esclusivamente sul Mercato.
E non è quindi un caso se la realtà, in cui oggi tutti viviamo, si è trasformata in una vera e propria Società di Mercato, dove tutto è ridotto a merce che si vende e si compra col denaro, facendo di questo una sorta di nuova “divinità” che stabilisce il valore di tutto, dalle cose, natura inclusa, alle... persone! Basti ricordare lo sviluppo della pratica della vendita dei bambini nati dagli uteri di donne comperate per la riproduzione. Il che, per ogni uomo di buon senso, e soprattutto per un cristiano, “grida vendetta al cospetto di Dio”, per dirla con una nota espressione popolare.
Il nuovo sguardo rivolto al contesto economico offre, invece, un quadro ben diverso.
E, più precisamente, un panorama a 360 gradi che consente di visualizzare l'insieme di tutti i possibili modi di produrre e consumare, facendo del Mercato un modo, fra tanti altri, importante ma lungi dall'essere l'unico.
Non solo. “A monte” dei diversi modi sono stati identificati due Paradigmi economici fondamentali, dell'Eteronomia (produzione per terzi consumatori) e dell'Autonomia (auto-produzione), ai quali ognuno dei possibili modi di produrre e consumare fa necessariamente capo (tertium non datur).
Mentre il primo Paradigma è essenzialmente rappresentato dal Mercato (la Filantropia, che anch'essa ne fa parte, si occupa solamente dei consumatori non solvibili), il secondo comprende invece una pluralità di modi che si distinguono fra loro essenzialmente, ma non unicamente, dalla dimensione della collettività auto-produttrice.
Fra essi figura tanto l'auto-produzione domestica (riguardante la collettività più piccola, costituita dalla famiglia) che lo Stato (la collettività più grande, cioè quella nazionale), passando ovviamente per una serie di altri modi, compresi nella categoria del mutualismo, attivabili per iniziativa privata e riguardanti l'ampia gamma delle collettività intermedie, di cui alcuni sono noti, quali le Cooperative di utenza, le Mutue previdenziali ed assicurative, mentre altri sono tuttora inediti.
E, fra quest'ultimi, il Distretto di Sviluppo Locale (DSL), ottenuto da World-Lab attraverso un processo di ottimizzazione della sua “attrattività” presso i potenziali soci lavoratori e/o utenti, sulla diffusione del quale, come ampiamente dimostrato nel libro “La Dignità delle Nazioni”, è lecito riporre notevoli speranze di cambiamento, oggi urgente data la conclamata pericolosità del Sistema economico trionfante, sia per l'uomo che per l'intero ecosistema.
Un fondamentale risultato di questo nuovo approccio all'Economia, di cui vedremo subito le conseguenze pratiche, consiste nell'uscita dal “falso dilemma” che ha ingabbiato il dibattito sociale e politico nell'ultimo secolo e che, purtroppo, ha pesantemente influenzato anche le menzionate Encicliche alla base dell'attuale Dottrina Sociale della Chiesa, consistente nella scelta fra Stato e Mercato, erroneamente tradotta nella scelta fra proprietà Pubblica e Privata dei “mezzi di produzione”.
Non sfuggirà a nessuno il fatto che, una volta imprigionato il dibattito della società civile in tale gabbia e considerate le inefficienze dello Stato, particolarmente evidenti quando questo si fa carico di ambiti produttivi diversi da quello dei servizi collettivi di sua stretta competenza, l'avvento della Società di Mercato promossa da potenti forze coalizzate da interessi comuni, diventa fatale.
E, con essa, tutte le sue deleterie conseguenze sulla collettività quali il nichilismo verso il quale essa è cinicamente convogliata e in cui sta drammaticamente sprofondando riducendosi sempre più alla “società servile” profetizzata un secolo fa da Hilaire Belloc (3).

LA DIGNITA DELLE NAZIONI RETROCOPERTINA
Ma una volta aperta tale gabbia, ed è ciò che World-Lab ha fatto, appare evidente che l'attività pubblica può essere confinata all'ambito di sua esclusiva competenza senza, per questo, dover affidare la totalità dell'attività privata al Mercato come parrebbe necessario stando al citato “falso dilemma” (stranamente popolare presso l'intellighenzia e da questa curiosamente diffuso con solerzia).
In effetti la Società civile, attraverso l'iniziativa privata, è perfettamente in grado di attivare, seguendo le linee tracciate da Worl-lab nel citato illuminante libretto, ben altre modalità di produzione-consumo di efficienza pari e, con riferimento al menzionato DSL, addirittura superiore al Mercato, ma caratterizzate da positività sociali e ambientali di cui il Mercato e lo Stato, lasciati operare in tandem senza altri contrappesi, risultano pericolosamente carenti.
Più precisamente nel citato volumetto, proprio attribuendo ai vari modi di produzione e consumo “vecchi” (Mercato e Stato) e “nuovi” (tra cui alcuni oscurati e altri, come detto, inediti) gli ambiti produttivi ad essi più congeniali, viene delineato e presentato ciò che la Chiesa non ha finora mai potuto formulare esplicitamente. E cioè un inedito Sistema economico, denominato Tradizionale Dinamico Rigenerativo, il quale prende forma con la diffusione di una Prassi (DSL) destinata a sviluppare un nuovo importante pilastro nell'economia vigente, depurando, per questa via, il Mercato dai suoi aspetti più deleteri legati alla sua debordante ipertrofia (come avviene anche nell'Economia Islamica, ma senza il ricorso a precetti religiosi praticabile solo negli Stati confessionali o teocratici).
Un Sistema che è in grado di impiegare tutte le risorse umane disponibili, fino ad oggi considerata prerogativa del Collettivismo, in un regime di libera iniziativa privata, fino ad oggi propagandata come prerogativa del Capitalismo.
Un Sistema in grado di garantire, diversamente da quelli menzionati, la sostenibilità sociale ed ambientale senza privare le persone, indipendentemente dal sesso, della dignità umana.
Un Sistema, dunque, assolutamente inedito, incentrato sulla persona e sulla natura, conformemente all'Ecologia integrale promossa dall'Enciclica Laudato si', nel quale ognuno è potenzialmente in grado di partecipare all'attività produttiva in qualità di shareholder o socio (l'esatto opposto di quanto avviene nella citata “società servile”), e che quindi, grazie a queste sue caratteristiche, risulta in totale coerenza con la Dottrina Sociale della Chiesa.
Un Sistema, soprattutto, che nasce, come ben illustrato da World-Lab, attraverso il Patrocinio di un Ente morale e che, quindi, la Chiesa può contribuire a realizzare essendo, anzi, l'Istituzione di gran lunga più adeguata a tal fine, tanto in ragione dei valori etici da essa veicolati che della sua presenza su scala mondiale.
Insomma, nel giugno del 2015, si è prodotta una singolare sincronicità (fenomeno, così denominato da Jung, di natura a-causale e, allo stesso tempo, difficilmente interpretabile come casuale perfino dai non credenti): fra il possente grido d'allarme lanciato, attraverso l'Enciclica Laudato si', dal successore di Pietro e principale leader spirituale del mondo, sul pericolo che incombe sull'intero ecosistema, da un lato, e la risposta concomitante dell'anonimo network World-Lab, dall'altro, indicante una strategia perfettamente coerente col messaggio Cristiano, dalle grandi potenzialità soprattutto se accolta e governata dalla Chiesa e praticabile da subito, per sventare tale pericolo.
Una tale significativa sincronicità non potrà lasciare indifferente il popolo credente né, si spera, la Chiesa.

Attuale stato dell'arte

Oggi il cittadino del mondo cristianizzato è, di fatto, obbligato ad entrare nel mortifero Sistema economico Occidentale, oltretutto di difficile accesso e di precaria permanenza, il quale lo obbliga a comportarsi, come è logico, secondo le sue specifiche regole.
Ora, per chi è stato sufficientemente “indottrinato dai media” all'accettazione di dette regole, il che implica anche una accettazione del materialismo e di tutta la sua ben nota sequela di “falsi valori”, non si pone un gran problema esistenziale.
Ma è certo che, per un cittadino che fa dei principi etici e spirituali della Dottrina della Chiesa un punto di riferimento comportamentale, il fatto di trovarsi obbligato, per far fronte ai bisogni materiali propri e della propria famiglia, a nuotare controcorrente per non essere travolto dall'irruenza della corrente dominante (mainstream), la situazione è assai deprecabile quando non addirittura insostenibile.
E sicuramente oggi molti cristiani, che hanno dovuto gettare la spugna, sono portati a vivere in contrasto con i valori in cui credono con i conseguenti rimorsi di coscienza che ciò comporta.
La Chiesa si trova dunque, con ogni evidenza, difronte ad un serio pericolo che nasce dalla continua immersione delle popolazioni cristianizzate in un mondo dominato da un'Economia senza Dio, se non addirittura contro Dio, un'immersione involontaria che però, a lungo andare, finisce inevitabilmente per riflettersi negativamente dapprima sui rapporti sociali e poi sugli stessi rapporti fra uomo e Dio.
Perché ormai è chiaro che con la continua secolarizzazione della società, un processo che non conosce limiti di nessun tipo, la dimensione spirituale dell'uomo in essa immerso si viene a trovare come una pianta su un suolo arido e, alla lunga, appassisce.
E il rischio per la Chiesa, è di veder scemare il suo gregge che, guidato da falsi pastori e pifferai magici viene cinicamente portato alla sua definitiva perdizione fin dalla sua vita terrena.
Ciò che la Chiesa dovrebbe urgentemente fare, visto che ora gli strumenti esistono, consiste innanzitutto nel procedere, con l'aiuto di una task-force aperta ed impersonale, ad una sistemazione del piano terra del suo edificio dottrinale.
Il che significa utilizzare gli elementi di natura prettamente economica, attualmente situati al primo piano, per elaborare una sua Dottrina economica ben distinta dalla sua Dottrina sociale ma, ovviamente, totalmente coerente con questa.
In quest'opera di edificazione del piano terra, gli addetti ai lavori potranno ispirarsi allo schema architettonico elaborato dal network World-Lab trasformando così l'attuale palafitta in una elegante palazzina, dotata di... “ascensore” (fuor di metafora, trattasi della Prassi standard individuata da World-Lab, cioè il DSL, la diffusione capillare del quale porta, come detto, alla trasformazione di ogni Sistema economico in un Sistema Tradizionale Dinamico Rigenerativo).
Il dispositivo è così chiamato nell'allegoria in quanto consente a chi entra nel piano terra del nuovo edificio di affacciarsi agevolmente ai piani superiori e, se attratto dai valori ivi insediati, di frequentarli a sua convenienza traendone beneficio e, in certi frangenti della vita, ricevendone un sicuro conforto.
Anche chi deciderà di non frequentare assiduamente i piani superiori dell'edificio, sarà comunque reso edotto sull'origine della Prassi da esso abbracciata e potrà così rendersi conto che la via indicata dalla Chiesa è la sola che dà buon frutto essendo basata su valori veri o, in altri termini, depositaria della Verità.
Un tale “ascensore” può dunque dar luogo in Occidente a quello che sta avvenendo su scala nazionale nei Paesi ex-comunisti dove la popolazione, venuta meno la cappa di piombo materialista che da qualche generazione la opprimeva, lentamente risale dal piano materiale ai piani dell'etica e della spiritualità.
La Chiesa dovrebbe dunque, in altre parole, dar avvio, prima di altri e conformemente all'esortazione di Papa Francesco, ad una “bonifica” del sistema economico che sta dilagando nel pianeta, facendosi Patrocinatrice della diffusione dei Distretti di Sviluppo Locale ovunque emerga una domanda di occupazione, nonché una domanda di beni e servizi prodotti nel rispetto della salute umana ed ambientale.
E questo, a cominciare dai Continenti in cui essa è più presente, e includendo anche i Paesi, come Cuba, che stanno cercando una nuova via evitando loro di passare, in termini di Sistema economico, dalla padella alla brace.
La Chiesa lo deve, sicuramente, ai cristiani praticanti, percentuale sempre più esigua della popolazione in molti Paesi.
Ma lo deve anche alla ben più grande percentuale dei cristiani non praticanti e dei cristiani “ a loro insaputa” (atei inclusi), quest'ultimi spesso insofferenti ai “dogmi” di una secolarizzazione soffocante la quale non cessa di “esprimere religiosamente la sua assoluta anti-religiosità” (4).
E lo deve anche a sé stessa dando avvio, in tal modo, ad una inversione del processo di secolarizzazione che oggi la sta erodendo, e che di tutta evidenza viene governato con l'intento, preciso e determinato, di travolgerla.

Invertire il processo di secolarizzazione

Oggi è gran tempo di smitizzare la presunta irreversibilità (5) del rovinoso processo, subdolamente propagandata e, comunque, accettata dall'ingenuità di molti buoni cristiani (6) e, aggiungiamo noi, dall'ignavia di molti altri.
Ed è tempo, altresì, di ben comprendere un tale processo (7).
E, in particolare, di rendersi conto che questo procede spedito sulle ali del Sistema economico imperante il quale, seppur mortifero, avanza trionfante grazie all'oscuramento, da parte dell'intellighenzia complice, delle potenziali alternative efficaci e realistiche.
E se è vero, come appena detto, che “la secolarizzazione avviene non teoricamente ma praticamente, ossia facendo fare alle persone delle cose" (8) , tra cui “nuovi modi di relazionarsi e di lavorare” (9), allora converrà che la Chiesa, con grande urgenza, faccia propria e Patrocini la Prassi standard (DSL) che con la sua diffusione capillare sul territorio conduce al Sistema Tradizionale Dinamico Rigenerativo e incorpori le principali caratteristiche di questo Sistema nella sua Dottrina Economica.
Guai se la Chiesa, dopo aver messo al bando i Sistemi economici Capitalista e Comunista, entrambi in pieno conflitto con i propri principi, e dopo aver preso conoscenza di un Sistema inedito (ben superiore ed adatto ai tempi del Sistema Islamico ora rimasto... l'unico baluardo al materialismo!), perfettamente conforme ai detti principi, e della Prassi che porta alla sua realizzazione, fondata sulla più genuina tradizione cristiana, non fa propria tale Prassi standard e assume il Patrocinio di una sua sperimentazione in vista di una sua messa a punto e diffusione su scala planetaria.
Sarebbe un vero peccato!
In effetti ciò consentirebbe a tanta gente di operare nel quotidiano secondo una Prassi perfettamente conforme all'Etica cristiana e, allo stesso tempo, di rendersi chiaramente conto da dove provengono i valori all'origine di tale Prassi.
Tanta gente, che il Sistema ha deluso (in numero crescente perfino nella parte più industrializzata del pianeta che oggi beneficia massimamente, a scapito dell'immensa maggioranza, delle limitate risorse naturali disponibili) e che, con la nuova ondata di “evangelizzazione dal basso” (formazione al lavoro), ispirata a quella immaginata e praticata da Don Bosco, può ritrovare la speranza.
Tanta gente, a cominciare dai Cristiani credenti e più o meno praticanti e tanti altri che, organizzati in una comunità, che è immaginata da World-Lab come una “Repubblica Universale a-territoriale”, facciano da “spina dorsale” alla società in Occidente e altrove.
La Chiesa può dunque, se solo lo vuole, invertire il processo di secolarizzazione in atto.
Il che non significa perseguire l'avvento di uno Stato confessionale o teocratico, essendo la laicità un portato del Cristianesimo, ma un ritorno in forze dei valori Cristiani nella vita della società, a cominciare dal modo in cui questa produce e distribuisce la ricchezza alle singole famiglie (dando luogo ad una Economia ben diversa da quella “che uccide”) fino al modo in cui essa gestisce il bene comune (esprimendo una classe politica non opportunista e incorruttibile).
Solo così la Chiesa potrà far uscire l'umanità dalla pericolosa china su cui oggi si trova e, al seguito di Papa Francesco, assumere la leadership di un movimento di catarsi e di rigenerazione su scala planetaria in grado di traghettare l'umanità verso una nuova Era.
Se solo lo vuole......

World-Lab network

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Note:

(1) Luigi L. Pasinetti, Dottrina Sociale della Chiesa e Teoria economica, VII Simposio internazionale dei docenti universitari, Vicariato di Roma, Giugno 2010.
(2) Pio XI, Quadragesimus Annus: “Nel nostro tempo è ormai evidente che la ricchezza e un immenso potere sono stati concentrati nelle mani di pochi uomini. Questo potere diventa particolarmente irresistibile se viene esercitato da coloro che controllano e comandano la moneta, poiché costoro sono anche in grado di gestire il credito e decidere a chi deve essere assegnato. In questo modo forniscono il sangue vitale all'intero corpo dell'economia. Loro hanno potere sull'intimo del sistema produttivo, così che nessuno può azzardare un respiro contro la loro volontà.”
(3) Hilaire Belloc, Lo Stato servile, Liberilibri, Macerata,1993
(4) S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi, Sulla presunta irreversibilità della secolarizzazione, Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Dossiers, Febbraio 2013
(5) ibid.
(6) Stefano Fontana, La secolarizzazione della Dottrina sociale della Chiesa e il personalismo di Maritain, Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Notizie DSC, Febbraio 2016
(7) Stefano Fontana, Il destino dell'occidente e la secolarizzazione, Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan, Dossiers, Dicembre 2014
(8) ibid.
(9) ibid.

Sabato, 13 Febbraio 2016 20:23

DIO, LE ONDE GRAVITAZIONALI E L'ATEISMO

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La recente scoperta dell’esistenza delle “onde gravitazionali”, cui anche gli scienziati italiani hanno dato un contributo importante, ha dato conferma delle ipotesi di Albert Einstein (1879 – 1955) circa la teoria della relatività generale che hanno rivoluzionato le conoscenze intorno alla creazione del mondo e dell’uomo.

La Fisica è la disciplina che studia tutto ciò che accade nel mondo che ci circonda, dalla meccanica all’idraulica, dall’elettrologia al magnetismo, dall’astrofisica all’astronautica, dall’energia nucleare alla fisica quantistica e via analizzando.

ONDE GRAVITAZIONALI

Modello di rappresentazione dell'universo e l'effetto della scoperta


Gli scienziati che più hanno studiato l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, hanno sempre avuto davanti, oltre alle loro ipotesi scientifiche, anche l’altra grande ipotesi, o domanda: “Ma Dio esiste? Questo mondo che noi studiamo e nel quale facciamo scoperte sempre più importanti per conoscerlo nelle leggi che lo governano, è stato creato da qualcuno o si è creato da solo?”
Non vi racconto in questa riflessione le conversioni all’esistenza di Dio creatore da parte di numerosi scienziati, soprattutto negli ultimi anni. Scienziati, in particolare, che hanno rivoluzionato le conoscenze delle leggi che governano il mondo che ci circonda: fisici, biologi, chimici, medici, neuroscienziati, psicologi, psichiatri, ecc.. Desidero soltanto portare alla vostra attenzione il pensiero di Albert Einstein, di religione ebraica, intorno alla risposta che lui ha tentato di dare a quella domanda.

einstein

Albert Einstein in un'immagine nel suo studio

È necessario fare una premessa di carattere culturale riguardo a queste scoperte. Vedete, tutti noi sappiamo, per le conoscenze che abbiamo acquisito negli anni, come il mondo della Scuola, dei Giornali, delle Radio e delle Televisioni, sia pervaso quasi totalmente dall’ateismo militante e dall’avversione viscerale verso tutto ciò che parla di Dio e delle religioni. Il 90% degli insegnanti del nostro sistema scolastico, dalle elementari all’università, è di formazione atea o agnostica, gli studenti e i laureati che escono da questo sistema e che affrontano la vita sono a loro volta vittime di questo impianto culturale. Il vuoto di senso della vita che pervade queste persone lo vediamo nei loro atteggiamenti e nel loro lavoro: molte energie votate alla derisione e all’offesa di chi ha una fede nel Dio creatore.
Pensate solo a ciò che scrivono certi giornali e alle trasmissioni radio-televisive, a ciò che gira nei social network: una continua dissacrazione degli argomenti di carattere religioso con l’intento manifesto di sradicare il più possibile la fede nel trascendente, innanzi tutto se di origine cattolica.
Ebbene, vediamo insieme, ora, il pensiero di Albert Einstein intorno a questo tema, partendo proprio dalle sue teorie rivelatesi finora vere e scoperte in gran parte dopo la sua morte dalla Fisica sperimentale, e che hanno rivoluzionato non solo le conoscenze scientifiche ma anche e soprattutto il nostro modo di vivere nella quotidianità.
C’è un aspetto che sfugge in tutta questa vicenda sulla scoperta delle onde gravitazionali. Il media system in questi giorni non ha dato alcuna rilevanza a un fatto che Einstein riteneva assolutamente sorprendente e cioè che la mente umana, tramite equazioni matematiche, sia in grado di ipotizzare l’esistenza di fenomeni fisici mai visti e il fatto che la realtà fisica dell’universo mostri di essere stata “costruita” proprio così, con perfetta razionalità matematica.
La matematica è una costruzione della mente umana, e allora, come è possibile che un’equazione astratta costruita dalla nostra intelligenza si ritrovi poi esattamente riprodotta nelle leggi fisiche che governano l’universo: dalla nostra Terra alle galassie lontane milioni di anni luce?
Il Cosmo (in greco sarebbe l’Universo creato) non è stato certo prodotto dall’uomo, però è governato dalle ferree leggi matematiche elaborate dalla mente dell’uomo, questo fatto è stato dichiarato un “miracolo” proprio da Einstein che ne era immensamente stupefatto. Nella famosa lettera al filosofo e matematico Maurice Solovine nel 1952 gli scriveva così: “Lei trova strano che io consideri la comprensibilità della natura come un miracolo o un eterno mistero. Ebbene, ciò che ci dovremmo aspettare, a priori, è proprio un mondo caotico del tutto inaccessibile al pensiero. Ci si potrebbe aspettare che il mondo sia governato da leggi soltanto nella misura in cui interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice: sarebbe un ordine simile a quello alfabetico, del dizionario, laddove il tipo d’ordine creato ad esempio dalla teoria della gravitazione di Newton ha tutt’altro carattere. Anche se gli assiomi della teoria sono imposti dall’uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado d’ordine del mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi. È questo il miracolo che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze. È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo degli dèi, ma anche dei miracoli”
In perfetta consonanza con Einstein, un altro premio Nobel per la Fisica nel 1974, Antony Hewish, astronomo ha affermato: “Dall’osservazione scientifica arriva un messaggio molto chiaro. E il messaggio è questo: l’universo è stato prodotto da un essere intelligente”.
Proprio queste affermazioni ci autorizzano a parlare della certezza razionale dell’esistenza di Dio.
Un altro tassello va aggiunto. Il più importante filosofo dell’ateismo contemporaneo, Antony Flew (1923 – 2010), proprio grazie a Einstein, in suo lavoro nell’anno 2004, ha rinnegato l’enorme mole delle sue ricerche precedenti, proclamando la certezza razionale dell’esistenza di Dio creatore. Così scriveva: <<Einstein credeva chiaramente in una fonte trascendente della razionalità del mondo, che definì variamente: "mente superiore", "spirito superiore illimitabile", forza ragionante superiore", forza misteriosa che muove le costellazioni">>.

il bambino di einstein

Il bambino curioso di Einstein 

È la conferma di quanto la Chiesa cattolica ha affermato nel Concilio Vaticano Primo: l’uomo con la semplice intelligenza può arrivare alla certezza dell’esistenza di Dio.
Certamente la fede cristiana è altra cosa, è la Rivelazione dell’incarnazione del Figlio di Dio, Gesù, ma alla certezza razionale dell’esistenza di Dio si può arrivare con la semplice ragione, basti pensare al più grande filosofo dell’antichità: Aristotele, e alla più grande mente della modernità: Einstein.
Che cosa non c’è stato in Albert Einstein? È mancato l’incontro cristiano, cioè il momento in cui; grazie ad un avvenimento preciso, per aiuto dello Spirito e per libertà personale, dice la Chiesa; l’uomo prende in seria considerazione il fatto che quel Dio così evidente, ma così lontano, si sia voluto rivelare agli uomini. Ancora, il più importante esponente dell’ateismo scientifico degli ultimi anni, Antony Flew, convertitosi nel 2004 arrivava ad intuire questo: «Certamente la figura carismatica di Gesù è così speciale che è sensato prendere in seria considerazione l’annuncio che lo riguarda. Se Dio si è davvero rivelato è plausibile che lo abbia fatto con quel volto». Einstein, per le circostanze della sua vita, non è invece arrivato fino a qui, ma tuttavia in una intervista del 1929 ha commentato: «Nessuno può leggere i Vangeli senza sentire la presenza attuale di Gesù. La sua personalità pulsa ad ogni parola. Nessun mito può mai essere riempito di una tale vita».
Un altro pensiero di Einstein ci aiuta a comprendere in profondità il pensiero che lo animava: “Non sono ateo e non credo di potermi definire panteista. Sono nella stessa posizione di un bambino che entra in un’enorme biblioteca piena di libri scritti in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Non si sa come, non si comprendono le lingue in cui sono stati scritti. Il bambino sospetta vagamente un ordine misterioso nella collocazione dei libri, ma non sa quale sia. Questo, mi pare, è l’atteggiamento anche del più intelligente degli essere umani nei confronti di Dio”.
Da questo si comprende la sua posizione di scienziato: “Voglio sapere come Dio ha costruito questo mondo .... Voglio conoscere i suoi pensieri”.
Atteggiamento stupendo e profondo che solo uno scienziato libero da schemi ideologici può manifestare, e che solo in questo modo è in grado di realizzare ipotesi teoriche e sperimentarle in laboratorio per conoscere le chiavi del funzionamento dell’universo.
Una posizione opposta a quella di certi divulgatori mediatici di oggi, e molto gettonati dalle televisioni e dai giornaloni della cultura massonica-anticlericale, tuttora aderenti all’ottocentesca ideologia positivista e quindi allergici alla parola “Dio”. Uno scienziato libero da quel pattume polveroso di pregiudizi ideologici non può che arrivare alle conclusioni razionali di Einstein.
Il caso Einstein spiega perché un altro grande scienziato, profondamente cattolico, Louis Pasteur, fondatore della microbiologia, poteva dire: “Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a Lui”.
Ecco, ritengo di aver fatto opera di chiarezza sull’approccio corretto di chiunque si occupi di scienza, impariamo dal bambino di Einstein e diamoci da fare per capire la lingua con la quale Dio creatore ha costruito questo universo che l’uomo non finirà mai di esplorare.

VIRGO in provincia di pisa per le onde gravitazionali

Vista dell'impianto VIRGO nei pressi di Pisa dove sono state fatte le scoperte 

DIALOGO

È molto importante in questa circostanza per una riflessione sul dialogo con l’Islam, dare anche una panoramica di carattere cronologico su ciò che ci differenzia a partire dal calendario!

Allora il nostro calendario è quello Gregoriano introdotto dal Papa Gregorio XIII (1502 – 1585), nel XVI secolo.
Per noi oggi è il 25 Gennaio 2016, memoria liturgica della conversione di Paolo di Tarso;
Per gli ebrei, invece, oggi è il 15 del mese di Shevat dell’anno 5776;
Per i musulmani, invece, è il 14 del mese di Rabi at-Thani dell’anno 1437.

!CONOSCERE PER DIALOGARE!

Ecco, vorrei che fosse chiaro fin dall’inizio di questa nota quanto sia strategico per il nostro futuro il tema del dialogo con l’Islam. È talmente importante e foriero di così tante conseguenze che non possiamo non conoscere questo fenomeno nelle sue implicazioni sociali e non solo religiose.

Vorrei cominciare ad affrontare il tema della relazione partendo dalle considerazioni che il Papa Benedetto XVI ha fatto nel suo famoso discorso all’Università di Regensburg il 12 settembre 2006, ovvero, il rapporto tra la ragione e Dio. Il Papa ha sottolineato come non agire secondo la ragione umana significa non rifarsi alla natura dei rapporti che vi sono tra Dio e l’uomo. 

benedetto xvi a ratisbona

Papa Benedetto XVI durante la sua lezione all'Università di Ratisbona (Regensburg)

La natura filosofica del ragionamento del Papa è contenuta solo in questa considerazione. Tutto quanto è successo dopo, è stato un abile gioco mediatico strumentalizzato dalla stampa, soprattutto italiana, e volto a mettere in cattiva luce il ragionamento illuminato del Santo Padre, espungendo una sola frase da un ragionamento stupendo e perfetto nella sua precisione filosoficamente geometrica.

Ma entriamo subito nel merito del tema del dialogo per tentarne una sua definizione, precisando che questo tema, insieme con quello della pace, è stato straordinariamente esaltato dalla nostra civiltà cristiana.
Purtroppo alcune espressioni troppo abusate, a un certo punto perdono di significato, ecco quindi la necessità di precisarne il contenuto semantico.

Dialogo, dal greco δία-λογος, non ha semplicemente il significato letterale di “attraverso il discorso”, bensì un processo tra interlocutori che tendono a conseguire una qualche conoscenza, una qualche verità.
Quindi il termine dialogo, assume il significato profondo e filosoficamente impegnativo di percorso verso la conoscenza della verità.
Qualunque sia la materia di discussione, presume che l’obiettivo sia definito e accettato da parte dei partecipanti al processo dialogico.

Quanto scriverò non ha la pretesa della esaustività e dell’approfondimento necessario per conoscere un fenomeno come quello di cui stiamo parlando.
Lo dovete ritenere un primo approccio, realistico e documentato.
Non vi racconterò una favola, come sono soliti fare alcuni accademici che girano a tenere conferenze sull’Islam con le linee guida del politicamente corretto. Si limitano, purtroppo, a un racconto favolistico e romantico su Maometto e sui suoi seguaci.
L’Islam è fenomeno così complesso e multiforme nelle sue concrete manifestazioni che possiamo dire, senza essere banali, contiene tutto (della realtà dell’uomo e della storia) e anche il suo contrario.
Nel Corano c’è la pace, ma c’è anche la guerra.
Nell’Islam religioso, ci sono i mistici, i sufi, immersi nella divinità, ma anche il fondamentalismo terrorista.
Ribadisco l’importanza di sapere di cosa si parla quando si affrontano i temi di una fede religiosa.


INTRODUZIONE.
Quanto scriverò in questa nota riguarda la concezione islamica della religione, molto più che la storia dell'Islam nei suoi risvolti materiali (politici, economici, fattuali).
Molti cristiani, ancora oggi, tendono a sottovalutare le differenze tra la loro fede, di cui spesso hanno una conoscenza approssimativa e superficiale, e la religione islamica. Tanto, tutt'e due credono in Dio...
Emblematico di questo atteggiamento inconsapevole e acritico fu il caso di una suora, che, a una nota radiotrasmissione, ebbe a dire una volta "Preghiamo per la chiesa musulmana" (sic!). O come quel sacerdote bergamasco che durante la Santa Messa alla presenza di una rappresentanza musulmana, ha invitato a pregare il Padre Nostro con i musulmani. Per i musulmani Allah ha 99 attributi, cioè 99 nomi, ma manca quello di padre!
La verità è che invece esistono, accanto ad alcune analogie, profonde differenze, che è bene cogliere, come imprescindibile condizione a un vero dialogo, e non come ostacolo ad esso.

UN DIVERSO PUNTO DI PARTENZA.
Per il Cristianesimo punto di partenza è l'avvenimento storico di Dio fattosi uomo. Un avvenimento incontrabile, sperimentabile. Una vita nuova, incontrabile storicamente.
Per l'Islam la predicazione di un uomo, Muhammad, che sostiene di avere avuto una visione angelica, da cui avrebbe ricevuto un messaggio di Allah (Dio).
In un caso, un Uomo che ha detto di essere Dio, e ha operato in modo da rendere credibile questa affermazione.
Nell'altro caso, un uomo che ha ammesso di essere soltanto un uomo (e come tale si è comportato, affidando alla spada la diffusione del suo messaggio), ma ha preteso di aver ricevuto una rivelazione.
In Cristo, Dio si è fatto vicino all'uomo, si è reso incontrabile, ha in qualche modo e in un certo senso azzerato la sua infinita distanza.
Con Muhammad invece Dio resta lontano, abissalmente lontano, impenetrabilmente lontano.
Nell'un caso lo si può chiamare Padre, Padre buono, un Padre che ama i suoi figli. Nell'altro non lo si può mai nominare adeguatamente, ogni familiarità è impossibile e blasfema, e l'uomo non è figlio, ma servo, schiavo di un Dio lontano nella Sua irraggiungibile maestà.
Abbiamo detto che Cristo ha operato in modo da rendere credibile la sua affermazione di essere Dio: lo ha fatto dimostrando una conoscenza dell'uomo, una passione per il suo bene, una capacità di dominare la realtà (i miracoli), quali mai si erano viste. E di tutto questo almeno un po’ tutti i cristiani, nella misura della loro santità, sono partecipi: pensiamo a santa Teresa d’Avila, a San Francesco di Assisi, a San Giovanni Bosco.

UN DIVERSO MODO DI CONCEPIRE DIO
Trinità di amore, comunione di Persone per il Cristianesimo, solitaria unicità per l'Islam. Se Dio è mistero trinitario, allora Egli è amore, pienezza di amore, vita, fuoco. Solo in questo caso siamo certi che Dio non abbia bisogno della sua creatura. Se invece Dio fosse un solitario, una sola Persona, chi ci potrebbe impedire di pensare che Egli ha creato altri esseri razionali per un suo bisogno (in termini banali, per avere della compagnia)? Ma, si dirà da parte islamica, è bestemmia dire che Dio è trino, poiché Egli è l'unico: certo che Dio è Uno, ed è Unico, ma la vera bestemmia, o almeno una riduzione a una nostra misura non è proprio il concepire la sua unità al modo umano, secondo una misura razionalistica e naturalistica?
Proprio perché Dio è Mistero Egli va infinitamente al di là della nostra immaginazione e della nostra ragione. L'unico limite che si pone è la contraddizione, ma il Mistero trinitario non è contraddizione, è mistero. Un mistero già annunciato, del resto, dal mistero della unità del molteplice che constatiamo a livello creaturale.

LA NECESSITÀ DELLA REDENZIONE.
Per l'Islam il PECCATO ORIGINALE non è altro che una certa smemoratezza dell'uomo, una dimenticanza del patto originario. Qualcosa di non poi molto grave, insomma. L'uomo non ha bisogno della grazia. La sua volontà è forte, è capace di osservare interamente la legge morale. Da un punto di vista non solo cristiano, ma semplicemente razionale, questa visione è superficiale, non spiega tutti i fattori della realtà : non sembra ragionevole dire che tutto il male che c'è nella storia, gli omicidi, le cattiverie, le stragi, i genocidi, le ruberie, le infedeltà e quant'altro, sia dovuto a una dimenticanza del patto originario, tale da non intaccare in profondità la conoscenza e la volontà umane. Per l'Islam basta ricordare tale patto per essere quali Dio ci vuole: il Profeta non avrebbe detto cose davvero nuove, ma ricorderebbe all'uomo ciò che da sempre egli sa.

A noi, cristiani, sembra invece che la portata del male che si incontra nella vita e nella storia umane gridi l'impossibilità per l'uomo di essere buono e giusto con le sole sue forze. Ci vuole una grazia, ci vuole un dono dall'alto, per poter sanare la nostra volontà malata, ferita dal peccato. Solo la Grazia di Cristo, procurataci dalla sua passione redentrice, può lavarci dal male e renderci capaci di verità e di bene.

IL MODO DI CONCEPIRE LA VITA ETERNA.
La vita eterna è un paradiso di delizie terrene per l'Islam.
La comunione con Dio per il Cristianesimo.
Per l'Islam Dio resterà per sempre lontano e inaccessibile.
Per il Cristianesimo gli eletti saranno resi partecipi di Dio, in qualche modo anzi diventeranno Dio, per grazia: per quanto è possibile infatti la natura umana sarà trasfigurata, ad immagine di Cristo, Uomo-Dio.
Giudichi ognuno se ciò che più ci può rendere felici sono i piaceri, l'abbondanza di cose, l'avere, o non piuttosto l'essere, l'essere amici del Mistero buono che ha fatto tutte le cose, vederLo e amarLo, essendo da Lui amati e innalzati a partecipare della Sua mensa. Un bambino non è felice perché ha tanti giocattoli, ma perché sua mamma e suo papà gli vogliono bene. Potrebbe essere felice una umanità, sia pure resa immortale e incorruttibile, in un giardino di delizie terrene, non vedendo il volto di Dio, stando lontano da un Dio, le cui intenzioni intime gli sfuggirebbero per l'eternità, e che pertanto potrebbe per l'eternità essere sospettato di celare un beffardo, ultimamente maligno sorriso di scherno?

UNA DIVERSA STIMA DELLA RAGIONE.
Il Cristianesimo, soprattutto cattolico, valorizza pienamente la ragione: esso ha solennemente dichiarato che nessun dogma può contraddire la ragione, e ha condannato il fideismo come eresia. Eretico è infatti affermare che occorre rinunciare alla ragione per credere. E questo perché il Mistero che si è rivelato in Cristo è "un Dio Verace e senza malizia", non un ingannatore, che si diverta a tendere tranelli alle sue creature. Dio è buono, e verace: non mente e non inganna. Non inganna la sua creatura razionale, facendole credere vero ciò che tale non è: se la creatura usa bene di ciò di cui il Creatore l'ha dotata, tra cui la sua ragione, essa trova la verità, e tale verità non potrà pertanto entrare in conflitto con la Verità rivelata direttamente da Dio stesso.
Per questo il Cristianesimo ha incentivato la filosofia, valorizzando il pensiero a lui precedente, ed ha promosso una grandioso e secolare sviluppo della razionalità filosofica, di cui le Summae del XIII secolo, ma non solo esse, sono imponente documentazione.
Averroè ???!!

AVERROE particolare del trionfo di san tommaso di abdrea di bonaiuto santa maria novella firenze

                                Averroé, particolare del dipinto del trionfo di San Tommaso, di Andrea di Bonaiuto

nella Chiesa di Santa Maria Novella in Firenze

Non altrettanto si può dire dell'Islam. Dopo l'11 settembre 2001 ( la devastazione delle Torri Gemelle a New York) alcuni hanno continuato a ripetere: Averroè! Averroè! Averroè è la prova dello splendore filosofico dell'Islam! Ma probabilmente non hanno la minima idea di che cosa avesse davvero detto Averroè, che non era un filosofo islamico ortodosso, negando tesi essenziali del credo musulmano, come l'immortalità personale e la creazione "nel tempo". Ma più in generale non mi sembra un caso che non si possa citare un solo filosofo (degno di nota, almeno) islamico che fosse anche ortodosso. Non solo Averroè, ma nemmeno Avicenna, Al Gazali, Al Farabi, filosofi fioriti in terra islamica, erano ortodossi (dal punto di vista della ortodossia islamica, ma anche da un punto di vista semplicemente teistico). Non esiste un S. Agostino islamico, non esiste un S.Tommaso islamico, non esiste un solo personaggio che abbia edificato una sintesi in cui fede (islamica) e ragione si armonizzassero: un caso?

Non credo sia un caso: infatti per l'Islam a tal punto Dio è lontano e irraggiungibile dalla sua creatura, che ciò che di Lui la nostra ragione può sapere è sospeso al suo totale arbitrio, è sospeso ad un arbitrio totalmente non-verificabile.

Secondo il Cristianesimo Dio si è fatto Uomo, accondiscendendo alla modalità conoscitiva umana, e cercando di conquistare la nostra libera e consapevole persuasione, mostrandosi, agli occhi e al pensiero, come Presenza che corrisponde al desiderio di piena felicità.

Secondo l'Islam invece Dio, invece che incarnarsi, si incarta: si incarta nel Corano, Testo Sacro da accettare ciecamente (prendere o lasciare!), senza che la ragione umana possa davvero chiedere dei motivi di credibilità. Il Corano si accetta o si rifiuta, ma non si discute in alcun modo.

A differenza della Bibbia, che è testimonianza della Rivelazione (pur essendo in qualche modo essa stessa evento sacro, Corpo biblico di Cristo, per dirla con Origene), il Corano è la Rivelazione. Al punto tale da non poter essere tradotto, né sottoposto a esame storico-critico (come invece la Bibbia ha accettato, e in modo vincente, di essere).

La figura del genio, tipica di certa letteratura araba, pensiamo alle Mille e una notte, è metafora poetica di questo concetto: un divino talmente al di là della nostra ragione, da essere capriccioso e imprevedibile, essenzialmente ambiguo, ora buono ora cattivo, scivolando con grande spregiudicatezza ora nell'uno ora nell'altro atteggiamento. Ora, si potrà dire che Dio non è un genio, tuttavia ci sembra significativo il darsi di una figura del genere, che non ha alcuna cittadinanza in una cultura di matrice ebraico-cristiana, dove ci sono gli angeli, fedeli a Dio, e univocamente buoni, e i diavoli, ribelli a Dio, e univocamente cattivi.

LA SCELTA DEI MEZZI DI DIFFUSIONE.
Il Cristianesimo si diffonde col martirio dei suoi membri, che si lasciano uccidere dai Romani per testimoniare la divinità di Cristo.
L'Islam si diffonde con la spada, uccidendo coloro che gli si oppongono.
Il Cristianesimo si lascia uccidere, e testimonia con ciò la sua forza. L'Islam uccide, e confessa così la sua debolezza, la sua impotenza a convincere con altri sistemi che non siano violenza.

Che d'altronde nell'Islam ci sia una vena di violenza lo si vede bene oggi, con quello che accade in molti dei paesi islamici, dove i cristiani sono sottoposti a una spietata persecuzione, di cui si parla molto poco e con distacco, perché bisogna tener buoni i fornitori di petrolio. Solo gli ultimi Papi hanno gridato contro il genocidio dei cristiani nell’indifferenza delle istituzioni mondiali.
Non è un caso, probabilmente, se è vero che nel Corano si trovano espressioni come le seguenti:

«Vi è imposta la guerra anche se ciò possa spiacervi» (sura II, versetto 216).
«Uccidete gli idolatri dovunque li troviate; catturateli, assediateli, fateli cadere nelle imboscate» (IX, 5).
«Ammazzateli dovunque essi si incontrino!» (II, 191).
«Combatteteli fino a che non vi sia più ribellione e che la religione sia quella del Dio» (II, 193).
«Sia che voi andiate incontro alla morte, sia che vi ammazzino, verso il Dio sarà certamente il vostro ritorno» (III, 158). «Non voi li avete trucidati, è il Dio che li ha uccisi» (VIII, 17).
«Combattete contro coloro che non credono in Dio e nel Giorno Estremo, e che non ritengono illecito quel che Dio e il Suo Messaggero han dichiarato illecito. Combattete, fra quelli cui fu data la Scrittura (ebrei e cristiani, ndr), coloro che non praticano la vera religione. Combatteteli finché non paghino il tributo, uno per uno, e finché non siano umiliati» (IX, 29).
«Non tentennate, non cedete, non invocate "Pace, pace!", mentre siete i più forti» (XLVII, 35).
NOTA BENE
Si conviene che non sia auspicabile inchiodare l'Islam (in quanto tale) a queste tesi, cristallizzandone per così dire, l'identità nella sua versione peggiore: occorre favorire quanto possibile una evoluzione dell'Islam, che faccia leva sulle personalità più moderate e che aiuti a interpretare e rivedere tali aspetti, rendendo l'Islam più pacifico e tollerante. Ed esistono di fatto nel mondo islamico, soprattutto arabo-islamico, personalità sinceramente desiderose di ciò. D'altro canto non si può nemmeno tacere su ciò che finora l'Islam è stato e su come è stato interpretato il suo messaggio dai suoi seguaci storici: sono gli stessi musulmani moderati a non volerlo e a rimproverare agli occidentali una strana miopia in proposito.

sharia manifestazione

Esempio di integrazione sociale intesa da musulmani europei in una manifestazione in Inghilterra

IL RAPPORTO RELIGIONE/STATO.
La Chiesa si pone da sempre, pur con possibilità di tradimenti, in termini dialettici verso lo Stato; nell'Islam invece non c'è possibilità di distinguere un potere spirituale da quello politico: l'idea di califfato è quella di una stretta unità tra potere politico e potere spirituale.
Si obbietterà che nel Medioevo il potere della Chiesa era intrecciato a quello politico, ricordando il concetto di sacro Romano Impero e i vescovi-conti, ma anche in quel periodo esisteva una distinzione e anzi una contrapposizione tra i due poteri, politico ed ecclesiastico, per quanto intrecciati essi fossero. Non vi fu mai una figura di Papa-Imperatore anche solo lontanamente paragonabile a un Califfo. Non capire questo vuol dire non avere intelligenza dei termini che si usano. E la commistione creatasi coi vescovi-conti (poco prima dell'anno Mille) venne molto presto sentita come inaccettabile dal movimento per la libertas Ecclesiae, che già nel 1059 produceva una forte reazione (con lo Statutum de electione papae) e con Gregorio VII affrontò in modo deciso l'ingerenza del potere imperiale nella vita della Chiesa. Certo, tutta la storia del medioevo europeo è storia di rapporto tra Chiesa e Stato, ma precisamente di rapporto: tra due entità distinte.
Nell'Islam invece non si prevede alcuna distinzione tra "ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio". E la religione coranica ha una fortissima impronta giuridica e sociale, nel senso che è concepita per essere applicata a regola di una società civile e politica.

CONCLUSIONE.
Come si vede le differenze non sono poche né lievi. Per un cristiano è bene esserne consapevole, ricordando quanto la Chiesa ha sempre insegnato, ossia che non vi è salvezza se non in Cristo, Uomo-Dio, crocifisso e risorto, (si veda anche la Dichiarazione Dominus Jesus, circa l'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, documento dottrinale emesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 6 agosto 2000, a firma dell'allora prefetto della Congregazione, il cardinale Joseph Ratzinger futuro papa Benedetto XVI contro l'indifferentismo e il relativismo religioso, che equiparano il Cristianesimo alle religioni).
Perciò l'atteggiamento del cristiano verso chi è musulmano non può che essere missionario: non possiamo non desiderare che l'altro incontri Cristo, nostra pace, possibilità di letizia e salvezza dal male. Ciò, ovviamente, senza impazienze né atteggiamenti di proselitismo superficiale e mosso da motivi di meschina egemonia politica: ciò che deve importare, sempre, è la persona.

Comunque vi possono essere anche dei campi in cui cristiani e musulmani (almeno quei musulmani che cercano con sincerità di obbedire a Dio, Infinito e Trascendente) possono essere uniti, e ciò è già stato realtà (in varie conferenze dell'ONU): pensiamo alla difesa della vita contro l'aborto, o alla difesa della famiglia naturale; in generale cristiani e musulmani dovrebbero dialogare senza preconcetti o rancori, ma anche sulla base di chiarezza e sincerità reciproca. È una sfida che si può e che vale la pena affrontare.

martiri cristiani di oggi        papa francesco e i martiri di oggi

Esempio di convivenza religiosa come intesa dagli islamisti

            Finalmente, in questi ultimi anni, alcuni storici cominciano ad esaminare le ragioni delle spietate persecuzioni contro i cristiani già dai primi decenni del primo secolo dopo Cristo. Cominciamo in ordine cronologico da Gerusalemme per arrivare a Roma, per poi ritornare a Gerusalemme.

            È noto da molte fonti storiche, compresi gli Atti degli Apostoli, che i seguaci di Gesù furono immediatamente perseguitati dai Giudei, addirittura Saulo di Tarso prima della conversione aveva assistito al martirio di Stefano, e Saulo era giudeo praticante non v’è dubbio. Negli Atti al cap. XXIV vers. 5, si fa menzione di Paolo, allora convertito e grande predicatore itinerante che viene portato davanti al tribunale romano a Cesarea dove viene accusato dal sommo sacerdote Anania con queste parole: “Abbiamo scoperto che quest’uomo è una peste, fomenta continue rivolte tra tutti i Giudei ed è a capo della setta dei Nazirei”.

santo stefano protomartire

Questo cenno è importante per capire come mai già nel 35 d.C. il Senato di Roma proclamava il Cristianesimo superstitio illicita, superstizione proibita, e quindi che: non licet esse Christianos, non si poteva essere cristiani.

Quel che è strano è però che fino a Nerone (37-68 morto suicida) i cristiani godevano di una benevola neutralità da parte delle istituzioni imperiali. Tiberio (42 a.C.-37) addirittura aveva proposto che Gesù Cristo fosse inserito nel Pantheon degli dei romani, scontrandosi però col Senato che era competente per la consecratio.

            Adesso però, recenti studi condotti da Marta Sordi (1925-2009) ordinario di Storia Greca e Storia Romana alla Cattolica di Milano, consentono di aprire uno squarcio sulle origini della persecuzione di Nerone e dei suoi successori.

Nel suo ultimo libro: “Impero Romano e Cristianesimo. Scritti scelti.”, edito dall’Institutum Patristicum Augustinianum (Gennaio-Aprile 2008), la studiosa documenta come le pressioni esercitate da Poppea, novella sposa di Nerone e di inclinazione religiosa giudeizzante, vennero proprio dal Sinedrio giudeo che estendeva la sua autorità su tutte le comunità ebraiche, e fu provocato dalla massiccia conversione al cristianesimo delle popolazioni della Grecia e dell’Asia minore.

I giureconsulti giudei ebbero facile gioco in tutto questo, bastò ricordare a Nerone come il cristianesimo fosse superstitio illicita e come non licet esse Christianos, e accusare i cristiani di essere i fomentatori delle sedizioni antimperiali per scatenare l’odio omicida dell’imperatore che continuò con i suoi successori fino al 313 d.C. con l’editto dell’imperatore Costantino che mise fine alle violenze contro i seguaci di Cristo.

 Persecuzione dei cristiani acquaforte di Jan Luyken 1649 1712scala

La persecuzione dei cristiani, acquaforte di Jan Luyken (1649-1712)

            Ora, è importante fare una semplice riflessione sulle persecuzioni contro i cristiani, in tutte le epoche. Anche oggi i cristiani vengono perseguitati e uccisi: perché? Forse a causa della parola di Cristo, forse perché predicano l’amore e il perdono reciproco, forse perché affermano che Dio è misericordia e giustizia, forse perché si occupano dei poveri, degli indifesi, dei miserabili, dei lebbrosi, dei malati di AIDS, perché costruiscono scuole e ospedali? Perché? Perché tutto l’odio dei credenti di altre religioni, e degli atei e degli agnostici, si concentra contro i seguaci di Cristo? Perché anche le Istituzioni europee, che pur sono nate dalla cultura politica di grandi uomini di fede cristiana, rinnegano la propria storia e preferiscono annegarla in un oceano di relativismo e di indifferenza, cancellando se potessero tutta la storia, la cultura, le opere d’arte, la musica, la pittura, l’architettura, l’ambiente. Eh sì, anche questo bisogna ricordare: le bonifiche e l’agricoltura europea sono nate intorno ai monasteri delle varie regole benedettine e non dalle rivoluzioni filosofiche.

A questo punto è importante riprendere il cammino iniziale che ci ha portato da Gerusalemme a Roma, per ritornare a Gerusalemme. E andiamo a vedere cosa successe nella distruzione della città invasa dall’esercito persiano di Cosroe II nel 614 d.C.. Anche qui ci viene in soccorso la storia documentata dai cronisti dell’epoca, che narrano come gli israeliti esiliati a Babilonia dal 135 d.C. dopo la seconda rivolta contro i romani, col divieto assoluto di farvi ritorno, pensarono di approfittare della loro potenza economica per indurre l’imperatore persiano a conquistare la Gerusalemme cristiana che apparteneva all’impero bizantino cristiano. E così in quell’anno 614 l’esercito persiano, appoggiato dalle comunità ebraiche della Galilea, invase la città santa che era una fiorente e ricca comunità cristiana, ricca di chiese e di monasteri, con le basiliche del Santo Sepolcro a Gerusalemme e della Natività a Betlemme. Tutto fu distrutto e depredato, ad eccezione della Basilica della Natività, perché i persiani vi trovarono l’effigie dei Re Magi in un bassorilievo di marmo, e vedendo che erano rappresentati con i costumi della Mesopotamia, ravvisandone i loro antenati, si fermarono e la risparmiarono. Solo per questo ancora oggi possiamo godere dell’unico gioiello rimasto nella Terra Santa risalente ai primi anni del cristianesimo.

Poiché i persiani erano in gran parte politeisti, erano anche liberali in fatto di altre religioni, e cercavano solo il bottino prezioso delle chiese, quindi la distruzione che ci fu, gli storici dell’epoca, la attribuiscono agli israeliti che così potevano rientrare nella loro città senza conservare le memorie del Cristo loro profeta disconosciuto, condannato e ucciso con la crocifissione.

Ma non è finita qui. La furia travolse anche gli uomini, e migliaia di battezzati furono fatti schiavi dai persiani e venduti ai facoltosi ebrei che procedettero al loro massacro.

Le fonti storiche sono precise su questo e parlano della piscina Mamilla vicina alla porta di Giaffa. In questi ultimi anni nella Gerusalemme diventata tutta città israeliana, la speculazione edilizia ha messo le mani su Mamilla diventato nel tempo un borgo arabo, che viene raso al suolo per costruirci  un quartiere residenziale ebraico e l’albergo Hilton. Ma grande è stata la sorpresa quando si sono accinti a prosciugare quanto restava dell’antica piscina Mamilla, ecco comparire una cappella bizantina con una croce e la scritta in greco: “Solo Dio conosce i loro nomi”. Sotto la cappella lo scavo è andato avanti e ha portato alla luce migliaia di scheletri umani, tragica testimonianza del massacro dell’anno 614 d.C.. Il celebre  archeologo israeliano Ronny Reich ha studiato il ritrovamento e ha confermato trattarsi dei resti dei battezzati comprati dagli ebrei per essere sterminati.

piscina mamilla come si presentava prima dei lavori

Piscina Mamilla come si presentava prima degli scavi

Immediatamente le comunità cristiane di Gerusalemme hanno chiesto che quell’angolo della Mamilla venisse conservato come memoriale. Ma ancora oggi, purtroppo, i credenti in Cristo da quelle parti non godono di tanta considerazione da fermare una speculazione edilizia, e la richiesta neanche è stata presa in considerazione.

mamilla scavi e protesta del Wiesenthal Center

Piscina Mamilla e la protesta del Centro Wiesenthal contro la distruzione della memoria dei martiri

Le ruspe hanno asportato terra e ossa dei martiri, e poiché per la religione ebraica non può esserci contatto tra vivi e morti, non si è costruito più il nuovo insediamento ebraico ma un grande parcheggio sotterraneo: il Mamilla Pool Parking, dove oggi chi visita la città santa può andare a parcheggiare tranquillamente ignorando il tutto, perché in nessuna guida turistica viene fatto cenno all’evento storico. Una censura davvero strana per la nostra cultura post-moderna, secondo la quale solo il Papa e la Chiesa di Roma devono chiedere scusa all’umanità per i loro errori. Tutti gli altri, filosofi, politici, dittatori, religioni di tutti i tipi non si devono scusare di  nulla.

Forse ce l’hanno con i seguaci di Cristo perché Lui ha lasciato detto che la “verità vi farà liberi”, mentre in molti sognano ciascuno per sé la propria dittatura contro la libertà degli altri.

la verità vi farà liberi

Giovedì, 29 Ottobre 2015 13:44

FOGLIE

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Qualche tempo, fa durante una pausa di lavoro presso l'Ospedale Umberto I° di Mestre, mi addentrai nel parco di Villa Querini, una delle residenze storiche della città, mi sedetti su una panchina sotto le fronde di un acero secolare, era d'ottobre e improvvisamente, come per magia, una pioggia di foglie colorate d'autunno mi avvolse provocando dentro di me un'emozione che più tardi misi su carta e che ora vi offro, sicuro che anche condividere quei sentimenti è poesia.

FOGLIE

Ho visto le foglie d’autunno

cadere nel sole

baciava la terra brumosa

il sole

il vento non c’era

e l’alito di vita ultimo

spirava  con la foglia

in quel cielo profondo

e bambini lontani

di grida empivano

quel vuoto di cielo.

Volevo essere una foglia

posarmi leggera sull’erba

tornare alla terra materna

sotto i raggi dell’ultimo sole.

Questa poesia si è classificata terza assoluta al Concorso Internazionale di Poesia "Premio Trasimeno" (Perugia) 5 agosto 2010.

FOGLIE CADENTI

Ecco il parco e l'acero vestito d'autunno

Mercoledì, 24 Giugno 2015 18:51

I SANTI E LE CROCIATE

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Recentemente si è tenuto a Treviso, presso il Commissariato della Custodia Francescana di Terra Santa per il Triveneto, il XXVI Congresso del Movimento Amici di Terra Santa.

26 CONVENGO 2015 LOCANDINA INVITO

Il tema scelto dagli organizzatori, quanto mai stimolante, riguardava la figura di San Luigi IX re di Francia, Crociato e patrono dei Terziari Francescani, nell’ottavo centenario della sua nascita. L’occasione era quanto mai propizia per fare un “a fondo” sulle crociate di ieri e di oggi e si concludeva con una domanda: “I Francescani salveranno ancora l’Europa?”

Per i lettori interessati rinvio agli articoli pubblicati su questo blog proprio sui temi indicati e che finora hanno ricevuto migliaia di visite, segno certo e inequivocabile dell’interesse su questi argomenti tanto poco conosciuti quanto storicamente falsati dalla pubblicistica contemporanea, anche in casa cattolica. Ci sono correnti di pensiero, anche in casa francescana, che tentano di screditare il contributo dei santi e dei martiri francescani e non, nella difesa dell’Europa cristiana dalle devastazioni delle guerre sante islamiche avvenute nei secoli scorsi. Si veda al riguardo su questo blog la cronologia degli assalti islamici all’Europa, dalla morte del profeta Muhammad fino ai nostri giorni. Ora, con l’istituzione del Califfato da parte dei fondamentalisti sunniti ricordo, per la precisione cronachistica, che il califfo Abu Bakr al-Baghdadi il 5 luglio 2014 nella moschea di Mosul ha invitato i musulmani alla conquista della capitale della cristianità: “Questo è il mio consiglio per voi. Se lo seguirete, conquisterete Roma e diventerete padroni del mondo, con la volontà di Allah”.

Fatta questa doverosa premessa, in questo articolo desidero illustrare tre figure di santi della Chiesa Cattolica legati in modo particolare al periodo storico in cui sono avvenute le Crociate, proclamate dai papi e organizzate dai re e dai nobili europei dell’epoca

SAN NICASIO DE BURGIO. (Caccamo 1135 – Corni di Hattin 1187)

SAN NICASIO

San Nicasio de Burgio

I fratelli Ferrandino e NICASIO abbracciarono la vita religiosa come membri dell'Ordine Ospedaliero dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, conosciuto oggi come Ordine di Malta. I due fratelli pronunziarono come frati laici i tre voti religiosi di Povertà, Castità e Obbedienza e il quarto voto di "restare in armi" per dedicarsi al conforto degli afflitti, all'assistenza dei pellegrini e degli ammalati e alla difesa dei territori cristiani della Terra Santa, aderendo pienamente allo spirito dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, che aveva come princìpi ispiratori la difesa della fede, l'assistenza ai pellegrini e agli ammalati, l'impegno alla solidarietà, alla giustizia, alla pace, sulla base dell'insegnamento della dottrina evangelica, in stretta comunione con la Santa Sede, attraverso una carità operosa e dinamica, sostenuta dalla preghiera.

Essi risposero all'appello del Gran Maestro dei Gerosolimitani, Ruggero Des Moulins, che sollecitava presso i prìncipi cristiani l'aiuto per la liberazione della Terra Santa. Nel 1185, imbarcatisi a Trapani al seguito di Ruggero Des Moulins che ritornava a Gerusalemme scortato da due galere del Re Guglielmo II, partirono per la Terra Santa, dove, secondo lo spirito dell'Ordine, prestarono il loro servizio agli ammalati e ai pellegrini nell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme. Nel 1187 il Sultano 
alā al-Dīn (Saladino), il cui regno si estendeva dal deserto libico alla valle del Tigri circondando su tre fronti i regni crociati, il 30 Giugno invase il regno di Gerusalemme, i Cristiani, dopo aver difeso il castello di Tiberiade, decimati e allo stremo, si rifugiarono sopra una collina chiamata Corni di Hattin, dove il 4 Luglio vennero definitivamente sconfitti, fatti prigionieri e poi consegnati ai carnefici. In questa battaglia, che si concluse con la resa di Tiberiade e di Tolemaide, rimasero uccisi Ruggero Des Moulins e gran parte degli Ospitalieri. Anche San Nicasio che era capitano al seguito di Ruggero Des Moulins fu fatto prigioniero durante la battaglia di Hattin e, poiché si rifiutò di rinnegare Cristo, fu decapitato, in odio alla fede, alla presenza del Sultano Saladino. (Ricordo a quanti non conoscono il Corano, libro sacro dell’Islam-Parola di Allah, che in guerra i prigionieri dei musulmani non hanno via di scampo: o si convertono o vengono decapitati. Proprio come oggi  ci mostrano le televisioni con i video mandati in onda dagli integralisti islamici). Quando l'Arcivescovo di Tiro, Josias, giunto a Palermo nell'estate del 1187, diede la notizia dell'uccisione dei fratelli Ferrandino e Nicasio al Re Guglielmo II, questi si stracciò i lussuosi vestiti di seta, indossò un saio e andò in ritiro penitenziale per quattro giorni. Nicasio fu venerato come Martire sin dai primi anni dopo la sua morte, e ciò prova che morì come cristiano in difesa di Cristo e della fede. San Nicasio fu quindi un Crociato che testimoniò la propria fede con il martirio, dando così l'esempio di come vivere nello spirito delle beatitudini evangeliche, che egli si era impegnato a realizzare, vestendo l'abito dei Cavalieri Gerosolimitani (la croce ottagonale bianca, segno delle otto beatitudini), in quanto seppe abbandonare gli agi della sua casa per diventare povero nel nome del Signore, accettando le afflizioni di un lungo viaggio in Terra Santa, per servire Cristo negli ammalati e nei pellegrini con la mitezza di chi, affamato e assetato della giustizia, desiderava ridare ai cristiani la gioia di poter venerare i luoghi in cui era vissuto il Salvatore, e ciò come frutto della misericordia verso il prossimo, cioè dell'amore che fu la sua forza nella persecuzione, affrontata per portare la pace laddove questa veniva negata con la violenza ai cristiani.

SAN FRANCESCO DI ASSISI. (Assisi 1181 – Assisi 1226).

san francesco di assisi riceve le stimmate

San Francesco riceve le stigmate

Su questo Santo rinvio i lettori alla notevole mole di pubblicazioni che lo vedono protagonista, anche su questo sito.

La Chiesa cattolica lo ricorda ancora oggi con grande enfasi come il fondatore di uno dei famosi Ordini Mendicanti, insieme a San Domenico Guzman di Calaruega, e come il Santo che ha riformato la Chiesa dal di dentro. In questo articolo desidero proporlo come il coraggioso missionario che insieme a Fra Illuminato di Rieti nel 1219 partì per l’Egitto durante la V Crociata per tentare di andare a parlare al Sultano Malek al-Kamel, con l’intento di fargli conoscere Gesù Cristo. Su questo episodio così emblematico della spiritualità di San Francesco e così poco conosciuto negli ambienti cattolici, due anni fa, ho pubblicato in collaborazione con il bravo artista padovano Francesco Lucianetti, un bellissimo fumetto che narra la vicenda storica desunta dalle Fonti Francescane e che trovate in questo sito citato nei particolari.

Poiché di San Francesco si sono appropriati diversi movimenti culturali falsificando la vera natura dell’opera realizzata da questo rivoluzionario credente, ritengo doveroso fare alcune precisazioni storiche. Prima di tutto che Francesco ha avuto come sua missione particolare quella di diventare simile a Cristo durante la sua vita terrena, infatti terminerà la sua vita ricevendo sul monte de La Verna le stigmate del Crocifisso, diventando veramente un Alter Christus.

Per evitare lo stravolgimento del VERO SAN FRANCESCO riporto dai numeri 2690 e 2691 delle Fonti Francescane l'intero illuminante episodio dell’incontro con il Sultano a Damietta,  e bisogna ricordare che questo brano è stato scritto da frati che hanno vissuto insieme a san Francesco, quindi sono più affidabili di chi oggi vorrebbe delegittimare il loro racconto, a vantaggio di una propria personale visione della vita, ma che non c'entra poi molto con il pensiero di san Francesco. Ecco dunque il brano dai RICORDI DI FRATE ILLUMINATO DI RIETI:

2690  Diceva il ministro generale (san Bonaventura), che frate Illuminato, già compagno di san Francesco nella sua missione dal sultano d'Egitto, era solito narrare questi episodi.  Mentre Francesco era alla corte, il sultano volle mettere alla prova la fede e la devozione che egli mostrava d'avere verso il Signore nostro crocifisso. Un giorno fece stendere nella sala delle udienze uno splendido tappeto, decorato per intero con un motivo geometrico a forma di croce, e poi disse ai presenti: “ Si chiami ora quell'uomo, che sembra essere un cristiano autentico; se per venire fino a me calpesterà con i suoi piedi questi segni di croce intessuti nel tappeto, l'accuseremo di fare ingiustizia al suo Signore; se invece si rifiuta di venire, gli domanderò perché commette questa scortesia di non venire fino a me ”.

 Chiamato, Francesco, che era pieno di Dio e da questa pienezza era bene istruito su quanto doveva fare e su quanto doveva dire, andò dritto dal sultano. Quegli, ritenendo d'aver motivo sufficiente per rimproverare l'uomo di Dio perché aveva fatto ingiuria al suo Signore Gesù Cristo, gli disse: “ Voi cristiani adorate la croce, come segno speciale del vostro Dio; perché dunque non hai avuto timore a calpestare questi segni della croce disegnati sul tappeto? ”. Rispose il beato Francesco: Dovete sapere che assieme al Signore nostro furono crocifissi anche due ladroni. Noi possediamo la vera croce del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, e questa noi l'adoriamo e la circondiamo della più profonda devozione. Ora, mentre questa santa e vera croce del Signore fu consegnata a noi, a voi invece sono state lasciate le croci dei due ladroni. Ecco perché non ho avuto paura di camminare sui segni della croce dei ladroni. Tra voi e per voi non c'è nulla della santa croce ”.

2691  Il sultano gli sottopose anche un'altra questione: “ Il vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vi vuol togliere la tonaca, ecc. Quanto più voi cristiani non dovreste invadere le nostre terre, ecc. ”. Rispose il beato Francesco: Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Altrove, infatti, è detto: Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te. E con questo ha voluto insegnarci che se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell'occhio, dovremmo essere disposti a separarlo, ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tenta di allontanarci dalla fede e dall'amore del nostro Dio Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e V1 combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione di lui quanti più uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare e adorare il Creatore e Redentore del mondo, vi amerebbero come se stessi ”.  Tutti gli astanti furono presi da ammirazione per le risposte di lui.

13 SALUTO FRANCESCO E SULTANO

Francesco e il Sultano, pagina del fumetto di Lucianetti e Trabuio

Ritornando alla pubblicazione del fumetto storico su questo episodio desidero informare i cultori della materia che mi sono avvalso anche degli Atti della Giornata di Studio realizzata a Firenze dalla Biblioteca Francescana “Stanza delle Laudi” il 25 settembre 2010, in particolare dei contributi di Fra Pacifico Sella o.f.m., di John Tolan e di Franco Cardini.

SAN LUDOVICO (LUIGI IX) RE DI FRANCIA. Poissy, Francia, 25 aprile 1214 - Tunisi, 25 agosto 1270

Luigi IX, sovrano di Francia, nacque il 25 aprile 1214 in Poissy. Incoronato re di Francia, Luigi si assunse il compito, davanti a Dio e agli uomini, di diffondere il Vangelo. Nel 1244, Luigi cade in un forte attacco di una malattia che già lo perseguitava da tempo ed arriva a perdere conoscenza tanto che molti lo credono morto e la regina madre invia a Pontoise, dove egli si trova, le Reliquie reali affinché il re le possa toccare. Appena ripreso da quello stato e appena è in grado di parlare, racconta l’amico Joinville, chiede soltanto di diventare crociato. Le reazioni all’annuncio di questo voto sono di diversa natura, come, del resto, in quel secolo era in fase di mutamento lo spirito stesso con cui si affrontava l’argomento delle crociate dopo che i numerosi fallimenti avevano portato ad un forte scoraggiamento nella classe politica. Un trovatore, invece, interpreta l’entusiasmo popolare per un Luigi crociato e, nei testi della sua propaganda si meraviglia che un uomo “leale e integro, esempio di saggezza e di rettitudine” che conduce “una vita santa, linda, pura, senza peccato e senza macchia” si sia fatto crociato quando i più intraprendevano le crociate per fare penitenza. Ma per Luigi, che spinge all’estremo la fede che gli è stata inculcata, la crociata non è che il coronamento della retta condotta di un principe cristiano. Così, il 12 giugno 1248, Luigi va a Saint Denis a prendere l’orifiamma, (l'Orifiammaera lo stendardo reale dei Re di Francia. In origine la bandiera sacra dell'Abbazia di Saint-Denis, la bandiera era rossa o arancione-rosso e sventolava su una lancia) la tracolla e il bordone dalle mani del cardinale legato, segni della sua intima convinzione dell’identità tra crociata e pellegrinaggio.

orifiamma dei re di francia Orifiamma, stendardo dei re di Francia

La crociata si apre in Egitto presso la città di Damietta, dove attaccò con successo i Saraceni. Ma una terribile pestilenza decimò l'esercito crociato, colpendo lo stesso re. Assalito nuovamente dai Turchi, venne sconfitto e fatto prigioniero. Alla liberazione, avvenuta un mese dopo la cattura, previo pagamento di un riscatto molto oneroso, il cappellano reale racconta la dignità e il coraggio dimostrati dal re durante la prigionia: Luigi pensa anzitutto agli altri crociati prigionieri, rifiuta qualsiasi dichiarazione contraria alla propria fede cristiana e sfida perciò la tortura e la morte.

Dopo essere stato rilasciato, proseguì come pellegrino per la Terra Santa, dove compì numerose opere di bene. Tornato in Francia, il suo confessore, consigliere e primo biografo, Goffredo di Beaulieu, ne racconta i sentimenti in modo mirabile: “Dopo il suo felice ritorno in Francia, i testimoni della sua vita e i confidenti della sua coscienza videro fino a qual punto egli cercò di essere devoto verso Dio, giusto verso i suoi sudditi, misericordioso verso gli infelici, umile verso se stesso e come fece ogni sforzo per progredire in tutte le virtù. Come l’oro è superiore in valore all’argento, così il suo nuovo modo di vivere, portato con sé dalla Terrasanta, superava in santità la sua vita precedente; eppure in gioventù, egli era sempre stato buono, innocente ed esemplare”.

 Governò con giustizia e cristiana pietà, fondando l'Università della Sorbona a Parigi e preparando una nuova crociata.  Ma a Tunisi una nuova epidemia colpì l'esercito. Luigi IX, sentendosi morire, si fece adagiare con le braccia aperte come sulla croce e sopra un letto coperto di cenere e cilicio, dove spirò. Era il 25 agosto del 1270.

Sainte Chapelle Basse Sainte Chapelle Upper

Sainte Chapelle inferiore                                                                      Sainte Chapelle superiore

 Ma la fama della santità di re Luigi IX è ancor più amplificata dalla sua devozione alle reliquie della passione di Cristo. Venuto a sapere che l’imperatore latino di Costantinopoli, Baldovino II, per far fronte ai debiti contratti vuole vendere la reliquia della corona di spine portata da Gesù nella salita al Calvario, immediatamente mette mano al tesoro del regno per poterla acquisire e diventare così il più importante tra i re cattolici europei. La corona di spine gli costa la cifra enorme di centotrentacinquemila lire torinesi, la porta a Parigi e in pochi anni edifica quella meravigliosa custodia regale che sarà la Sainte Chapelle. La costruzione di questo stupendo simulacro gotico gli costerà quarantamila lire torinesi. Valutate un po’ la differenza tra le due cifre e traetene le conclusioni.

La Sainte Chapelle ancor oggi è visitabile, non è più luogo sacro dalla Rivoluzione francese, ma nell’Ile de la Cité sulla Senna, insieme alla cattedrale di Notre Dame, racconta della storia di Francia quando la religione cattolica era un vanto per i regnanti e per il popolo.

Re Luigi IX era un grande seguace della spiritualità di San Francesco di Assisi, favorì gli ordini mendicanti francescani e domenicani ed elevò il livello intellettuale dell’Università della Sorbona, portandovi i più grandi teologi dei due ordini. Parigi così divenne il centro europeo degli studi di teologia. Celebre divenne la disputa tra il francescano Giovanni Duns Scoto (fatto beato da papa San Giovanni Paolo II) e i domenicani intorno al dogma dell’Immacolata Concezione. (Si legga su questo sito la storia bellissima di questo dogma nell’articolo: “La Madonna ci parla”)

Proprio per questo suo amore per il Santo di Assisi, re Luigi IX è stato proclamato co-patrono dell’Ordine Francescano Secolare (I Terziari)

Sarà papa Bonifacio VIII con la bolla Gloria laus a pronunciare la canonizzazione solenne di Luigi IX e a fissarne la festa nel giorno della sua morte, il 25 agosto.

La conclusione di questa breve rassegna sui Santi nelle Crociate è un invito a conoscere la storia gloriosa della cristianità medievale nello sforzo di recuperare al culto i luoghi della vita, della predicazione, della passione e morte di Gesù, della sua risurrezione. La terra di Gesù era stata conquistata e devastata a partire dall’anno 638 dagli eserciti musulmani e per secoli i credenti in Gesù sono stati, e continuano a essere perseguitati e uccisi nel nome di Allah.

Contrariamente a quanti affermano che le crociate sono state una “vergogna” per la Chiesa di Roma, altri, me compreso, sostengono che se non ci fossero state le crociate i regni e i principati europei non si sarebbero consolidati nei due secoli di attuazione dei tentativi di riprendere possesso dei Luoghi Santi, e non sarebbero state possibili le epiche difese dell’Europa dagli assalti continui degli eserciti turchi.

Ricordo il ruolo dei frati francescani nella difesa di Belgrado con san Giovanni di Capestrano (anno 1456), nella difesa di Vienna col beato Marco d’Aviano (1683). Faccio anche memoria per i più curiosi di san Lorenzo di Brindisi e di san Giacomo delle Marca, francescani pure loro.

Questo cenno è importante farlo perché a causa dell’apostasia dilagante in casa cattolica è in atto la "cancellazione" di queste figure di santi francescani dalla memoria degli stessi ordini religiosi.

SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO MARCO DAVIANO

San Giovanni di Capestrano                                    Beato Marco d'Aviano

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