Giovedì, Dicembre 08, 2016
Lunedì, 05 Dicembre 2016 17:39

LUNA PIENA

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NATIVITA DI FILIPPO LIPPI

Natività di Filippo Lippi (1406 - 1469)

Luna piena

 Sono nel pieno della notte

ormai da tempo

non vedo stelle polari

nel mio orizzonte

solo meteoriti di passaggio

e mentre ti guardo

splendida luna d’argento

rivedo i miei sentieri

percorsi romantici

ricchi di malinconia

e mi commuovo

penso a te al mio fianco

tenera guida

in questa notte

la luna piena mi guarda

enorme e brillante

mi parla nel silenzio e nel gelo

parole sussurrate al mio cuore

ornato di rami di vischio e di agrifoglio

per questo Natale

di solitudine e di nostalgia.

 vischio e agrifoglio

 


PREMESSA.

Recentemente presso una location tanto bella quanto affascinante nei pressi dell'aeroporto di Tessera, si è tenuta una serata sul tema "Cristianesimo e questione sociale", organizzata dalla Associazione Internazionale Calabresi nel Mondo e presieduta dall'on. dott. Peppino Accroglianò. Durante la serata è stato presentato il libro dell'on. Accroglianò dal titolo "Cristianesimo e questione sociale" cui è seguita una tavola rotonda che ha visto la partecipazione del prof. Cesare Mirabelli presidente emerito della Corte Costituzionale, di monsignor Antonio Ciliberti arcivescovo metropolita di Catanzaro, del dott. Marco Eugenio Brusutti presidente della Fondazione Brusutti, della dr.ssa Caterina Garufi magistrato presso il Ministero della Giustizia e dello scrivente.

La relazione che segue è quanto ho avuto modo di illustrare nel mio intervento e che ha avuto notevole riscontro di interesse da parte dell'uditorio e dei colleghi relatori.

Prima di sviluppare il tema sui risultati di una ricerca condotta da esperti di economia e di statistica su di un nuovo modello di economia ritengo utile divulgare un testo comparso in un libro stampato nel 1943 a Treviso e scritto dal cardinale Pietro Pavan. Si tratta della prefazione al suo libro L’ORDINE SOCIALE, nel quale ha trattato con “fedeltà e vivezza il pensiero sociale e cristiano sulla linea dei documenti pontifici”.
“L’ordine sociale oggi è profondamente sconvolto: la famiglia intaccata nella sua consistenza, minacciata nella sua fecondità; nel settore economico le masse lavoratrici sono in dissidio aperto o latente contro gli elementi direttivi e responsabili; la società civile scompaginata, disumanizzata o quasi la vita dello Stato; i rapporti internazionali disarticolati. Quale l’intima ragione? L’interiore disintegrazione dell’essere umano. L’uomo, scissosi da Dio, ha quasi smarrita la coscienza della sua spiritualità; e si è ridotto a istinto, senso, fantasia, sentimento.
Il suo interiore scompaginamento non può non riflettersi sinistramente in ogni sfera della vita sociale, giacché la società è una sua creazione, anche se a crearla sia mosso da impulsi irresistibili, da insopprimibili esigenze della sua natura.
Ogni fatica pertanto volta alla ricostruzione sociale è destinata a fallimento se l’uomo non si ricompone interiormente; se cioè non ridiviene cosciente della sua dignità personale; se non riapre l’anima alla conoscenza e all’amore del vero Iddio. quale l’ha rivelato Gesù Cristo, l’Uomo-Dio, vivente nella Sua Chiesa, il Cattolicesimo.
Tale la tesi che il presente modesto lavoro tende a dimostrare.”

cardinale pietro pavan

                                                                                                                                                                                                                    il cardinale Pietro Pavan


Pietro Pavan (Treviso, 1903 – 1994), sacerdote trevigiano è stato l’estensore delle due encicliche sociali di Papa Giovanni XXIII: Mater et Magistra e Pacem in Terris, è stato anche rettore della Pontificia Università Lateranense e consultore delle encicliche sociali di Papa Paolo VI e Giovanni Paolo II. È simpatico l’aneddoto che riguarda la sua nomina a cardinale ormai ultraottantenne, quando Papa Giovanni Paolo II dovendo scrivere l’enciclica nel centenario della Rerum Novarum volle sapere chi fosse monsignor Pietro Pavan, questo sacerdote così approfondito sui temi della Dottrina Sociale della Chiesa, e lui si aspettava che fosse un’eminenza della curia vaticana e lo volle conoscere. Quando si presentò mons. Pietro Pavan, il modesto sacerdote che era, il Papa ebbe un sussulto di gioia e di commozione e decise di nominarlo cardinale.
La citazione della figura di questo profeta della DSC è significativa anche oggi perché quanto scritto nella Prefazione del suo libro sembra scritta guardando alla società attuale, ed è partendo da quelle considerazioni che un gruppo di esperti si è mosso elaborando un nuovo modello di economia realizzabile oggi, grazie allo sviluppo tecnologico delle reti di comunicazione e dei programmi informatici.


È molto curiosa la coincidenza temporale che ha visto la pubblicazione dell’opera di questi esperti col titolo “LA DIGNITA’ DELLE NAZIONI” presso Amazon e la presentazione dell’enciclica “LAUDATO SI’” di Papa Francesco a giugno del 2015.
La crisi dei sistemi economici attuali, sia il collettivismo comunista che il capitalismo liberista hanno avuto conseguenze piuttosto drammatiche nelle condizioni di vita di intere popolazioni e nella devastazione dell’ambiente di vita. L’espressione coniata da Papa Francesco che “questa economia uccide” è entrata ormai nel lessico popolare talmente è vera e evidente che sta smuovendo molti studiosi di economia e di sociologia, di ambientalisti e di tecnologi che stanno tentando di elaborare strategie alternative allo sfascio generalizzato che sempre comunque sfocia successivamente nelle violenze belliche, sia quelle antiche come le guerre mondiali che quelle moderne come il terrorismo e le guerre locali, che hanno fatto affermare ancora Papa Francesco come sia in atto una terza guerra mondiale fatta a rate e a piccoli pezzi.
Consapevoli di questo stato di cose abbiamo deciso di mettere a frutto la nostra creatività e le nostre competenze scientifiche per elaborare un sistema economico ispirato alla Parola di Cristo: il Vangelo.


Una rete di esperti cattolici, World-Lab network, a seguito di una lunga ricerca scientifica, ha recentemente fatto emergere, alquanto sorprendentemente, un Sistema economico inedito, della cui esistenza nessun esperto aveva mai sospettato.
Ha dunque descritto tale Sistema, tecnicamente denominato Tradizionale Dinamico Rigenerativo (TDR) nell'ambito di una classificazione esaustiva di tutti i possibili Sistemi, tracciando i contorni della sua insolita e peculiare architettura, indicando in modo preciso la Prassi standard, denominata Distretto di Sviluppo Locale (DSL), la diffusione della quale dà avvio alla sua realizzazione, ed individuando gli effetti attesi del suo avvento sia sulla società che sull'ambiente.
I risultati della ricerca sono contenuti nel volumetto citato La Dignità delle Nazioni pubblicato nel Giugno 2015 in singolare concomitanza con l'Enciclica Laudato si'.
Successivamente, World-Lab, ha constatato che i menzionati effetti attesi risultavano in perfetta linea con il concetto di Ecologia integrale lanciato dalla detta Enciclica e più in generale con la Dottrina Sociale della Chiesa, e questo oltre le più ottimistiche aspettative.
In effetti le sue principali peculiarità sono costituite, sul piano sociale, dalla piena occupazione permanente (finora considerata appannaggio del Collettivismo e pagata con la perdita della libertà) realizzata in un contesto di libera iniziativa privata (finora considerata il principale punto di forza del Capitalismo nel quale però un certo tasso di disoccupazione è considerato addirittura auspicabile e dove la precarietà del lavoro e il divario nei livelli dei redditi paiono inarrestabili).
Per quanto riguarda il piano ambientale, le performance del Sistema TDR sono rappresentate dal potenziale raggiungimento della sostenibilità derivante, da un lato, da una massiccia localizzazione di molte attività produttive (in primis l'agroalimentare) che il contesto mutualistico privato e intermedio necessariamente comporta e, dall'altro, da una conversione etica delle imprese del contesto concorrenziale attraverso una generalizzata tendenza alla sostituzione del sistema salariale con il sistema partecipativo per il quale la piena attività permanente pone le necessarie basi.
Con riferimento agli altri significativi aspetti del Sistema TDR che consentono di meglio comprendere come questo sia “a misura dell'Uomo, e di ogni uomo, nonché rispettoso dell'intero creato”, si rinvia al libro La Dignità delle Nazioni.


Consapevoli che un trattato di economia non sia da tutti immediatamente compreso, gli stessi autori hanno ritenuto di elaborare un manuale operativo per la realizzazione del Distretto di Sviluppo Locale in modo da rendere facilmente attuabile quanto da loro elaborato.

MANIFESTO DEL CIVISMO copertina
Alla luce di ciò, World-Lab ha pubblicato nel Giugno 2016 un secondo volumetto dal titolo MANIFESTO DEL CIVISMO , sempre edito presso Amazon, nel quale, oltre ad esporre in dettaglio i motivi per cui l'inedito Sistema economico individuato possa legittimamente dirsi Economia cristiana e Civismo il Sistema sociale che da tale economia è suscettibile di emergere, identifica nella Chiesa il Patrocinatore ideale della diffusione delle prassi standard alla base del nuovo modello di sviluppo, le quali, autonomamente attivabili dalla Società civile simultaneamente ovunque richiesto, possono condurre in tempi relativamente brevi, anche grazie agli “effetti domino” che la loro diffusione innesca, ad un mondo più giusto e trasmissibile anche alle generazioni future.
Il convincimento nasce dalle esperienze realizzate nel Veneto all’inizio del secolo scorso dal Beato Giuseppe Toniolo, docente di Economia all’Università di Pisa e grande ispiratore dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII. Ricordo che grazie al coinvolgimento dei coraggiosi parroci di campagna di inizio ‘900 nel Veneto sono nate le Casse Rurali e le leghe bianche dei braccianti proprio grazie all’azione del Toniolo che faceva la sua opera di divulgazione di come realizzare quanto contenuto nell’enciclica.
Nei nostri due volumetti si pone, al centro di tutto, l’essere umano con le sue esigenze, e se si pone come elemento fondamentale delle leggi economiche l’etica, e se si accetta che la proprietà privata ha una funzione sociale si ottiene un pensiero economico improntato al principio della solidarietà. Questo principio per Toniolo era la base della società democratica. Le classi più povere devono essere quelle che più si avvantaggiano da questa economia della solidarietà. La rivoluzione del pensiero economico cristiano passa da qui. Secondo gli esperti di World-Lab la sfida lanciata dalle idee sviluppate nei due volumetti pubblicati, deve essere giocata oggi, in un periodo in cui mercato libero, sottosviluppo e fame non possono non indurci a riflettere e a prendere in considerazione il pensiero di Toniolo e del cardinale Pavan come esempio.
Ma nel volumetto Manifesto del Civismo abbiamo voluto mettere in copertina le immagini fotografiche di tre personaggi che hanno segnato la storia delle realizzazioni concrete della Dottrina Sociale della Chiesa cattolica.


Il primo è don Giovanni Bosco fatto santo grazie alle sue intuizioni sulla formazione professionale della gioventù e per il suo carisma di fondatore di una nuova famiglia religiosa ispirata al santo vescovo ginevrino Francesco di Sales; il secondo è il prof. Giuseppe Toniolo fatto beato di recente sulla scorta delle sue attività scientifiche e pastorali e per il grande contributo dato alla formazione di una classe politica ispirata alla Dottrina Sociale della Chiesa cattolica; il terzo è un personaggio ai più sconosciuto, David Lazzaretti di Arcidosso, ai piedi del Monte Amiata in Toscana e fondatore del Movimento delle Famiglie Cristiane che prefiguravano un sistema economico basato sull’auto-aiuto e sull’autoproduzione. Troppo in anticipo sui tempi e contemporaneo di don Bosco che lo proteggeva, a causa della sua effervescenza mistica fu prima scomunicato dalla Chiesa di Roma e poi assassinato dall’esercito sabaudo durante una processione religiosa.
Con le idee contenute in questi due volumetti i ricercatori di World-Lab intendono promuovere presso la società civile, ma attraverso il patrocinio delle parrocchie, un nuovo sistema economico basato sul modello del Distretto di Sviluppo Locale per realizzare un’economia che garantisca lo sviluppo delle persone e delle famiglie in un contesto di rispetto del creato e di tutela dell’ambiente di vita e di lavoro.

Lunedì, 17 Ottobre 2016 11:17

LA LUNA E TU

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luna piena di ottobre 2016

 

LA LUNA E TU                               
È serena questa notte
mentre il cuore sofferente
dà segni di impotenza
questo pensiero che Mara è volata via
mi angustia e mi tormenta
molti mi dicono di smetterla
ma da soli la fatica è penosa
la notte è lì fuori
ma è anche dentro
e mentre esco una luna piena
trasparente e vanitosa
mi guarda
mi manda segnali di luce
mi parla
sembra rispondere alla mia angoscia
con la semplicità di un bambino
la vita e la morte non sei tu
Dio ti ha donato tutto
e tutto ritorna al Creatore
Mara è ritornata
tu continua a navigare
altri porti
altri fari
ti aspettano
ancora avrai il dono della scoperta
e mai rassegnazione.
Domenica, 31 Luglio 2016 11:43

dedicata a Mara

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DEDICATA A MARA.

E te ne sei andata
in silenzio
come sempre
le azioni più importanti le facevi nel segreto   
era d'estate
e la lavanda del parco
profumava fin dentro la stanza
eri bella col volto rilassato
come la tua anima
a vivere d'accordo col male
inesorabile
e tu ormai avevi accettato
la speranza ogni tanto tornava
e tu sorridevi
a questo vecchio badante che
come una bambina ti coccolava
e ti lasciavi baciare sulle labbra
le lunghe notti
mano nella mano
nel grande lettone
sognavamo ancora nuove imprese
il corpo era consumato
ma non l'anima
e ora cara la mia mammina
sono qui solo
nelle notti ormai senza luce
vascello fantasma senza porto
navigo a vista
portando nel cuore i tuoi segreti
ormai diventati misteri.

                                                                                                                       ritratto di mara pulito  

Gianfranco, il tuo vecchio del cuore

Olmo, 31 luglio 2016

Bergoglio: «Questa economia uccide», l’alternativa è il Civismo e in questo articolo provo a spiegarlo.


Papa Francesco ripete che il modello di sviluppo globale è insostenibile. Definisce il denaro «sterco del diavolo». Descrive gli effetti devastanti del capitale divenuto «idolo». E riconosce che il cambiamento può venire da «chi coltiva semi di speranza piantati pazientemente nelle periferie dimenticate del pianeta»
Non si può parlare di economia sociale senza illustrare il pensiero del Papa venuto dalla fine del mondo.
In questo articolo tento di illustrare come dal pensiero del magistero cristiano maturato con l’ultima enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, abbiano preso le mosse alcuni studiosi cristiani di economia, prima pubblicando un libro che è una specie di rivoluzione scientifica in campo economico: “LA DIGNITÀ DELLE NAZIONI”, edito da Amazon.it a giugno del 2015, proprio in contemporanea con l’uscita dell’enciclica papale; e successivamente, visto l’interesse suscitato negli ambienti coinvolti nella Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, con l’attuale pubblicazione del seguito di quel trattato, ovvero una specie di Manuale Operativo per la realizzazione di quanto elaborato in precedenza: IL MANIFESTO DEL CIVISMO.
Il gruppo di studiosi cattolici si firma con la sigla WORLD-LAB proprio per mandare un messaggio al mondo accademico e ecclesiastico che non è la visione utopica di qualche sognatore romantico, ma un modello talmente strutturato e reso operativo da poter essere immediatamente realizzato.
Il sistema di sviluppo che avvolge l’umanità e il mondo non è sostenibile. Chiedere un cambiamento non è utopia, ma puro realismo. Non c’è da sognare paradisi in terra, ma solo da rimuovere i meccanismi perversi e autodistruttivi che impediscono una vita dignitosa per tutti. E il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite, ma da chi «pianta germogli nelle periferie» e «vive ogni giorno nella nudità della tempesta umana».
Papa Francesco nel suo viaggio in Bolivia incontra nella Expo Feria di Santa Cruz de la Sierra più di 1500 delegati dei Movimenti popolari dell’America Latina e degli altri continenti. Cartoneros, Sem Terra, cooperative contadine, movimenti di lotta per la casa e i diritti degli indigeni, delle donne e di tutte le innumerevoli facce della marginalità urbana e rurale. Affiancato al tavolo dal Presidente boliviano Evo Morales, Papa Francesco ascolta la lettura della «lettera di santa Cruz», la sintesi dei lavori dell’assemblea dove si snocciolano tutte le richieste e i desiderata per un «superamento del modello neo-capitalista» e l’avvento «dell’economia popolare, sociale e comunitaria, in cui prevalga la solidarietà sulla ricerca del profitto».

bergoglio e morales

Papa Francesco con il Presidente boliviano Morales


L’intervento di Morales si lancia in una lunga apologia della sua «rivoluzione indigenista», alternando strali contro «l’imperialismo nordamericano», il Fondo monetario internazionale e «l’anarchia finanziaria» imposta al mondo dal capitalismo internazionale. Infine prende la parola il Papa, che all’inizio del suo intervento si rallegra delle porte che si aprono e dei nuovi spazi di incontro tra il magma caotico dei «movimientos populares» e la Chiesa, disposta a mettersi in gioco, ad «accompagnare» chi cerca i modi migliori per «superare le gravi situazioni di ingiustizia che soffrono gli esclusi di tutto il mondo».
Bergoglio nel suo intervento mette le mani avanti, dice che non ha ricette pronte da proporre, perché «Né il Papa né la Chiesa hanno il monopolio della interpretazione della realtà sociale né la proposta di soluzioni ai problemi contemporanei». Ma il suo discorso lucido e appassionato, pieno di calorosi segnali d’intesa lanciati ai delegati dei movimenti, segna sul terreno sociale e politico uno dei momenti-chiave del suo viaggio. Parla ai movimenti popolari latinoamericani, ma guarda al mondo, spazzando via il clichè del «Papa della Pampa» in cui cercano di chiuderlo i suoi detrattori. Perché i problemi che tocca riguardano l'umanità intera e «hanno una matrice globale». Anche lui applica alle dinamiche del mondo uno sguardo «globale», diverso e imparagonabile rispetto a quelli dell’omologazione tecnocratico-liberista o delle ormai tramontate utopie idealiste (liberismo e comunismo in primis). Uno sguardo, realista, e pieno di speranza evangelica.
Bergoglio ha iniziato prendendo atto che «in un mondo dove ci sono tanti contadini senza terra, tante famiglie senza casa, tanti lavoratori senza diritti», dove esplodono «guerre insensate» e viene devastata la terra, vuol dire che «le cose non stanno andando bene» e c’è «bisogno di un cambiamento». Le dinamiche di oppressione, esclusione e devastazione che dilagano nel mondo non vanno viste come problemi isolati. Esse – ha fatto notare il Papa argentino - «rispondono a un sistema che è diventato globale». Un sistema che «ha imposto la logica del profitto a ogni costo» e che adesso «non regge più... non lo sopportano i contadini, i lavoratori, le comunità, i villaggi.... E non lo sopporta più la Terra, la sorella Madre Terra». La radice del male viene indicata da Papa Francesco nell’ingordigia rapace che domina e fa muovere tutto il sistema. Dietro «tanta morte e distruzione», ha detto il Vescovo di Roma, riecheggiando il linguaggio dei Padri della Chiesa, «si sente il tanfo di ciò che Basilio di Cesarea chiamava lo “sterco del diavolo”». Perché «Quando il capitale diventa idolo e dirige le scelte degli esseri umani, quando l’avidità di denaro controlla l’intero sistema socio-economico, rovina la società, condanna l’uomo, lo fa diventare uno schiavo, distrugge la fraternità interumana, spinge popolo contro popolo e, come si vede, minaccia anche questa nostra casa comune».
Davanti a questo scenario, Papa Francesco ha stigmatizzato «un certo eccesso diagnostico che a volte ci porta a un pessimismo parolaio o a crogiolarci nel negativo». Ha anche mandato in archivio le ricette care al «conservatorismo compassionevole», che pretende di coprire con qualche palliativo filantropico gli effetti devastanti del darwinismo sociale. «Non basta lasciare cadere alcune gocce quando i poveri agitano questo bicchiere che mai si versa da solo» ha detto Papa Bergoglio, ricordando che «i piani di assistenza che servono a certe emergenze dovrebbero essere pensati solo come risposte transitorie. Non potranno mai sostituire la vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso».
Il ragionamento del Papa è molto bene illustrato dagli autori di World-Lab quando sostengono che bisognerebbe eliminare il Premio Nobel per l’Economia: nessuno dei premi Nobel per l’Economia ha costruito ricette per risolvere i problemi causati dal pensiero liberista imperante nelle Accademie. Sembra che i commissari del premio siano una specie di confraternita dedita a premiarsi tra di loro per la bellezza delle loro teorie indipendentemente dagli effetti. Questo ha fatto affermare al Papa in più riprese che quella economia uccide. Ma non uccide solo l’uomo, uccide la terra , uccide la natura, uccide il creato!
Il «cambiamento» prefigurato come necessario e urgente da Papa Francesco non ripercorre le strade fallite dei messianismi ideologici. Papa Francesco ripete che «questa economia uccide» e riconosce l’urgenza di «mettere l’economia al servizio dei popoli» perché gli esseri umani e la natura non devono essere al servizio del denaro. E l’economia «non dovrebbe essere un meccanismo di accumulazione, ma la buona amministrazione della casa comune». Tale inversione di rotta – insiste Bergoglio - «è non solo auspicabile e necessaria, ma anche possibile. Non è un’utopia o una fantasia. È una prospettiva estremamente realistica». Citando Paolo VI, ripete che le risorse disponibili nel mondo sono più che sufficienti per lo sviluppo integrale «di ogni uomo e di tutto l’uomo». E per una vita dignitosa occorre garantire a tutti l’accesso alle «tre T» (techo “tetto”, trabajo “lavoro”, tierra “terra”) per le quali lottano i movimenti popolari latinoamericani. Obiettivo minimale e raggiungibile. Da perseguire con pazienza, affidandosi ai tempi lunghi dei processi, alla «passione per il seminare, per l’irrigare con calma ciò che gli altri vedranno fiorire».

por nuestra madre terra
Ai movimenti popolari, sorti spontaneamente «dal basso», Papa Francesco riconosce un ruolo importante nel possibile innesco di processi di cambiamento globale. Li definisce «seminatori di cambiamento», «poeti sociali», «creatori di lavoro», «costruttori di case». «Voi, i più umili, gli sfruttati, i poveri e gli esclusi» ha detto Papa Francesco ai suoi interlocutori «potete fare e fate molto. Oserei dire che il futuro dell'umanità è in gran parte nelle vostre mani, nella vostra capacità di organizzare e promuovere alternative creative». A renderli preziosi fattori di rinnovamento è secondo Papa Francesco proprio il loro vivere «impregnati nella nudità della tempesta umana», la loro immanenza al vissuto reale che li immunizza dal contagio della «teorizzazione astratta e dell’indignazione elegante»: «Questo attaccamento al quartiere, alla terra, al territorio, all’occupazione, al sindacato, questo riconoscersi nel volto dell’altro» ha detto il Pontefice ai suoi interlocutori «è ciò che permette di esercitare il mandato dell’amore non partendo da idee o concetti, bensì partendo dal genuino incontro tra persone, perché non si amano né i concetti né le idee; si amano le persone... Da quei semi di speranza piantati pazientemente nelle periferie dimenticate del pianeta» ha aggiunto il Papa «cresceranno alberi grandi, sorgeranno boschi fitti di speranza per ossigenare questo mondo».
Nell’ultima parte del suo discorso-fiume, articolato e denso come una nuova mini-enciclica sociale, Papa Francesco ha descritto tre «grandi compiti» affidati ai movimenti popolari: quello di «mettere l’economia al servizio dei popoli», e quello di difendere la terra, casa comune, dai sistemi di sfruttamento predatorio. In questo contesto, Papa Francesco ha ripetuto con tutta la Tradizione che «l’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro umano non è semplice filantropia» e «la destinazione universale dei beni non è un ornamento discorsivo della dottrina sociale della Chiesa. È una realtà antecedente alla proprietà privata».
«Il colonialismo, vecchio e nuovo» ha detto il Papa «riduce i paesi poveri a semplici fornitori di materie prime e manodopera a basso costo, genera violenza, povertà, migrazioni forzate e tutti i mali che abbiamo sotto gli occhi». Esso produce iniquità «e l’iniquità genera violenza che nessuna polizia, militari o servizi segreti sono in grado di fermare».
La Chiesa, i suoi figli e figlie» ha detto con parole mirate ed eloquenti il Papa argentino «sono una parte dell’identità dei popoli dell’America Latina. Identità che, sia qui che in altri Paesi, alcuni poteri sono determinati a cancellare, talvolta perché la nostra fede è rivoluzionaria, perché la nostra fede sfida la tirannia dell’idolo denaro».
E arriviamo al CIVISMO e al suo Manifesto pubblicato nel mese di giugno 2016 sempre su Amazon.it dal gruppo di esperti internazionali di World-Lab, e al quale rimando per gli opportuni approfondimenti.
Fra le varianti escogitate dall'Uomo per organizzare socialmente l'attività direttamente finalizzata alla propria sussistenza se ne possono distinguere alcune, esercitate in particolari contesti (le prime Comunità cristiane, i Monasteri Benedettini, i Falansteri Fourieristi, i Kibbutzim delle origini...le Comunità di hippies), le quali, nonostante la loro grande diversità esteriore, sono tuttavia accomunate dalle loro principali peculiarità.
In effetti, da un lato, esse nascono tutte per iniziativa privato-sociale (pur nelle diverse forme alle quali la Società civile può dar luogo) fondata su un “movente” comune, che si può definire solidarietà “reciproca” o “mutualistica” (che implica una qualche forma regolata di scambio al loro interno) per distinguerla dalla solidarietà che si può definire “universalistica” o “ filantropica” fondata invece sulla generosità.
E, dall'altro, esse sono tutte caratterizzate da un circuito economico di produzione-consumo governato dal principio della programmazione.
In questo contesto di dimensione sensibilmente ridotta, rispetto ad un contesto nazionale, e semplificato dal fatto che si tratta essenzialmente di produzioni di beni e servizi di consumo finale e non riguardanti le intere filiere produttive, l'ottenimento delle informazioni, tanto in termini di domanda che di risorse, necessarie al buon esito della programmazione è relativamente agevole, soprattutto con la disponibilità attuale delle nuove Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione.
Va detto che se oggi la presenza di un “movente” comune alla base delle menzionate esperienze può essere generalmente condivisa riconoscendone esplicitamente la valenza economica oltre che socio-religioso-ideologica, ciò è in gran parte dovuto al pensiero e all'opera del Beato Toniolo (1845-1918).
È stato, in effetti, proprio il Toniolo a intuire che la solidarietà mutualistica esercitata nell'ambito di gruppi sociali privati poteva essere impiegata come “motore” per produrre e consumare, in ambito monetario, servizi individuali ed in particolare quelli che necessitano la “grande scala”, quali i servizi finanziari e previdenziali, e che quindi risulterebbero di pertinenza ideale del Mercato o dello Stato, Modalità economiche che nel mondo reale sono spesso latitanti e lasciano un vuoto nella risposta ai bisogni di consistenti parti della società e/o del territorio.
È doveroso altresì menzionare che un suo contemporaneo, Davide Lazzaretti (1834- 1878), sulla base della stessa intuizione ha utilizzato, in ambito non monetario, lo stesso “motore” per concepire e dar vita alla Società delle famiglie cristiane finalizzata alla produzione e consumo di beni e servizi di consumo famigliare corrente la cui produzione è compatibile con la “piccola scala”, e che quindi risultano di pertinenza ideale oltre che del Mercato (Modalità economica, come detto, non sempre accessibile), anche dell'auto-produzione domestica, questa sempre accessibile, in una qualche misura, ma quasi sempre scarsamente efficiente.
Il Lazzaretti ha insomma dimostrato, in complementarietà con il Beato Toniolo, che facendo leva sulla solidarietà mutualistica si possono colmare molte delle lacune esistenti nella soddisfazione dei bisogni, compresi i più elementari, di consistenti parti della società.
La Società delle famiglie cristiane ha avuto vita breve, vittima del suo successo, come il suo Fondatore, assassinato (giustiziato) dalle forze dell'ordine, in un grande bagno di sangue, mentre guidava una processione religiosa... “non autorizzata”, un chiaro pretesto per metter fine ad una pratica che, diffondendosi, poteva rivelarsi lesiva di interessi precostituiti. Pretesto successivamente confermatosi tale con la lunga persecuzione dei compagni del Lazzaretti (un martire che attende la sua, seppur laica, “beatificazione” e, comunque, meritevole di diventare, assieme al Beato Toniolo, un' “icona” sociale del futuro, sicuramente insieme ai numerosi cattolici impegnati per l’implementazione nella società dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa.
In sostanza, dai tempi in cui l'Economia ha fatto il suo ingresso nella Scienza, il Beato Toniolo e Davide Lazzaretti possono essere considerati i primi “esploratori”, e poi “coloni-pionieri”, di un contesto economico da essi predisposto, grazie alle varianti di validità generale da essi poste in essere, fino a diventare la terza Modalità economica (le collettività intermedie auto produttrici) di una Scienza ancora in fieri al loro tempo.

copertina civismo
Per gli opportuni approfondimenti e le necessarie delucidazioni si rinviano i lettori alle due pubblicazioni citate degli autori di World-Lab: “LA DIGNITÀ DELLE NAZIONI” e il “MANIFESTO DEL CIVISMO” nelle quali, e senza complessi di qualunque tipo, viene affermata l’esistenza di una “ECONOMIA CRISTIANA” che fa proprie le indicazioni strategiche di Papa Francesco, che in questo momento storico in cui l’Occidente dimostra tutta la sua vulnerabilità culturale, ha il coraggio di dire a tutto il mondo che il liberismo come il comunismo sono “armi di distruzione dei popoli, della terra, della natura e del creato”.

 

Gianfranco Trabuio, pubblicista.

È sempre opportuno conoscere la storia dei nostri santi per capirne appieno la loro vocazione e il loro percorso di santificazione.

Nei miei lunghi anni di pratica religiosa non ho mai udito un’omelia su sant’Antonio che ne spiegasse la genesi. Accanto a considerazioni di carattere agiografico ho ascoltato anche delle evidenti falsità storiche, l’ultima che ho avuto modo di ascoltare afferma che Ferdinando di Lisbona si è fatto francescano per amore della povertà predicata da Francesco di Assisi.

SANTANTONIO DI PADOVAIcona bizantina del Santo di Padova

Ora, per fare chiarezza su come Ferdinando, monaco agostiniano, si sia fatto francescano, pubblichiamo una sintesi della vera storia come raccontata da lui e dai testimoni del tempo.

PER NON DIMENTICARE: anche otto secoli fa i cattolici venivano assassinati dai musulmani.

Nella nostra religione cattolica ogni giorno facciamo memoria, nella celebrazione della Santa Messa, dei Santi e dei Martiri che hanno segnato tappe fondamentali nella costruzione della Chiesa Cattolica nel mondo.

Poiché sul Santo di Padova poco si conosce, ritengo utile dare qualche cenno storico su come quel Santo frate sia arrivato in Italia dal Portogallo.

Francesco di Assisi nel 1217 aveva organizzato l'Ordine Francescano in province e provvide a mandare missionari in tutte le principali nazioni d'Europa. Nel famoso Capitolo generale delle stuoie, celebrato alla Porziuncola, nella Pentecoste del 1219, diede licenza ai frati Ottone sacerdote, Berardo suddiacono, e ai conversi Vitale, Pietro, Accursio, Adiuto, di andare a predicare il Vangelo ai saraceni del Marocco, mentre egli si sarebbe recato con i crociati in Palestina per visitare i Luoghi santi e convertire gl'infedeli, pur ignorandone la lingua. È molto bello ricordare che per Francesco la Provincia di Oltremare, la Terra di Gesù e dei suoi apostoli, era considerata la Perla delle Province.

Dopo aver ricevuto la benedizione del santo fondatore, i sei missionari si diressero a piedi verso la Spagna. Giunti nel regno di Aragona, Vitale, superiore della spedizione, cadde malato, ma ciò non impedì agli altri cinque figli di S. Francesco di proseguire il loro cammino sotto la guida di Berardo.

Arrivarono nella capitale del Marocco, dove iniziarono a predicare nelle piazze col crocifisso in mano. Il sultano del Marocco immediatamente li fece imprigionare e dopo violenze di ogni tipo e vista la loro determinazione a non abiurare la loro fede in Cristo Gesù, personalmente tagliò loro la testa, lasciando i poveri corpi al ludibrio dei fanatici musulmani. Era il 16 gennaio 1220.

i protomartiri francescani 16 gennaio 1220

Piero Casentini: il Sultano del Marocco taglia la testa ai cinque frati francescani

Sabato, 14 Maggio 2016 16:47

IL TEMPO DELLA RIVOLUZIONE E' ARRIVATO?

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COMUNICATO STAMPA a cura del prof. Gianfranco Trabuio, pubblicista.

LA DIGNITÀ DELLE NAZIONI: UN INEDITO SISTEMA ECONOMICO PER IL TERZO MILLENNIO.

"Dall’enciclica Laudato si' un’altra economia è possibile”

Giovedì 19 maggio alle ore 20.30 presso il Campus Universitario “Tina Merlin” in via Borgo Ruga, 40 a Feltre, ci sarà un incontro dibattito su questo tema così denso di futuri sviluppi. Parteciperanno due degli autori del libro: il dr. Dino Gerardi statistico e economista e il prof. Gianfranco Trabuio statistico e pubblicista.

L’evento organizzato dal Circolo Vittore Castellaz delle ACLI (Associazione Cristiana Lavoratori Italiani) e dalle Parrocchie cittadine, con il patrocinio della Città di Feltre, vedrà anche l’intervento di Franco Lorenzon segretario generale della CISL di Belluno e Feltre e del moderatore dell’incontro Giovanni Perenzin.

La lettera enciclica di Papa Francesco “Laudato si’” sulla cura della casa comune porta la data del 24 maggio 2015, però il testo ufficiale è stato reso noto il 16 giugno 2015, e in concomitanza con questo evento il 9 giugno 2015 su Amazon, noto sito web, veniva dato l’annuncio dell’uscita del libro “La dignità delle nazioni” edito da Ideazione Editore-Create Space Independent Publishing Platform e curato da un gruppo di esperti di economia e di dottrina sociale della Chiesa cattolica, sotto la sigla World-Lab. L’Opera è già stata tradotta nelle lingue Francese, Inglese, Russo e Spagnolo, sempre su Amazon.

LOCANDINA dignità nazioni FELTRE 2

World-Lab è una rete informale di esperti internazionali di diverse formazioni scientifiche e orizzonti culturali, facenti capo al sito www.worldlabnetwork.ru . Li accomuna la duplice convinzione che il modello di sviluppo occidentale oramai generalizzato stia conducendo al collasso l'intero ecosistema in tempi brevi, ma che una insperata via d'uscita da essi promossa, che inizialmente antepone il ruolo della società civile a quello della politica, possa riaccendere la speranza in un mondo migliore. Tutti gli esperti hanno variamente contribuito alla redazione dell'Opera che considerano collettiva.

Ora, questa coincidenza temporale stimola delle riflessioni sul ruolo della Provvidenza che guida le azioni degli uomini. Infatti, mentre il Papa nella sua analisi a un certo punto fa un’affermazione dirompente scrivendo che “questa economia uccide!”, facendo riferimento al ruolo devastante, avuto nella crisi mondiale di questi anni, dalla speculazione finanziaria e dal capitalismo selvaggio spinto fino alle estreme conseguenze, gli esperti che hanno dato alle stampe questo volume sulla “Dignità delle nazioni”, fanno un’analisi delle cause della crisi e propongono un rimedio assolutamente originale per la cultura economica di questi nostri anni.

La proposta che emerge alla fine dello studio approfondito e molto dettagliato, è un ritorno alla originalità della dottrina sociale della Chiesa cattolica e al coinvolgimento di gruppi estesi di “famiglie” nella costituzione di quelli che vengono definiti “Distretti di sviluppo locale” e che si vengono a configurare come un aggregato di mutualismo cooperativo con molteplici competenze professionali. In buona sostanza un passaggio deciso e graduale dal paradigma economico della Eteronomia a quello dell’Autonomia, facendo leva sulla diffusa cultura presente sul web riguardo alla cooperazione nella gestione di reti informali di utenti ma anche di cooperazione delle competenze nella produzione e gestione di beni di consumo e nella erogazione di servizi.

In conclusione, al libro potrebbe essere aggiunto un sottotitolo efficace e suggestivo: “Oltre Adam Smith e oltre Karl Marx”.

Venezia, maggio 2016.

Questo articolo fa seguito all’altro pubblicato sempre su questo sito che aveva per titolo: “Ristrutturare la casa cristiana rivoluzionando l’economia”, e viene pubblicato proprio il Primo Maggio festa di San Giuseppe Artigiano e simbolo del lavoratore. A questo è utile aggiungere come la Diocesi di Padova con il suo nuovo vescovo e tutto il mondo associativo cattolico abbia promosso una veglia di preghiera per il 5 maggio nella Cappella di San Giuseppe Lavoratore in zona industriale a Padova.
I tempi stanno maturando per creare e costruire alternative all’economia che uccide, un’economia sostenuta dalle potenti lobbies della finanza internazionale che ha tutto l’interesse a provocare la distruzione dell’ecosistema perché ha al suo seguito altre imprese internazionali pronte per essere finanziate dagli Stati e dagli Organismi internazionali per porre rimedio a tale distruzione, facendo emergere, ove ce ne fosse ancora bisogno, la spirale di perversione per il depredamento del Pianeta Terra.

San Giuseppe Icona ridotta

San Giuseppe il Giusto, Custode del Redentore

Premessa

Attraverso l'Enciclica Laudato si' Papa Francesco ha dato la misura della gravità della situazione attuale sia sul piano ambientale che sociale individuandone la causa nel sistema economico oggi prevalente in occidente e, comunque, di riferimento anche per altre aree del pianeta.
Rispetto ad altri autorevoli rapporti che riflettono preoccupazioni analoghe condividendo, addirittura, le cause all'origine della deprecabile situazione, l'Enciclica assume, però, un carattere... “rivoluzionario”.
In effetti, in contrasto con quanto sostenuto dalla comunità degli economisti addetti ai lavori secondo la quale l'attuale sistema non ha alternative e quindi si tratta al più di correggerne gli eccessi, Papa Francesco, coerentemente con la sua nota affermazione “questa economia uccide” (Evangelii gaudium – 53), invita a cercare altri modi di intendere l'economia.
Né più, né meno!
Nell'opinione corrente la sola alternativa all'attuale sistema economico nel quale i mezzi di produzione sono di proprietà privata (e per questo viene denominato sbrigativamente Capitalismo), è costituita dal Collettivismo, sistema basato sulla proprietà pubblica di tali mezzi di produzione, in conformità all'ideologia Comunista.
Non c'è perciò da stupirsi se l' esortazione del Papa a “cambiare sistema” ha destato non poche preoccupazioni presso ampi strati della società.
All'accusa di aderire all'ideologia “comunista” il Papa risponde: la mia “ideologia” è... il Vangelo!
L'esortazione di Papa Francesco agli esperti va, dunque, così tradotta: cercate un sistema economico, diverso dal Capitalismo e dal Collettivismo, che corrisponda al Vangelo e, quindi, alla Dottrina Sociale della Chiesa, in altri termini un' Economia cristiana.
La sfida lanciata dal Papa agli addetti ai lavori, non facile a prima vista, poteva dunque tradursi, più precisamente, nell'individuazione di un sistema economico che ponga l'uomo e il suo habitat al centro.
Il che significa che il sistema in questione deve avere i vantaggi dei sistemi opposti menzionati e cioè la libera iniziativa privata, propria del Capitalismo, e la piena occupazione permanente, propria del Collettivismo, ma non il grave inconveniente che li accomuna consistente nella mancata sostenibilità ambientale.
Inoltre, essendo assodato che ogni sistema prende piede in funzione dei rapporti di forza vigenti nella società, la sfida del Papa comprendeva anche, come se non bastasse, l'individuazione di una prassi che potesse garantire ai cristiani, e agli altri uomini di buona volontà desiderosi di dar forma ad un tale ipotetico sistema, la forza necessaria per realizzarlo.
Ebbene, per una curiosa o, meglio, provvidenziale coincidenza con la pubblicazione dell'Enciclica, oltretutto inaspettata e perciò considerata come un fulmine a ciel sereno all'interno della Chiesa stessa, è uscito su Amazon.it, a cura del network World-Lab, il libro "La Dignità delle Nazioni" nel quale viene presentato proprio il sistema economico auspicato dal Papa, ma anche la prassi che consente di realizzarlo nella misura in cui tale prassi fa leva sugli inconvenienti di carattere socio-ambientale e sul malcontento che questi provocano in larghi e sempre crescenti strati della popolazione mondiale.
Per chi volesse approfondire l'analisi teorica che ha condotto alla formulazione del sistema in questione e alla derivazione della prassi che consente di realizzarlo rinviamo al libro citato.
In questa sede ci limiteremo a descrivere in termini generali il contesto generale nel quale World-Lab, del quale chi scrive fa parte, si è inizialmente trovato e quali ostacoli intellettuali ha dovuto superare per portare a termine con successo la sua ricerca, anch'essa motivata dalle preoccupazioni socio-ambientali del Papa.
Descriveremo, più in particolare, la menzionata prassi e la sua sorprendente logica, perché è all'adesione a questa che la gente è chiamata e quindi il lettore potrà lui stesso giudicare in che misura si sente disponibile ad adottarla.
Da ciò deriverà una sua personale valutazione sul carattere, realistico o utopico, di tale prassi e conseguentemente potrà concludere se la proposta di World-Lab può rappresentare una concreta speranza o, invece, una mera illusione.

Sua logica

Va detto che, data l'entità della sfida lanciata dal Papa, è normale attendersi che la prassi in questione, la quale è stata denominata da World-Lab: Distretto di Sviluppo Locale (DSL), richieda, per essere individuata, una riflessione molto complessa basata su strumenti scientifici relativamente sofisticati.
È quindi normale che, non appena sveleremo la logica alla base del DSL e non appena apparirà la semplicità di questa, il lettore rimanga spiazzato e, conseguentemente, resti scettico sull'efficacia di tale prassi nel trasformare l'attuale sistema, attraverso la diffusione di tale prassi nella società, conducendo ad un sistema economico come quello auspicato.
Ebbene, il DSL è basato su una grande impresa cooperativa la quale ricalca semplicemente lo schema, a tutti ben noto e da tutti in una qualche misura praticato, dell'auto-produzione domestica, seppur con alcune differenze formali derivanti dalla più ampia dimensione, dando luogo ad una sua forma più evoluta e adatta ai tempi.
In sostanza la cooperativa altro non fa che produrre, nel modo ordinario, beni e servizi di consumo corrente i quali sono acquisiti, a prezzo di costo, esclusivamente dalle famiglie dei soci, siano essi soci lavoratori e utenti o, semplicemente soci utenti.
Questa è la logica del DSL, la quale non differisce affatto da quella della singola famiglia auto-produttrice.
Tuttavia, date le necessarie differenze derivanti dal coinvolgimento di più famiglie, conviene esaminare più da vicino alcune sue caratteristiche.

Principali caratteristiche del DSL

Dimensione

Supera quella della singola famiglia di un “ fattore 100” : il numero di famiglie effettivamente coinvolte in un dato DSL, organizzate in una cooperativa in cui un buon terzo di esse sono rappresentate da un membro socio lavoratore, viene stabilito in fase di implementazione (in quanto dipende, essenzialmente, dalla propensione delle famiglie all'acquisto solidale effettuato a puro prezzo di costo, e dall'entità del ricorso al lavoro a tempo parziale) e può variare da una realizzazione all'altra e anche, leggermente, nel corso del tempo. Tale numero potrà aggirarsi fra le 200 e le 300 famiglie (la dimensione di un piccolo villaggio, virtuale nella fattispecie). Il numero può sembrare elevato e difficilmente raggiungibile. Ma si tratta di un numero raggiunto solo “a regime”, mentre il numero iniziale non supera il centinaio.

Nascita

Il DSL nasce ad opera di un soggetto Realizzatore ad esso esterno.
Questo si compone di due figure: un Patrocinatore (Ente morale, possibilmente una Parrocchia, che chiama a raccolta le famiglie, come detto rappresentate nella cooperativa da un loro membro) e un Attuatore (impresa o consorzio di imprese che procura le strutture produttive di proprietà terza, privata o pubblica, prese in affitto dalla cooperativa e, a tal fine, offre servizi di accompagnamento agli investitori proprietari, il che rappresenta il suo core business). Le due figure operano in convenzione.
Il Realizzatore rappresenta il motore della diffusione dei DSL.
Con la diffusione dei Distretti, in effetti, il Patrocinatore “evangelizza” e l'Attuatore amplia il suo mercato, contribuendo così entrambi al compimento della loro mission.

Tipologia e gamma di produzione

Come la famiglia auto-produttrice, la cooperativa produce beni e servizi di consumo famigliare corrente compatibili con una produzione di piccola scala.
Diversamente dalla famiglia auto-produttrice, la sua gamma di produzione è molto ampia e comprende la produzione agricola e le trasformazioni agroalimentari nonché i servizi alle persone e alle cose (alloggi, mezzi di trasporto). Essa è comunque prefissata e fa del DSL un soggetto “standard”, il che facilita la sua diffusione.

Ubicazione delle unità di produzione

Un Polo urbano, ubicato in prossimità dei luoghi di residenza delle famiglie associate, raccoglie i servizi (mini-market, parrucchiere, autofficina, lavanderia...), mentre un Polo rurale raggruppa le produzioni di beni, cioè le attività agricole (colture e allevamenti) e le trasformazioni agroalimentari (panificio, caseificio, conserve...).

Destinazione della produzione

Come la famiglia, la cooperativa destina la produzione unicamente alle famiglie associate (le quali costituiscono, sotto l'aspetto unicamente produttivo, una “grande famiglia” o una sorta “kibbutz non residenziale”). L'insieme delle famiglie della cooperativa in termini di quota della forza lavoro complessivamente impegnata nell'auto-produzione può essere paragonato ad una famiglia di due adulti occupati di cui uno dedica all'attività di auto-produzione, in ragione della produttività del lavoro in quest'ambito, solo la metà del suo tempo lavorativo.

Effetti del DSL sull'economia

Veniamo ora agli aspetti che possono essere fonte di scetticismo presso il lettore riguardanti gli effetti che una tale prassi può avere sul sistema attuale.
Scetticismo comprensibile, non fosse per il fatto che, essendo la logica del DSL così simile a quella della famiglia auto-produttrice, è assai incredibile che gli esperti, che praticano quotidianamente un tale schema nella loro stessa famiglia, non l'abbiano proposto prima.
Vediamo subito.

Occupazione generalizzata

È assai diffuso presso gli addetti ai lavori nell'ambito delle iniziative di creazione d'impresa, il pregiudizio secondo cui l'avvio di nuove produzioni non innovative (panificio, parrucchiere...), né in termini di prodotto né di processo, come è il caso del DSL, non comporti, a livello macroeconomico, alcuna creazione di occupazione aggiuntiva.
Questo in quanto alla nuova occupazione corrisponde una analoga diminuzione dell'occupazione presso le imprese preesistenti operanti negli stessi comparti e quindi il saldo occupazionale nell'economia risulta nullo.
Le origini di un tale radicato pregiudizio, al quale sembra umanamente impossibile sfuggire, vanno ricercate in un altro pregiudizio “a monte”, ampiamente diffuso e ben metabolizzato presso la totalità della popolazione, consistente nell'idea secondo la quale l'economia è costituita solo dal mercato (o, se si preferisce dal Paradigma dell'Eteronomia, o “produzione per terzi”) e coincide, di fatto, con esso (tutti gli altri fatti economici essendo reputati di pertinenza, secondo i casi, di una fredda pianificazione oppure frutto di relazioni sociali diverse che affondano le loro radici nella generosità o nelle convenzioni sociali legate alla tradizione e al folclore).
Il fatto che un tale duplice pregiudizio aleggi in questo contesto significa, più precisamente, che quanto sopra affermato e dato per scontato, e cioè che la creazione di occupazione netta addizionale necessita di innovazione, è vero, ma solo se si rimane all'interno della “bolla”, confinata al detto Paradigma, frutto del pregiudizio stesso.
Vedremo però che restare nella “bolla” del Paradigma dell'Eteronomia significa ostinarsi a camminare su un marciapiede pieno di buche che costringe il passante (l'accompagnatore alla creazione d'impresa, nella fattispecie) a piccole e grandi acrobazie per scovare domanda solvibile inevasa a cui rispondere con “innovazione di prodotto” o evasa in maniera insoddisfacente per rispondervi in maniera competitiva con “innovazione di processo”.
Ma l'Economia, da giugno 2015 con l'uscita del libro “La Dignità delle Nazioni”, prevede un altro Paradigma, prima... totalmente ignoto!
Si tratta del Paradigma dell'Autonomia cioè della “produzione per sé” o “auto-produzione”.
Auto-produzione che, si badi bene, non è solo quella domestica, cioè attuata da un singolo nucleo famigliare, ma comprende anche quella attuata da una piccola collettività di nuclei famigliari che operano alla stregua di una sola “grande famiglia”, tipo kibbutz (non residenziale) per intenderci, o addirittura più grande come una collettività pubblica.
Il primo risultato, teorico, è che tale Paradigma, assieme al precedente, circoscrive finalmente l'intero ambito dell'Economia (mostrando che il Mercato, alla base del sistema Capitalista, altro non è che una modalità economica nell'ambito di uno dei due Paradigmi).
Ma c'è anche un nuovo risultato pratico , oltretutto assai importante in quanto suscettibile di avere un impatto, positivo, sulla vita di tutti noi in un futuro non lontano.
Ebbene, la novità, come ben mostrato da World-Lab e come vedremo subito, consiste nel fatto che se le menzionate attività non innovative vengono avviate in questo secondo contesto esse... creano occupazione aggiuntiva!
Il Paradigma dell'Autonomia è, insomma, un altro “marciapiede”, per restare nell'allegoria, oltretutto privo di buche.
Tale“marciapiede”, situato all'altro lato della strada, può dirsi una scoperta del “pensiero laterale” che assomiglia, francamente, alla scoperta... “dell'acqua calda” ma che, come questa, può comunque essere di grande utilità (il che non fa onore agli economisti, premi Nobel inclusi, tanto brillanti nel saltar le buche, più a parole che nei fatti, quanto miopi, questo si, da non vedere il marciapiede perfettamente praticabile situato sul lato opposto della strada, né di sospettarne la presenza).
Se la menzionata novità dovesse rispondere al vero, e vedremo subito con un piccolo esempio che lo è senza bisogno di leggersi l'estesa argomentazione di World-Lab, per gli accompagnatori alla creazione di impresa questo comporterebbe non solo la fine dei loro grattacapi ma anche la scoperta di un “giacimento occupazionale” sorprendentemente grande, di fatto esteso alla... totalità delle risorse umane involontariamente inattive del sistema.
Tutto ciò sorprende perché significherebbe che si può raggiungere la piena attività permanente nel sistema “semplicemente” creando imprese, oltretutto identiche fra di loro (dato che rispondono tutte alla stessa domanda in quanto ogni gruppo auto-produttore esprime gli stessi bisogni degli altri gruppi e a tali bisogni, come gli altri, risponde con la propria produzione): imprese identiche e quindi ...”clonabili”.
Una cosa finora reputata inaudita (sempre per via del preconcetto, ben radicato, di una coincidenza fra economia e Mercato, un mondo, questo, dove la piena occupazione, lungi dall'essere una “benedizione” è... una iattura!).
Eppure si, è così.
Certo, non è che, nella realtà, tutta l'inattività involontaria del sistema venga assorbita direttamente dalle menzionate imprese (DSL).
Ma la diffusione capillare di queste sul territorio (in risposta, da un lato, ad una domanda di occupazione e, dall'altro, di beni e servizi acquisibili a prezzi convenienti e prodotti nel rispetto, accertabile, della salute umana ed ambientale) portano assai vicino all'obiettivo e gli effetti quasi automatici che seguono fanno il resto.
Trattasi però di imprese (occorre ripeterlo?), ben diverse rispetto a quelle, monotematiche, del contesto concorrenziale (non fosse altro per il fatto che esse producono tutto, e solo, ciò che serve alle famiglie dei soci e non oltre... semmai meno di questo: se qualche famiglia del gruppo auto-produttore dovesse rimanere senza pane, si rivolgerà al negozietto sotto casa... la risposta esaustiva alla domanda interna è un obiettivo ma non è la priorità e, men che meno, lo è una qualunque idea, velleitaria quanto assurda... di autarchia).
Lo diciamo in quanto, per esperienza, non appena si accenna all'auto-produzione che non sia quella attuata dalla “brava casalinga”, fosse anche auto-produzione di solo pane, scatta subito nella mente dell'interlocutore, compresi quelli che rivestono importanti incarichi sociali, l'obiezione... dell'autarchia!
Segno evidente che il tarlo dell'Eteronomia ha oramai lasciato una traccia indelebile nel genoma della nostra specie, al punto che oggi il bipede umano non è in grado di identificare null'altro nella gamma, pur variegata, dei fatti economici.
La possibilità di raggiungere la piena attività permanente è sicuramente una positiva evenienza, anche se, sempre a causa del pregiudizio menzionato, alquanto inaspettata e utopica.
Eppure dovrebbe essere considerato oramai assodato il fatto che l'inattività involontaria non sia un fenomeno inevitabile, come oggi ci viene raccontato (soprattutto dopo un secolo di Collettivismo diffuso nella metà delle terre emerse del pianeta dove perfino l'inattività volontaria era stata eliminata), bensì una peculiarità delle economie “Tutto Mercato” considerate le più “evolute” (un loro “fiore all'occhiello”, verrebbe da dire, dato che un certo tasso di disoccupazione è considerato decisamente auspicabile da molti economisti, un “vezzo” a cui mai rinuncerebbero...né il capitale gradirebbe la scomparsa di un tale “esercito industriale di riserva” di marxiana memoria).
Certo la soluzione collettivista, or ora menzionata, alla disoccupazione equivale ad aggredire una zanzara a colpi di “bazooka” (una pezza peggiore dello strappo).
Ma lo “spray” proposto da World-Lab, il Distretto di Sviluppo Locale, raggiunge lo stesso risultato senza effetti collaterali, quanto meno quelli negativi.
Insomma, per farla breve, stando a quanto fin qui argomentato sembrerebbe che una “scoperta” tutto sommato banale, accessibile ad una casalinga ma non ai premi Nobel, una sorta di “uovo di Colombo” che emerge scombinando le regole del gioco (poste da non si sa chi), sia in grado di farci vedere la realtà economica e sociale, cioè quella che più ci tocca, con occhi nuovi ed ingenui come quelli del bambino che esclama: il re è nudo! Sarà mai possibile tutto ciò?
Vediamo subito.
La verità di quanto finora esposto si può vedere cominciando con un esempio che, per facilità espositiva, riguarderà l'auto-produzione domestica, messa in atto da un singolo nucleo famigliare (dove l'attività, non essendo remunerata, viene difficilmente assimilata, chissà perché, alla “vera occupazione”).
Dopo di che si vedrà, comunque, come le conclusioni possano facilmente estendersi al caso dell'auto-produzione collettiva, del tipo DSL per intenderci.
L'esempio che faremo intende provare che il mutualismo (cioè l'auto-produzione nelle sue diverse forme ovvero, in senso lato, la “produzione per sé”) e il mercato (cioè la “produzione per terzi”) sono due “mondi” paralleli, nel senso che la crescita (in termini di produzione e occupazione) in uno dei due “mondi” non avviene necessariamente a scapito dell'altro ed anzi, in determinate condizioni (in particolare se nell'economia vi sono risorse umane involontariamente inattive, un iceberg del quale la disoccupazione rappresenta solo la punta), la crescita in uno dei due “mondi” può tradursi in una crescita netta per l'intera economia.
È così che se una giovane mamma, che volendo svolgere per bene il suo ruolo si trova a fare la casalinga, decidesse di fare in casa il pane corrispondente al consumo domestico, ciò comporta una crescita (seppur piccola) nel “mondo” dell'auto-produzione al quale parrebbe corrispondere, almeno in prima battuta, una analoga decrescita nel “mondo” del mercato.
Ma è anche un fatto che il risparmio corrispondente alla mancata spesa relativa al pane può tradursi, per la famiglia della casalinga, in una nuova spesa, e corrispondente crescita, in un diverso comparto del mercato, ad esempio quello del cinema, crescita che si può ipotizzare mediamente analoga alla decrescita nel comparto della panificazione. Cosicché, con riferimento all'intera economia, dato che alla menzionata crescita nel “mondo” dell'auto-produzione corrisponde, sul mercato, un semplice trasferimento di attività dal comparto della panificazione a quello della cinematografia, se ne può concludere che i due “mondi” possono dirsi paralleli e che la crescita nel “mondo” dell'auto-produzione corrisponde ad una crescita, di attività e di produzione, netta aggiuntiva nell'intera economia (che solo gli economisti fingeranno di non vedere... birichini!).
Quanto detto con riferimento all'esempio sembra valere, a semplice lume di logica, anche con riferimento a contesti auto-produttivi più ampi, come il Distretto di Sviluppo Locale (DSL), seppur con effetti accresciuti di un “fattore cento”, dato che l'insieme delle famiglie associate alla cooperativa del DSL possono essere viste, sotto l'aspetto della produzione e consumo, come una “grande famiglia”.
Resta il fatto che la situazione è, in questo secondo caso, più variegata e quindi meno accessibile all'intuizione sia in termini di gamma di beni e servizi auto-prodotti, sia in termini di distribuzione del reddito famigliare complessivamente liberato nelle varie famiglie di soci lavoratori utenti e di soci utenti sia, infine, in termini di trasferimento di spesa dai comparti interessati dall'auto-produzione ad altri comparti che restano di pertinenza del mercato.
Tale analisi, da cui si deduce che anche in tal caso vi è creazione aggiuntiva di occupazione nel sistema, è riportata in dettaglio nel libro di World-Lab.
Qui conviene, invece di ripetere interamente tale analisi, vedere la cosa da un altro punto di vista, più sintetico ma di validità non meno generale e forse più eloquente.
Dovendo dunque valutare gli effetti occupazionali di un circuito di produzione-consumo messo in atto nell'ambito di un DSL non resta che esaminarlo nei suoi due aspetti. Cominciando dal secondo, il consumo, ci si può chiedere quale può essere il motivo che spinge le famiglie consumatrici ad acquisire i beni e servizi prodotti nelle unità del DSL. E la risposta più immediata è che tale motivo risiede in un rapporto prezzo/qualità favorevole. Questo vale in particolare per le famiglie dei soci utenti in quanto quelle dei soci lavoratori utenti possono essere motivate anche dal fatto che i loro acquisti contribuiscono a sostenere il circuito economico in atto e, con esso, l'occupazione dei propri membri. Passando all'aspetto della produzione ciò significa che il Realizzatore del DSL, ha dato vita ad una impresa in grado di meglio rispondere ad una domanda già precedentemente evasa. La realizzazione di una tale performance, sul mercato (la “bolla” in cui tutti siamo rinchiusi), richiede una “innovazione di processo” (un elemento raro al punto che di solito si preferisce raggiungere l'obiettivo per vie meno 'nobili', cioè degradando l'ambiente o abbassando la qualità dei prodotti dando luogo a quello che nel mondo anglosassone viene detto in gergo “mercato dei limoni”, dove “limoni” sta per “bidoni” o “pacchi”).
D'altronde si sa che nel mercato il prodotto cattivo tende a scacciare quello buono, e così i prodotti buoni si concentrano in poche nicchie accessibili solo ai “ricchi creduloni”.
Comunque sia, la realizzazione della detta performance, che sul mercato richiede la presenza di una “innovazione di processo”, è una condizione alla quale viene fatta universalmente corrispondere una creazione netta aggiuntiva di occupazione nel sistema.
Il che prova che il DSL, che realizza la stessa performance, sicuramente senza abbassare la qualità essendo la trasparenza e l'accertabilità della qualità una peculiarità esclusiva del contesto auto-produttivo, seppur in un modo non convenzionale, attraverso un semplice cambiamento di Paradigma (“innovazione paradigmatica”... o riscoperta della “ricetta della nonna”?) comporta anch'esso occupazione netta aggiuntiva nel sistema, c.v.d. (come volevasi dimostrare).
A questo punto possiamo ritenere di aver fornito sufficienti elementi per provare che la via dell'auto-produzione rappresenta un “marciapiede senza buche” sul quale chi vuole contribuire a creare occupazione nel sistema si può tranquillamente incamminare.
Ciò si è visto con l'esempio semplice, e forse un po' troppo semplicistico, della casalinga che auto-produce pane per la sua famiglia ma è poi stato confermato considerando il DSL stesso.
Nel qual caso le attività interessate, oltre a coprire l'intera gamma di quelle congeniali al contesto auto-produttivo sono, altresì, totalmente monetizzate obbligando in tal modo anche gli economisti a registrarle e ad incorporarle nel PIL, previo aggiornamento dei loro strumenti contabili attualmente inadeguati all'auto-produzione considerata estranea all'economia e forse più pertinente, come detto, al folclore (oggi se un datore di lavoro sposa la cameriera, prima regolarmente assunta, il PIL cala: il matrimonio... nuoce al PIL?).
Se si pensa che oggi in TV si assiste ad una continua danza propiziatoria (una sorta di “danza della pioggia” dei nostri tempi) per la crescita (meglio sarebbe chiamarla mala-crescita) e cioè per un aumento di qualche “zero-virgola” del PIL e se solo si pensa che questo indicatore centrale dell'economia cala, sorprendentemente, come visto, in presenza di avvenimenti fausti e cresce a seguito di incidenti stradali, cioè di avvenimenti infausti, c'è da chiedersi in che mondo vivono i tanto apprezzati “consiglieri del principe”!
Per fortuna che oggi gli studenti di economia, organizzati nel movimento rethinking economics, si stanno ribellando, rifiutandosi di studiare teorie economiche che nascondono la loro pochezza in fiumi di formule matematiche (la “ciarlataneria matematica” denunciata da Keynes non è mai morta, anzi) per poi fare a pugni con la cruda realtà.

Ambiente

Se la possibilità di realizzare la piena attività permanente può sembrare un “bel sogno che diventa realtà”, il fatto che questo possa avvenire non tanto attraverso una “mala-crescita” bensì attraverso una “buona-crescita” che, oltretutto, riduce l'impronta ecologica dell'umanità sull'ambiente non è un sogno da meno .
Il fatto poi che l'avvio di un tale processo metamorfico del sistema possa essere avviato dalla società civile, lascia ben sperare (anche se un occhio di riguardo rispetto a tale dinamica da parte della politica, su scala regionale o addirittura comunale, è sempre il benvenuto).
Venendo ai benefici effetti ambientali evocati essi sono sostanzialmente dovuti al ricorso all'auto-produzione la quale è per natura “localizzata”, cosa più che evidente con riferimento a quella domestica, e comunque mai industrializzata, e dunque l'impatto sull'ambiente delle attività svolte in ambito mutualistico è globalmente inferiore e talvolta (es. agroalimentare) incomparabilmente inferiore a quello corrispondente alle stesse attività svolte sul mercato assieme a quelle, ad esse necessariamente congiunte (trasporti, conservazioni, imballaggi e relativi smaltimenti).
Cosicché una crescita nel “mondo” dell'auto-produzione può tradursi non solo in una analoga crescita per l'intera economia ma anche in una decrescita dell'impatto dell'attività umana sull'ambiente.
Quando si parte con il piede giusto...
In altri termini potenziando il mutualismo negli ambiti ad esso congeniali, e potendo altresì contare sulle attività indotte da una tale dinamica (con particolare riferimento alla conversione dell'apparato produttivo dalla dimensione industriale a quella artigianale, paragonabile in dimensione ad una sorta di “ricostruzione post-bellica” economicamente sostenibile, cioè che non necessita di denaro pubblico), si può accrescere la produzione fino al raggiungimento della “piena attività permanente” (considerata dagli economisti del mainstream come una prerogativa dei sistemi collettivisti, pagata con perdita della libertà della quasi-totalità della popolazione) riducendo nel contempo l'impronta ecologica (un exploit quest'ultimo realizzato, assieme alla piena attività permanente, dalle economie islamiche con la perdita della libertà della “sola” metà della popolazione, quella femminile).

Riflesso sul mercato

La riappropriazione da parte del mutualismo, grazie ad adeguati soggetti quali il DSL, dello spazio economico ad esso congeniale, spazio che nella Tradizione era occupato dall'auto-produzione domestica comporterebbe in occidente un contro-esodo del mercato dall'ambito dei beni di consumo finale a quelli della produzione di beni e servizi di consumo intermedio (materie prime, semilavorati ed altri input di produzione), delle attrezzature produttive e delle infrastrutture, tutti ambiti produttivi nei quali la domanda non può essere gonfiata artificialmente, inducendo il consumo compulsivo (una malattia assai grave, anche se denominata simpaticamente “fare shopping”) attraverso una pubblicità imperniata su strumenti violenti di persuasione occulta.
Questo a livello macroeconomico, cioè dell'economia nel suo insieme.
A livello microeconomico, cioè al livello delle singole aziende, ve ne saranno una parte che vedranno la domanda ad esse rivolta aumentare, altre diminuire fino a spingerle a chiudere.
Per quanto riguarda le prime esse dovranno assorbire manodopera, impresa non facile in un trend che va verso la piena occupazione.
Come ben spiegato nel libro di World-Lab, a cui si rinvia, ciò condurrà al sistema partecipativo in sostituzione di quello salariale in quanto le condizioni saranno riunite affinché ciò avvenga, sia dal lato delle imprese che dal lato dei lavoratori.
Per quanto riguarda le seconde, se si tratta di grandi industrie è giusto che seguano il loro destino di fronte ad una realtà che cambia (dovremmo essere avvezzi alla “distruzione creativa”, oppure vale solo quando il grande distrugge il piccolo?).
Per quanto riguarda, invece, quelle di dimensione artigianale, molte delle quali già sono caratterizzate da un profitto negativo e sopravvivono per il fatto che il titolare presta la sua opera ed usa spazi attrezzati di sua proprietà (esso vive di stipendio e affitto erosi dal profitto negativo) verrà spontaneo che questi dia in affitto lo spazio produttivo ad un DSL e continui ad operare al suo interno come formatore-tutore (sicuramente il suo reddito globale aumenterà così come l'utilità sociale del suo lavoro senza sottovalutare la serenità che tutto ciò può comportare).

Pedagogia

Una cultura d'impresa generalizzata implicata, da un lato, dall'avvento del sistema partecipativo nelle imprese del mercato e, dall'altro, dalla diffusa partecipazione ai DSL (quantomeno come utenti per una parte della sua gamma di produzione) porta la società ad essere pronta per una democrazia più partecipativa (democrazia diretta o referendaria).

Conclusione

La massima del terzo millennio dovrà essere “più mutualismo, per lavorare tutti e meno, per vivere tutti meglio (salvo un'esigua minoranza di psicopatici che mirano a diventare “i più ricchi del cimitero”), nella dignità e in un contesto sostenibile”.

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